In tre secoli

“Un popolo vero crea il suo genio dalla sua terra, dal sole, dal mare, dai campi, è così che impara a conoscere bene se stesso. Ma gli Ebrei no, gli Ebrei non hanno terra.”
“Tranne Israele”
“Bah.. non son Ebrei”
“Certo che lo sono”
“Osserva bene gli israeliani, la loro è una società secolarizzata. Non gli serve più l’ebraismo perché hanno la terra. Mentre il vero ebreo è un girovago, è un nomade, non ha radici non ha nessun legame perciò universalizza ogni cosa. Non sa piantare un chiodo né arare un campo. L’unica cosa che sa fare è comprare, vendere, investire capitali, manipolare i mercati. Capisci cose tutte mentali. Lui prende la vita di un popolo, radicata nella terra e la trasforma in questa cultura cosmopolita, basata sui libri, sui numeri, le idee.. capisci? È quella la sua forza. Tu prendi le più grandi menti ebree.. Marx, Freud, Einstein che cosa ci hanno dato? Il comunismo, la sessualità infantile e la bomba atomica. Esattamente in tre secoli, il tempo che hanno impiegato per venire fuori dai ghetti d’Europa ci hanno strappato da un mondo di ordine e ragione per scaraventarci in un caos fatto di lotta di classe, istinti irrazionali, relatività. Dentro un mondo in cui anche l’esistenza stessa della materia è messa in discussione. Perché? Perché l’impulso più profondo dell’anima ebraica è di tirare il tessuto della vita finché non rimane altro che un velo. Non vogliono nient’altro che il nulla. Il nulla senza fine”.

[The believer, 2001]

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