Seulle

Quest’oggi soffia un vento leggero fra le colline della Côte-d’Or, troppo leggero per muovere i tralci dei bassi vigneti dell’Hospices de Beaune, comunque perfetto per spazzare gli avanzi di logica annidati fra le pieghe del cervello. Insomma il clima adatto per camminare fra i muretti a secco che delimitano i domaine della Borgogna, geometrie variabili che si accendono quando il sole sbuca fra le nubi, fazzoletti di terra rugginosa e gentile, dal «gusto di una zuccherosa pera ruggine» come appunta Henry James durante il suo “Breve viaggio in Francia”.
L’Hospices de Beaune è un cosa difficile da spiegare. Se per esempio chiedete a un abitante del paese vi indicherà lo strabiliante Hôtel-Dieu, un antico ospedale per i poveri costruito a Beaune nel 1443. Se lo chiedete all’impiegato del Marché aux vins vi dirà di attraversare la strada e partecipare all’asta che una volta l’anno, dal 1856, vede passare i migliori vini della Borgogna. Entrambi comunque, l’abitante del paese o l’impiegato del Marché aux vins, vi faranno due nomi: Nicolas Rolin e Guigone de Salins. L’abitante, riferendosi ai fondatori dell’ospedale. L’impiegato pensando al Cuvée Nicolas Rolin e al Cuvée Guigone de Salins, due vini difficili, all’inizio un po’ chiusi, ma potenti e mai banali.
Nicolas Rolin è il cancelliere del duca di Borgogna Filippo il Buono. Guigone de Salins è sua moglie. Nel 1443 Nicolas Rolin ha 67 anni, età di tutto rispetto per un uomo che vive «l’autunno del medioevo» di Johan Huizinga. Poi certo, la Borgogna è uno degli stati più ricchi ed eleganti d’Europa e Nicolas è uno degli uomini più facoltosi e potenti della Borgogna, ma l’aspettativa di vita è bassa, anche per un uomo facoltoso e potente che vive in uno stato ricco ed elegante. Insomma il cancelliere sente approssimarsi la fine e il 4 agosto di quell’anno, sul sagrato della Collegiata di Beaune, legge ai presenti l’atto di fondazione del suo ospedale per i poveri: «e dispongo che i poveri di entrambi i sessi, infermi o denutriti, siano accolti, sfamati e curati a spese del detto ospedale, fino a quando non torneranno in salute o saranno convalescenti, così che altri poveri infermi, se ve ne saranno, possano prenderne il posto».
Cioè Nicolas Rolin vuole mettersi in regola, ha ricevuto moltissimo dalla vita e adesso è tempo di restituire un po’ della fortuna accumulata. Certo, qualcuno dei presenti sul sagrato penserà: ma che discorsi sono? vuole comprarsi la salvezza dell’anima? Esattamente. Non solo la sua, anche – e soprattutto – quella di Guigone. Che lui ama.
Senza Guigone si tratterebbe di un’opera di carità concepita da un uomo pragmatico che sa come stare al mondo e anche, se così si può dire, nell’aldilà. Ma c’è lei, e tutto cambia. L’Hôtel-Dieu è molto più che un ospedale, ha l’eleganza di un palazzo signorile e la maestosità di una cattedrale. I malati non sono soltanto malati e i poveri non sono soltanto poveri, sono i prediletti da Dio. Perciò nei loro occhi deve risplendere la bellezza, perché la bellezza è il farmaco più efficace: la porta del paradiso. Nicolas Rolin chiama Rogier van der-Weyden e lo paga per dipingere uno strepitoso giudizio universale che poi lui, il cancelliere, piazza sull’altare della cappella, nella Grande Corsia, dove tutti possono vederlo, dove il malato può commuoversi per la fine dei dannati e sperare, fino all’ultimo, che la bilancia dell’Arcangelo Michele gli apra la porta del paradiso.
Sui pannelli esterni del giudizio Rogier van der-Weyden dipinge il cancelliere e la moglie, in ginocchio, ai lati di San Sebastiano e Sant’Antonio. Non sono giovani, hanno un’espressione serissima e, per dirla tutta, non sembrano molto contenti. Lei appare dura e un po’ fredda, l’intera scena è immersa in un silenzio che raggela, sembra che i due non riescano a esprimersi. Ma non è così. Lui la ama, ama solamente lei. E dissemina l’Hôtel-Dieu con i loro monogrammi intrecciati e il motto “Seulle”, solamente lei.
Nell’Atto di fondazione, Nicolas Rolin si impegna a costruire l’edificio e a garantire i mezzi di sostentamento. Di più, l’ospedale deve vivere in eterno e perciò assicura rendite e capacità produttiva: vigne e terreni. L’operazione riesce bene visto che l’Hospices de Beaune esiste ancora e si finanzia con i suoi beni e, fra questi, i cuvée prodotti dai vigneti dell’Hospices de Beaune e, fra questi, il Cuvée Nicolas Rolin e il Cuvée Guigone de Salins.
Ora, per quanto moderna, l’idea del cancelliere potrebbe ridursi a un’azzeccata forma di imprenditoria caritatevole. Ma c’è lei, Guigone de Salins, e tutto cambia. Ciò che dura in eterno non è l’istituzione ospedaliera, è la folle visione di un uomo che, senza far parte di un ordine religioso, costruisce una cattedrale. È il nome di una donna che, senza essere santa, merita ogni pietra di quella cattedrale, ogni monogramma, ogni opera d’arte. Perché negli occhi di Nicolas Rolin risplende la sua bellezza. È lei il farmaco. È lei la porta del paradiso. Solamente lei. Dura e un po’ fredda, forse, ma potente e mai banale come il Cuvée Guigone de Salins.
O forse no, forse mi illudo, mi costringo a pensare che sia così. Magari è il vento che muove i tralci nei vigneti Côte-d’Or, è il vento che spazza gli avanzi di logica annidati fra le pieghe del cervello. Non importa. Oggi è tutto così bello, così perfetto, così eterno, che non importa.

Mauro Orletti

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