La volta buona

Sabatino di Domenico era al telefono quando mi sono nascosto alle sue spalle per sentire quello che aveva da dire. All’inizio credevo fosse una telefonata di lavoro, mentre poi mi sono presto dovuto ricredere visto che da un certo momento andava dicendo più meno queste parole.

L’altro giorno ero a fare la spesa al supermercato. Il supermercato dove vado io sta proprio sotto casa ed è aperto fino a mezzanotte, ma io ci vado quando è ingolfato di gente perché è pieno di femmine di tutte le età che ci vanno per guardare i maschi soli o per meglio dire disponibili come me. Ti guardano come fai la spesa, e da lì cercano di capire se sei una persona affidabile, da maritare, in sostituzione di quello che gli è morto o che gli è scappato a Santo Domingo a godersi la pensione di invalidità sul culone tondo di una mulatta con le treccine. Io allora metto nel carrello la frutta, la verdura, la carne bianca, il latte, lo yogurt, il parmigiano stagionato, la farina per i dolci, i tranci di tonno. Poi però all’ultimo momento, poco prima di andare via, sai che faccio? poggio tutto su uno scaffale a caso e prendo solo quello che mi interessa, tipo la birra in lattina e il tonno che se lo pescano da qualche parte nell’acqua salata per me è già una gran cosa. Ci sto delle ore, al supermercato, me la prendo comoda, mi rinfresco se ho voglia di rinfrescarmi, mi riscaldo se ho voglia di riscaldarmi, e se mi viene fame mangio le crocchette di patate, o le olive all’ascolana, o un semplice panino con la mortadella, che me lo preparano al banco, poi lo prezzano e poi dopo lo chiudono in una busta sigillata con lo scontrino, dopo loro dicono Grazie, io rispondo Grazie, e loro ancora dicono Grazie, fidandosi di un certo rapporto col consumatore, che però tradisco, visto che io dopo tutti quei grazie mi indispongo e vado in qualche angolino del supermercato poco frequentato e comincio a darci delle morsicate, al panino, se si tratta di un panino, che comunque nel giro di due minuti è come se non fosse nemmeno mai esistito. Ieri, in quell’angolino, apro una parentesi, c’ho visto uno zingaro che mangiava delle alici tirandole fuori dal barattolino con le dita. Oh, ma che fai? gli ho detto, non vedi che ungi tutto il pavimento? E lui mantenendo gli occhi fissi su di me come se temesse l’arrivo di una pedata s’è chinato e ha passato le dita, la punta delle dita, sulle gocce di olio cadute sul pavimento, leccandosele di gusto e pensando così di essersela cavata. Allora io in quell’attimo gli ho tirato un calcio, che però se l’aspettava, cosicché non gli ha fatto molto male, e l’ho scacciato come si fa con i piccioni, cioè sbraitando e battendo le mani. Perché zingari e piccioni parlano più o meno la stessa lingua e non so perché hanno in comune anche la fobia degli applausi. Questo ieri. Chiusa parentesi. Mentre l’altro ieri la questione al supermercato è stata un’altra, ero da poco entrato e il mio carrello all’improvviso ha cominciato a cigolare  e di conseguenza tutte si sono voltate per guardarmi. Al che io Smettila!, gli dicevo al carrello, Smettila di cigolare, figlio di quella puttana di carrello che è tua madre, questo però l’ho soltanto pensato, ma gli ho mollato eccome un pugno su quell’affarino che prende le monete. Allora una signora mi s’è fatta vicina, era una bella signora, forse un po’ anziana, ma si vedeva che tempo fa era stata proprio una bella donna, tutta ingioiellata al collo e ai polsi. Oggi le chiamano gilf, belle donne mature dalla pelle grinzosa, milf sono le mamme che uno si vorrebbe fare, gilf invece sarebbero le nonne che uno si vorrebbe fare. Insomma, che vuole da me questa gilf? Vuoi vedere che oggi è la volta buona? E la guardo anche un po’ sorpreso e un po’ emozionato, perché mi mette la sua mano venosa sulla mia, e dopo, inondandomi di un profumo alle rose che le usciva dalla sottana come lo smog da una marmitta malandata ferma a un semaforo, mi si fa vicinissimo all’orecchio per dirmi qualcosa. Forse vuol dirmi una maialata, penso io, che avremmo dovuto sentire evidentemente soltanto io e lei, e un brivido mi è salito lungo la schiena fino al collo. Ecco che quando mi sento il suo fiato anziano sull’orecchio mi dice però con una vocina che sembra provenire da un posto lontano almeno un kilometro che con quel mio modo brusco di fare non si ottengono grandi risultati con i carrelli, che anche il suo carrello un attimo fa cigolava, Ma senta ora, e spinge due o tre volte avanti e indietro il suo carrello per darmi una dimostrazione del risultato, Senta ora, adesso non cigola più. A quel punto io l’ho guardata corrucciato come uno che stava per chiederle se si prendeva gioco di me, ma le parole non mi sono uscite per intero e mi è scappato al contrario un sorrisetto che lei ha interpretato come una specie di ringraziamento, tanto che dopo lei, credendomi interessato al metodo, si è messa a indicare qualcosa nel suo carrello, e mi ha confessato che per farlo star buono, al carrello, gli aveva promesso dei cioccolatini, dopodiché ha smesso di cigolare all’istante. Ma quando dopo la gilf si è allontanata zoppicante a mo’ di veterano della prima guerra mondiale con una gamba di legno, tutta fiera d’avermi trasmesso un insegnamento di vita, ho cercato in quel momento di capire da un’altra prospettiva se era davvero una gilf. Però mi sono distratto di nuovo, perché quando era a circa un metro, un metro e mezzo da me, ho sentito con le mie orecchie che non era per niente vero quello che diceva a proposito del suo fottuto carrello urlatore, che infatti ripartendo s’è messo a cigolare eccome, cigolava di brutto come dei cardini di una porta baldracca in calore. E poi quando l’ho rivista alla fila delle casse, la vecchia, mi sono accorto che oltre ad avere problemi di deambulazione, aveva da reclamare, a voce alta ‘sta volta, non so quanti bollini di spesa per ricevere in regalo una teiera informe che mi ricordava uno di quei orinatoio a muro che si vedono negli autogrill, e poi per non farsi mancare niente portava avanti, a spezzoni di frasi e concetti, con la signora che le stava dietro, un discorso strano a proposito del fatto che a settembre avrebbe dovuto iscrivere il suo gatto grigio di cento anni alla scuola d’infanzia per bambini perché ricevesse un’educazione come dio comanda. La vecchiaccia, soltanto a quel punto ne ero talmente sicuro che avrei potuto scommetterci sopra, era al livello minimo di attrazione per i miei gusti personali. E anche ieri, per concludere, non è stata la volta buona per me al supermercato.

Dopo Sabatino di Domenico s’è allontanato per parlare con più riservatezza. Infatti teneva la mano davanti alla bocca, incuriosendo ancor di più me e gli altri che c’eravamo radunati come adepti per ascoltarlo, e così con chi stesse parlando non s’è però mica capito.  

[Francesco Marsibilio]

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