Un po’ di niente

Uno dei momenti elettrizzanti del mio viaggio fu esser chiamato “Pamplinas” dagli spagnoli. Era il soprannome con il quale ero noto là. Solo di recente ho scoperto cosa vuol dire “Pamplinas”, in una apparizione in TV al programma Garry Moore, di cui ero ospite con José Greco. Mentre il grande ballerino di flamengo stava provando, gli chiesi di tradurre quella parola in inglese. Non ne fu capace, ma ne parò animatamente per dieci minuti con il suo manager e i membri della troupe.

Tutto questo in spagnolo, che capisco quanto il giapponese. Alla fine Greco si girò verso di me e mi disse: “In inglese, Pamplinas vuol dire un po’ di niente“.

“Un po’ di niente!”, esclamai. “Non potevano chiamarmi un pezzettino di qualcosa? Già quello sarebbe stato brutto. Ma un po’ di niente! In fin dei conti…”.

Greco disse che mi stavo sbagliando. Mi spiegò: “E’ il complimento più bello che potessero farti i miei connazionali”. Riuscii solo a replicare: “Sara, forse perde qualcosa nella traduzione”.

Il mio soprannome francese, “Malec”, anche per il quale non esiste una traduzione letterale in inglese, vuol dire più o meno la stessa cosa: “il buco nella ciambella” o “un foglio di carta bianco”.

[Buster Keaton, Memorie a rotta di collo, Feltrinelli 2018]

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