Scendere a patti

Anche il documento congressuale a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo ha un titolo. “Per la rivoluzione della dignità”. Un brutto titolo, sinceramente. Da coito interrotto, se così si può dire, e quindi perfettamente in linea con la genesi del PD. Mi domando quanto avranno elucubrato gli ideologi del PD per arrivare ad inserire nel titolo la parola rivoluzione. Nella speranza, forse, di solleticare le frange nostalgiche (e ormai agonizzanti) del partito, senza però urtare la sensibilità liberista della sinistra istituzionalizzata. Quindi la rivoluzione – si badi bene, LA rivoluzione, non UNA rivoluzione, una qualunque – la rivoluzione è rivoluzione della dignità. E così una parola impegnativa e compromettente, specie per un partito che ancora si ostina ad evocare un orizzonte politico di sinistra, viene immediatamente annacquata dentro una frase fatta, che vuol dire tutto e niente, un luogo comune che disinnesca il potenziale eversivo non dico delle idee ma perfino delle parole.
Sicché diventa quasi naturale proseguire con una premessa, che non si chiama premessa ma è scritta in corsivo, nella quale si spiega che il documento verrà condiviso con circoli, movimenti, comitati, associazioni della legalità e del civismo (altre frasi fatte), con i giovani e le donne, così, in generale, con tutte le donne, e dopo la condivisione verrà finalmente costruito un nuovo PD, un nuovo centro-sinistra, dalla dignità rivoluzionata e quindi credibile, anche perché largo, aperto, inclusivo.
Sbracato, mi verrebbe da dire.
E allora vediamo come fomentare questa rivoluzione della dignità, che diventa il punto 1 del documento congressuale a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo. Anzitutto ci vuole un nuovo patto di cittadinanza fondato su libertà, giustizia sociale, legalità, coscienza di sé come nazione unita. E il vecchio patto di cittadinanza? Sai com’è, se dobbiamo immaginare un nuovo patto allora dev’esserci stato anche un vecchio patto. Magari quello delle diseguaglianze, le stesse che Gianni Cuperlo propone di superare. Magari quello sottoscritto dal vecchio PD con la vecchia cittadinanza, scarsamente interessata a libertà, giustizia sociale, legalità, coscienza di sé come nazione unita. Se non altro il documento congressuale “Per la rivoluzione della dignità” ci spiega bene cos’è stato il PD fino ad oggi.
Da domani si cambia musica. A condizione di credere, dice Cuperlo, che un tempo nuovo sia già cominciato. Questo PD si trasformerà, certo, però la nuova cittadinanza deve credere che il cambiamento sia già avvenuto. Altrimenti non si stringeranno nuovi patti.
E quindi diciamo che il PD è già diverso. In che senso? Il vecchio PD era segnato da un deficit di partecipazione e novità. Qualcuno, a dire il vero, aveva partecipato, ma era la vecchia cittadinanza, quella scarsamente interessata a libertà e giustizia, quella a favore della diseguaglianza, che è stata la causa della crisi. Quella che ha sempre sostenuto che il privato è meglio del pubblico, che ha dilapidato il patrimonio industriale del paese, che ha svenduto saperi, civismo, beni pubblici.
Fateci caso. L’auto-critica di Cuperlo è solo apparente, il problema del vecchio PD non sembra nemmeno essere interno al vecchio PD. Infatti il ragionamento sulla rivoluzione della dignità del partito prosegue con questa frase: la sinistra ha reagito con debolezza all’affermazione di un liberismo senza freni e vincoli, di un’economia piegata alla speculazione finanziaria. Capito? Ha reagito con debolezza. Tutta qui la colpa della sinistra, nemmeno del PD, della sinistra. Aver reagito con debolezza. Come se il PD non si fosse fatto portatore, con forza e determinazione, di quei valori e di quelle ricette che sono alla base del liberismo senza freni e della speculazione finanziaria. Come se non avesse dato il proprio sostegno al governo Monti, come se non fosse attualmente al governo, come se non avesse amministrato regioni, province, comuni, fondazioni bancarie. Ha reagito con debolezza.
E comunque niente, il PD è già cambiato, il più è fatto. E adesso il nuovo PD darà una severa lezione alla destra. Non accetterà più di “cambiare la punteggiatura”, cioè di temperare gli effetti negativi del liberismo senza freni e della speculazione finanziaria (perché, l’ha mai fatto?). Il nuovo PD farà uno scatto. Coraggio e radicalità, per la madosca! Chi pensa che basti cambiare gli attori non ha capito nulla.
A parte che il PD è già cambiato, quindi a che serve cambiare gli attori? Il PD ha cambiato il suo modo di stare fra le donne e gli uomini. Quindi adesso tocca a gli uomini e alle donne cambiare. Tocca alla cittadinanza.
Così, vien da pensare, se la vecchia cittadinanza riesce a cambiare, ecco, il nuovo patto di cittadinanza è bello che pronto. Attori identici per grandi rivoluzioni. E dopo hai voglia a “piantare le radici sociali di una comunità che vada oltre le aree tradizionali della sinistra”! Dopo, finalmente, verranno messe al centro le aree che non sono tradizionali della sinistra: una generazione fantasma abbandonata a contratti precari, atipici, sottopagati, informali. INFORMALI! Non hanno nemmeno il coraggio di dire lavoro nero, sfruttamento.
