Non c’è verso

Son giorni strani, in cui mi capita di far cose strane. Per esempio ho letto il documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi. Si intitola “Cambiare verso”, che è anche un bel titolo, in generale. Andrebbe bene per un romanzo, per un film. Per un documento congressuale non so, a parte che non pensavo che i documenti congressuali avessero un titolo. Sono curioso di vedere se anche Cuperlo o Civati hanno dato un titolo al loro documento. Per il momento ho letto solo quello a sostegno della candidatura di Matteo Renzi. Che, fra l’altro, nella versione scaricabile dal sito di Matteo Renzi, ha anche una copertina.
Dopo il titolo/copertina c’è un esergo. Si tratta di una frase di Dietrich Bonhoeffer, un teologo tedesco, luterano, fra i protagonisti della resistenza al nazismo. E questa frase è tratta da Resistenza e resa: lettere e appunti dal carcere, uscito nel 1970 per Bompiani e dopo ripubblicato dalle Edizioni Paoline nel 1989. Adesso non so, posso sbagliare, però il libro consultato da Renzi, a mio avviso, è quella delle Edizioni Paoline, che Renzi mi sembra proprio uno da Edizioni Paoline: sai com’è, Partito Popolare, Margherita, roba così, da ex-democristiani che sono diventati ex senza nemmeno essere stati democristiani. Parte il fatto che chissà, forse il documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi non l’ha nemmeno scritto Matteo Renzi. A pensarci bene non sarebbe un bel lavoro scrivere un documento a sostegno della propria candidatura, sarebbe meglio lo scrivesse un altro. Sarebbe più obiettivo, per dire.
Insomma questa frase di Dietrich Bonhoeffer dice che il tempo è un bene prezioso, che se uno non vivesse una vita piena di esperienze potrebbe pensare di aver perso del tempo. Ecco. E basta. Non dice altro, l’esergo. E dopo c’è l’indice.
Ora, anche l’indice è una cosa che lascia perplessi, perché questo documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi conta 18 pagine, insomma, si poteva anche fare a meno dell’indice: se togli titolo, esergo, indice e premessa, il documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi è di 14 pagine. Ma va bene, per carità, come dice Dietrich Bonhoeffer, il tempo è un bene prezioso e il tempo non riempito, vuoto, è tempo perduto.
Allora, un po’ per riempire il tempo, un po’ per cambiare verso, come dice il titolo, il documento congressuale prosegue con tre capitoli: capitolo 1 noi possiamo cambiare verso al PD, capitolo 2 il PD deve cambiare verso all’Italia, capitolo 3 l’Italia può cambiare verso all’Europa. In verità prima di questi capitoli c’è una premessa che, essendo una premessa, non può che essere un po’ fumosa come tutte le premesse. Anche se questa premessa qui è particolarmente fumosa. Infatti, se uno leggesse solo quella, non capirebbe a cosa fa da premessa la premessa.
Che dice sostanzialmente questo: l’Italia non attraversa un bel momento però non bisogna perdere le speranze. Quindi c’è speranza. Però bisogna concretizzarla questa speranza. E chi può farlo se non il PD? Però ci vuole un PD ispirato. Ispirato dalla curiosità e non dalla nostalgia.
La premessa, a onor del vero, diventa meno fumosa quando si parla delle passate elezioni politiche. Che il PD ha perso. Non bisogna recriminare, non bisogna fare processi, dice la premessa, bisogna capire perché. Dove abbiamo sbagliato. Prima persona plurale. Abbiamo. Noi. E, un rigo dopo: vogliamo cambiare verso a questo anno e al gruppo dirigente che ha prodotto questa sconfitta.
Tanto per non recriminare, per non fare processi, per capire dove stanno le cause. A me sembra che chi ha scritto il documento congressuale a sostegno della candidatura di Mattero Renzi non abbia molti dubbi sulle cause della sconfitta.
Detto questo, si passa al partito. Cambiare verso al partito. E qui mi viene in mente che prima Matteo Renzi diceva rottamare, adesso invece cambiare verso. E infatti se uno controlla scopre che il verbo rottamare, nel documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi, viene utilizzato due volte. E invece l’espressione cambiare verso 16 volte. Quindi Renzi non è più un rottamatore ma un cambiatore di verso.
Ma cosa vuol dire cambiare verso al partito? Ecco, se ho ben capito, significa che il PD deve diventare un partito di gente aperta, entusiasta e appassionata, per farlo deve diventare anche un luogo bello per la formazione politica, perché formare alla politica è una cosa bella, e formare alla politica significa spiegare a questa gente aperta, entusiasta e appassionata come si scrive una delibera, come si va in tv, per dire cosa, come si sta sui social network. Evidentemente, ma questo lo dico io, stare sui social network è una cosa bella, e anche andare in tv è una cosa bella, ma c’è un modo per stare sui social network e un modo per stare in tv. E il partito bello del cambiatore di verso deve occuparsi anche di questo.
E di lavoro, naturalmente. Perché è bello parlare di lavoro ma dopo bisogna fare qualcosa. Non tanto lavorare, no, più che altro convincere chi lavora a votare PD. Per esempio gli operai non votano più per il PD. Non tutti per lo meno. E allora bisogna tornare ad essere il partito più votato da operai e disoccupati. E per farlo bisogna cambiare verso. Cambiare verso per tornare ad essere quel partito che il PD non è più perché a un certo punto è arrivato qualcuno che ha deciso che bisognava cambiare verso.
