La maledetta

L’unica volta che Giustino Zazzara ha viaggiato indietro nel tempo è stato lì troppo indeciso sul da farsi che non ha saputo in definitiva come approfittarne. È successo di domenica pomeriggio quando era seduto sulla seggiola dove di solito passa il tempo della digestione, mentre attorno i figli e i nipoti seguono alla televisione i risultati delle partite di campionato. Era quindi domenica, c’erano le partite, quasi al novantesimo minuto, Giustino se n’è tornato al venerdì, quando, per dire, avrebbe potuto giocare la schedina con i risultati già in tasca. Ma niente, era un po’ rintontito, preso da altro, forse da quel timore di non saper gestire la situazione dei viaggi indietro nel tempo, come il non modificare le linee temporali e gli avvenimenti e quelle cose lì che si dicono nei film; e dunque non se l’è sentita di muovere nemmeno un dito. È rimasto quindi seduto sulla seggiola tutto il tempo necessario, immobile e in silenzio, aspettando che dal passato se ne tornasse al presente nel momento esatto in cui era tornato nel passato, in sovrapposizione di stati con se stesso, se così si può dire da un punto di vista fisico. Poi, una volta finito il viaggio, Giustino s’è guardato attorno, un po’ confuso, perché i viaggi nel tempo danno una specie di giramento di testa; ha poi pian piano ripreso possesso dei sensi; ha riconosciuto prima i figli, dopo i nipoti, mettendogli a ognuno di loro i nomi che gli appartenevano, Pino, Carmela, Ernesto, Iolanda, e appresso anche gli altri; e poi dopo s’è messo a osservare i movimenti di una donna che di là in cucina s’affaccendava a mettere in ordine, Quella lì purtroppo è mia moglie, ha pensato, ma non si ricordava come nominarla, perché erano anni che non lo faceva, Che fastidio mi dà, schiatterà dopo di me, la maledetta, s’è detto rammaricato fra i denti. Questo particolare lo sapeva per certo perché una volta, seduto dalla sua seggiola dove di solito passa il tempo della digestione, aveva viaggiato nell’altro verso, cioè al futuro, e lì nel futuro c’era la moglie che era tutta presa dall’organizzazione del suo funerale; e si ricordava come chiamava i parenti dal telefono che man mano arrivavano come dei vermetti silenziosi a fargli visita; e la maledetta li chiamava e richiamava come se quella popolazione di vermetti non avesse mai fine, per dire loro che Giustino era morto, ma morto felice, anche se a lui non risultava quel sentimento di felicità. La maledetta era comunque il modo in cui Giustino Zazzara rinominava la sua seconda moglie. 

[Francesco Marsibilio]  

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