Cambiare

Qualche giorno fa ero a Mantova e lì un signore di nome Hans, che è un artista, mi ha parlato delle lumache. Prendi due lumache dello stesso sesso, mi ha detto, una a destra l’altra a sinistra. Percorrono qualche decina di metri ed è come aver girato il mondo. E insomma queste due lumache qui, un bel giorno, si incontrano. Nessuna delle due immaginava esistesse un’altra lumaca. E allora pensano: a parte noi due, su questa terra, non ci sono altre lumache. Allora, dice Hans, se volessero riprodursi quella potrebbe essere l’unica occasione per farlo. E infatti fra le lumache succede proprio così, una delle due cambia sesso.
E l’altro giorno, mentre ero davanti al computer a lavorare in rigoroso silenzio, ho pensato che cambiare è davvero una rivoluzione. Perché nessuno vuol vederti cambiare. Perché cambiare vuol dire essere fuori controllo. Nessuno ti riconosce più. Quel che eri, e forse non sarai più, è la prima crepa: altre si apriranno e il muro collasserà. Cambiare, mutare nel profondo, è un atto d’accusa non richiesto. Quasi nessuno ci riesce e quasi nessuno lo vuole. Che tutto resti com’è, semplice, ripetitivo e banale! Invece arrivi tu e cambi, e dimostri che è possibile, che la terra è rotonda e l’universo è curvo. Dunque cambiare. Senza una ragione e in modo repentino, dal giorno alla notte. Un attimo prima coraggioso e gagliardo, un attimo dopo vile e fiacco. La mitezza cede il passo all’irascibilità. La curiosità si trasforma in disinteresse. La voglia di primeggiare si estingue e nasce, insopprimibile, la voglia di cedere il passo, lasciare il campo, ritirarsi. Si può anche osare di più: mutare sostanza, diventare un sasso oppure solo un’astrazione. Alle volte, comunque, basta rimanere in silenzio, non dire un parola, cessare da ogni comunicazione. Nessuno capirà, cercheranno una spiegazione, diranno che hai qualcosa in mente, un sabotaggio. Invece stai solo cambiando. Come una lumaca. Una lumaca che, dopo aver girato il mondo, il suo mondo, è perfettamente convinta sia completamente disabitato. Eppure cambia. Lo stesso.

[Mauro Orletti]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...