Ma in che modo cambiare verso? È presto detto, mettendo mano ai centri per l’impiego, a cui bisogna cambiare verso, al sistema della formazione professionale, a cui bisogna cambiare verso, al sindacato, a cui bisogna cambiare verso, ai nuovi settori, che un verso non ancora ce l’anno e quindi bisogna darglielo.
Il PD deve darglielo. Fabbrica, contratto, industria, concorrenza di e su mercati extra-europei, sicurezza, cassa integrazione, sviluppo, infrastrutture, ambiente. Niente. Centri per l’impiego, formazione professionale, sindacati e terzo settore, ecco la proposta sul lavoro contenuta nel documento congressuale a sostegno del candidato Matteo Renzi. E per realizzare questa proposta il PD ha bisogno di punti di riferimento certi. Cioè di un leader. Che a rigore sarebbe un solo punto di riferimento, ma il leader del PD, e gli ultimi anni lo hanno dimostrato, deve essere uno, nessuno e centomila. Dopo, siccome leader è una brutta parola che non si addice a un partito bello, fatto da gente aperta, entusiasta e appassionata, il leader diventa il capitano e l’autore del documento congressuale di sostegno alla candidatura di Matteo Renzi, adeguando i concetti al linguaggio, e il linguaggio alla figura evocata dalla metafora, non si lascia scappare la ghiotta occasione per spiegare che ogni squadra ha un capitano e se gioca bene il capitano, gioca bene anche la squadra.
E si arriva al nocciolo della questione. Dopo che Matteo renzi avrà cambiato verso al PD, il PD cambierà verso all’Italia. Perché c’è la crisi, è vero, ma l’Italia ha le risorse per farcela. E questo, secondo Matteo Renzi, è paradossale. Dal che si deduce che se c’è la crisi e un paese non ha le risorse per farcela è normale. Chissà cosa pensa di tutti gli altri paesi europei che stanno attraversando la crisi: vivono un paradosso o per loro è una cosa normale? Purtroppo dal capitolo dedicato all’Europa – alla quale l’Italia deve cambiare verso dopo che il PD avrà cambiato verso all’Italia e Matteo Renzi avrà cambiato verso al PD – non si capisce.
Quel che però sembra chiaro è come mettere a frutto le risorse che l’Italia, paradossalmente, nonostante l’impegno della nostra classe dirigente (ma questo lo dico io, sia chiaro) ancora possiede. Dunque, ecco la ricetta: snellire la burocrazia, attirare capitali stranieri, combattere l’evasione fiscale, ridurre le tasse grazie ai maggiori introiti derivanti dalla lotta all’evasione, costringere le banche a fare le banche, cioè dare una mano – dice proprio così, dare una mano – alle famiglie, alle piccole imprese, agli artigiani.
Niente da dire. Un po’ vago, ma è la presa di posizione che conta. E, va detto, stupisce un po’ l’idea che Matteo Renzi ha delle banche. Ho sempre pensato che una banca che fa la banca si comporta esattamente come si comportano le banche italiane. Ho sempre pensato che sarebbe bello che le banche non facessero le banche, che subissero una mutazione genetica, cambiassero verso. E invece no, si vede che mi sbagliavo. Si vede che alla scuola di partito frequentata da Matteo Renzi insegnano cose così, a scrivere una delibera, a parlare in tv, a stare sui social network, a fare banca. E una banca che fa la banca, cioè che rispetta la vera natura di banca, da che mondo e mondo, sta vicino alle famiglie, gli dà una mano.
Naturalmente c’è anche la questione dei diritti civili, dell’inclusione sociale, delle differenze… che sono una ricchezza. Senza però dimenticare i doveri, la legalità, il rispetto della costituzione. Stranamente non si parla di immigrazione. E questo è significativo. Nel documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi la parola immigrazione viene usata una sola volta. Nel capitolo sull’Europa. E anche questo è significativo. Che poi anche l’Europa, insomma, bisogna cambiare verso anche all’Europa. Basta con l’Europa dei burocrati e dei legislatori che dicono come impacchettare i prodotti tipici. Bisogna passare a un’Europa che, oltre all’unione monetaria realizzi anche un’unione politica.
Ora, per fare tutto questo, dice Matteo Renzi, ci vogliono coraggio, studio, libertà. Però nemmeno così si riesce a cambiare verso. Ci vuole un ingrediente segreto. L’entusiasmo. Prendi Firenze. Grazie a Matteo Renzi Firenze ha cambiato verso. Matteo Renzi ha abbassato le tasse, frenato la speculazione edilizia, incentivato la differenziata, aumentato le zone pedonali, investito sul sociale, ridotto gli sprechi, scommesso sulla cultura (non lo dico io, lo dice il documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi). E come ha fatto? Con la politica? Con dei buoni amministratori? Con l’aiuto del partito? Macché. Ha fatto tutto con l’entusiasmo.
E infatti, questo documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi, a pensarci bene, credo l’abbia scritto proprio Matteo Renzi. Con coraggio, perché a scrivere un documento così ci vuol del coraggio, con lo studio, perché ha dovuto leggere Dietrich Bonhoeffer, magari non tutto, diciamo metà, e poi con la libertà, cioè senza freni inibitori, dicendo esattamente quello che pensano molti italiani che però non hanno la libertà di dirlo al congresso del PD, al bar sotto casa sì, a lavoro sicuramente, davanti alla macchinetta del caffé, oppure in coda al supermercato, però non al congresso del PD.
Ma soprattutto, per scrivere questo documento congressuale a sostegno della propria candidatura, il cambiatore di verso Matteo Renzi c’ha messo l’ingrediante segreto: il suo grande entusiasmo. Vi pare poco?

[Mauro Orletti]

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