Dall’altra parte del fiume

O neve labile,
tremante in pieno fior di neve,
o palpebra boreale, piccolo raggio ghiacciato,
chi fu a chiamarti fino alla grigia valle,
chi rotolò dal picco dell'aquila
giù fin dove le tue acque pure
toccano gli orrendi stracci della mia patria?


[Pablo Neruda, Ode invernale al fiume Mapocho, in Canto General de Chile, trad. Salvatore Quasimodo]

Non sono un grande estimatore della poesia di Neruda. Eppure, a Santiago, decido senza esitazioni di andare a visitare la Chascona (la “spettinata”), cioè la casa che il poeta fa costruire all’inizio degli anni ’50 per la sua amante, Matilde Urrutia. La relazione è ancora clandestina e Neruda cerca un posto appartato nel quale giocare coi capelli di Matilde.
Il barrio Bellavista, dove si trova la casa, è a nord del fiume Mapocho. Oggi è una calamita per turisti ma non è sempre stato così. Già a partire dalla fondazione di Santiago, quell’area asseconda ininterrottamente la sua vocazione anarchica. La chiamano la Chimba, un nome che viene dalla parola quechua chimpa, più o meno: “dall’altra parte del fiume”.
A sud ci sono i conquistadores europei. E lì la città progredisce, si costruiscono strade, si segnano confini, si stabiliscono regole. Insomma, si sceglie l’ordine. A nord, dall’altra parte del fiume, il concetto di urbanità perde ogni senso. Durante il periodo invernale il Mapocho si ingrossa a tal punto che non c’è verso di attraversarlo. La Chimba resta isolata per mesi. Questo isolamento favorisce lo sviluppo – e la conservazione – di quel mondo disordinato. Perfino Pedro de Valdivia, il fondatore di Santiago, consuma lì la sua storia d’amore con doña Ines de Suarez.
Insomma è lì, nell’area del futuro Barrio Bellavista, che Neruda costruisce la Chascona. All’inizio la casa è composta da un solo edificio, quello più in basso. Poi, man mano, si amplia. Ma senza una vera programmazione, senza un progetto definito. L’architetto che segue i lavori è costretto ad assecondare i bisogni di Neruda. Che più che bisogni sono oggetti. La casa ne è piena: bicchieri, bambole, soprammobili, carte da gioco, bassorilievi… Neruda è un collezionista infaticabile. E colleziona di tutto, mette insieme rarità da gabinetto delle meraviglie. La prima impressione, quando entro, è che la bulimia del collezionista abbia generato uno spazio di cattivo gusto. Però, appunto, è una prima impressione. La casa sembra cresciuta attorno a quegli oggetti, sembra modellata sulle loro forme: li protegge, li esibisce, li mette in rapporto fra loro e in risonanza con le vite di Pablo e Matilde.
E quegli oggetti, in un certo senso, arrivano lì alla rinfusa e in modo casuale, come alla rinfusa e in modo casuale arrivano nel quartiere i primi abitanti: mendicanti, disperati, religiosi, avventurieri… Sicché anche la casa, come il quartiere, cresce senza un ordine prestabilito e anzi, secondo “un disordine spontaneo di grande vitalità”, per usare la stessa espressione con cui Miguel Laborde descrive il barrio.
Il mio appartamento è vuoto. Non ho soprammobili, non faccio collezioni. Il mio appartamento è il risultato di un progetto edilizio a basso costo. E questo progetto è perfettamente integrato nella pianificazione edilizia di una delle città meglio amministrate d’Italia. Programmazione, controllo e calcolo. Abito in periferia, ma è una periferia vivibile. Il mio appartamento è l’appartamento di un cittadino Gentile.
Ecco, ciò che mi porta alla Chascona è questa mancanza di regole. Che, in sé, è un fatto straordinario. Non sono un grande estimatore della poesia di Neruda ma questo non importa. Neruda ha scelto da che parte stare. Dall’altra parte del fiume. Disobbendendo a un’idea di ordine che non poteva e non voleva condividere.
Dopo il golpe chileno il Pinocho vuole vendicarsi del poeta per il suo appoggio ad Allende, per le sue idee, per le sue poesie. Allora manda quattro scagnozzi a devastare quella casa. Il luogo in cui si trova, il modo in cui è costruita, ciò che contiene, il legame fra le persone che l’hanno abitata, tutto, proprio tutto, è in contrasto con qualunque idea di programmazione, controllo e calcolo.
Poi d’accordo, certe poesie vincono il Nobel, certi quartieri si trasformano e diventano simili a tanti altri quartieri turistici, dentro certe case si allestiscono musei che sono uguali ai musei gestiti da certe fondazioni. E la casa non è diversa da altre case museo di altri poeti, pittori, rivoluzionari. Non importa: il Mapocho scorre dove deve scorrere, al centro di Santiago. A Santiago c’è quel che ci deve essere, un al di qua e un al di là del fiume. Al di qua del fiume ci sono appartamenti che sono come devono essere, appartamenti da impiegato, appartamenti da cittadino Gentile. Certe scelte stanno dove devono stare, al di là del fiume. E di lì non si spostano.

Mauro Orletti

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