Facciamo che

Fiore dell’Arciprete è un ragazzo, facciamo dell’età di 25 anni, che piace mica tanto, anzi facciamo che non piace proprio a nessuno. Fiore è iscritto al corso di ingegneria, anzi per la precisione facciamo che è iscritto al corso di ingegneria elettrica, perché da quando è piccolo quel che vuole di più in assoluto è diventare come zio Nicola Tesla, che era un suo zio che c’aveva un’azienda che s’occupava dei tralicci dell’alta tensione ed era omonimo di quel Tesla più famoso delle mille scoperte, e facciamo che sui tralicci c’è pure morto, lo zio, ma non per aver preso la scossa, no, facciamo per qualche altro motivo, poi si vede. Comunque per il fatto che Fiore vuole lavorare da sempre in quel ramo lì facciamo che studia tutto il tempo la corrente elettrica, senza mai alzare la testa pesante che tiene intrappolata fra le mani, che gli servono per schermare le distrazioni, come la gabbia di Faraday fa con le scariche elettriche. E facciamo che però invece di studiare alla biblioteca della facoltà di ingegneria, Fiore studia sempre alla biblioteca di lettere e filosofia, ché lì si distrae meno perché non c’è modo di trovare libri che gli interessano di sfogliare, come quelli di ingegneria applicata. Ma facciamo che però un giorno s’è distratto a guardare fuori dalla finestra, nel cortile interno della biblioteca, perché facciamo che nel cortile ci sta un albero, forse un olmo, o un tiglio, chissenefrega, poi si vede anche ‘sta cosa, se è proprio necessaria. Già, perché non facciamo che è distratto dall’albero, ma invece che lo è da quello che c’è sotto l’albero, infatti, così proseguendo facciamo che a distrarlo è una ragazza con certe sise oggettivamente belle, piccole, sode, che c’ha una seconda o poco più, e facciamo che ‘sta ragazza non indossa neppure il reggiseno, cosicché i capezzoli, col freschetto che c’è, facciamo quindi che c’è del freschetto, si vedono anche attraverso la maglia, e a Fiore gli sembrano come i pulsanti di un quadro di comando di una centrale idroelettrica che aveva visto una volta in una fotografia di un libro di ingegneria applicata, facciamo. E questa ragazza facciamo che sta fumando una cannetta con dei tipi, che sono tipi dalla capigliatura trasandata e con addosso dei maglioni di lana di alpaca, tutti bucati qua e là, che anche solo a vederli, quei maglioni, a Fiore gli viene il prurito alle braccia e al collo, facciamo. E facciamo che ‘sti tipi se la ridono al freschetto dell’ombra dell’albero che non sappiamo di che specie è, è una cosa che si vede dopo, forse, la specie, e se la ridono come quelli che come si dice la vita gli sorride, pure lei, una risata generale, ché loro non hanno da studiare robe difficili come i campi magnetici generati da bobine attraversate da corrente elettrica alternata trifase, ma solo filosofi o poeti che si studiano facile facile, chissà forse anche meglio se uno è un po’ stordito dagli effetti di una cannetta.
E allora facciamo che a un certo punto a Fiore dell’Arciprete gli prende come un nervoso per quel loro approccio alla vita, e a un certo punto si alza dalla sedia e ci va a dirgli qualcosa a quelli lì sotto l’albero, con una discreta fretta di andargliela a dire, che sembra quasi voler andare a picchiarli, o almeno dirgli contro qualcosa di offensivo, ecco, facciamo così, e soprattutto alla ragazza, quella dai capezzoli memorabili, perché a parte i ragazzi coi maglioni di lana, che danno fastidio solo a vederli, facciamo che è soprattutto in lei che Fiore vede, a parte i capezzoli, il marcio, il marciume dei filosofi, dei poeti e dei letterati, che hanno il tempo di starsene all’ombra degli alberi a fumare cannette. Ma facciamo che invece, poi, dopo, quando Fiore si ritrova lì, sotto l’albero, le dice soltanto in maniera gentile e educata se per favore possono andare via, che lui, che sta là in biblioteca, e facciamo che si mette a indicare la finestra della biblioteca dove stava a studiare fino a un attimo fa, lui si distrae appresso alle loro risatine da filosofi letterati, siccome c’ha parecchio da studiare per un esame difficile, esame scritto e orale. Dei capezzoli memorabili facciamo che Fiore non dice niente, ci butta soltanto l’occhio ogni tanto, è difficile non farlo perché sono davvero impressionanti, quasi bucano la maglia, facciamo. Poi dopo facciamo che ‘sta ragazza coi capezzoli memorabili gli dice no, che se ne restano lì dove sono, e anche di smammare, non lo vogliono nemmeno stare a sentire uno come Fiore che sembra un ingegnere represso sessualmente, e che gli fa ombra, e dopo più nulla, ché mo’ mi so’ stufato pur’io di ‘sta storia di Fiore, facciamo.

[Francesco Marsibilio]

4 Comments

  1. Cinzia

    Caro Francesco Marsibilio, noi non ci conosciamo, ma ti volevo dire due cose:
    1. Vai a leggere qualche paginetta (a scelta) di Kant, Hegel, Husserl, Hidegger o Derrida (per citare i primi che mi vengono in mente) e poi vediamo se si studiano facile facile;
    2. Non c’è bisogno di tanta acredine, tanto poi i filosofi saranno tutti disoccupati.

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  2. Francesco

    Cara Cinzia, questa sarebbe stata una bellissima polemica da intraprendere se non mi fossi trovato d’accordo con te. Dico sul serio. Dico meno serio quando scrivo i minutili, che a questo mondo non servono a niente: fanno perdere solo tempo a chi li legge; e tu proprio ci sei cascata. Buona fortuna a te e a tutti i filosofi, sempre. Anch’io mi sveglio spesso attaccabrighe, sarà perché sono disoccupato, nonostante la laurea in ingegneria. Piacere di averti (mezza) conosciuta!

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