Questo documento è un campionario di luoghi comuni, frasi fatte, formule vuote, invenzioni linguistiche. Talmente variegato che i suoi autori non riescono a raccapezzarsi, non sanno nemmeno quali sono le aree tradizionali della sinistra. La vecchia? La nuova? Boh. Diciamo una sinistra saldamente schierata nella sinistra e nel centro-sinistra europei. Infatti il nuovo PD appoggia la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione. Una scelta che punta a far emergere un sistema politico europeo e affermare una novità cruciale per dare una diversa legittimità democratica alle istituzioni dell’Unione. Insomma, se non si fosse capito, qui è tutta una novità, una diversità, una rivoluzione… della dignità.
E infatti il nuovo PD appoggia Enrico Letta con lealtà e autonomia. Però incalza il governo, lo sollecita, dà anche un po’ battaglia, propone, afferma le proprie ragioni, afferma le proprie priorità nell’azione parlamentare. Direi anche che il PD stimola, stuzzica, pungola, sprona, incita, esorta, incoraggia, sostiene, appoggia, caldeggia.
Del resto, leggendo il documento congressuale a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo, si capisce benissimo che l’orizzonte politico del PD non sono le larghe intese ma “una moderna democrazia dell’alternanza”. Una volta uno, una volta l’altro. Mica larghe intese. Il nuovo PD è perno e motore di una grande alleanza civica, politica e sociale che rifiuta il presidenzialismo, chiede il maggioritario a doppio turno di presidenzialismo e auspica il superamento del bicameralismo paritario. E poi, in questo quadro politico, il nuovo PD della nuova sinistra del nuovo patto di cittadinanza raccoglierà e farà suo l’appello rivoluzionario di quel rappresentante del cambiamento, dell’apertura e di tanti altri valori della sinistra, vecchia, nuova, intermedia, che è Papa Francesco: vincere la “globalizzazione dell’indifferenza”.
Altro coito interrotto.
O la democrazia saprà rinnovarsi o il potere abbandonerà le istituzioni. Uno strano modo di parlare. La democrazia, il potere… soggetti che agiscono autonomamente a prescindere da tutto e tutti, soprattutto a prescindere dal PD. Un partito che ha saputo rinnovarsi ed è già pronto a redistribuire fiducia, non solo redditi e opportunità, che in fondo, non facevano nemmeno parte del nuovo patto di cittadinanza.
Purtroppo l’Europa non ha saputo rinnovarsi. È inutile che la cittadinanza creda che l’Europa è già cambiata. Bisogna fare ancora molta strada, occorre ancora molto dialogo, molta cooperazione, molta pace. Solo dopo questa mutazione potrà esistere un’Unione federale che dia corpo alla cittadinanza europea. Vecchia? Nuova? Intermedia? Comunque buona per un nuovo patto di cittadinanza. Un patto che superi le vecchie politiche di austerità e svalutazione del lavoro e rilanci il mercato interno. C’è da dire che nella costruzione del piano programmatico di cui dovrebbe dotarsi l’Europa Gianni Cuperlo sembra avere le idee piuttosto chiare e anche le soluzioni prospettate appaiono concrete, credibili, frutto di un orientamento politico preciso. Ma parliamo di Europa e di idee “da mettere al centro di una piattaforma comune dei progressisti europei” e allora stai fresco.
Per tornare all’Italia, perché il documento di Cuperlo è un po’ così, avanti e indietro, a destra e sinistra, prima sopra poi sotto, per tornare all’Italia, ecco, ci vuole un nuovo patto per l’Italia. E poi il lavoro. Per quanto riguarda il lavoro, fidatevi, occorre anche qui un nuovo patto tra lavoro, imprese tradizionali e imprese della creatività. Ora, fateci caso, tutti soggetti impersonali, astratti, chiamati a stringere patti, il lavoro, l’impresa, la creatività. Va bene. E dopo c’è tutta una tirata sulla cultura italiana, la creatività italiana, il talento italiano e via di questo passo.
Però una cosa chiara viene detta e, nonostante gli equilibrismi linguistici di un documento congressuale sinceramente farfugliante, emerge con chiarezza: il disastroso stato dell’industria e della produzione del Paese non ha niente a che vedere con la legislazione sul lavoro.
Ma è un sussulto. L’ultimo sprazzo di lucidità prima che il malato torni nello stato di incoscienza dal quale non si riprenderà fino alla morte. E allora via alla tolleranza zero contro la povertà, alla riqualificazione della spesa pubblica, all’iniquità della pressione fiscale, che è doppia rispetto alla media europea. E giù ancora con un patto tra governo e cittadini, per un fisco più equo, rimodulato fra lavoro, rendite e patrimoni, che sono i meno tassati d’Europa. Rimodulato. Capito? Nel nuovo patto con la nuova cittadinanza il nuovo PD inserirà una nota minuscola a fondo pagina sulla rimodulazione del fisco fra lavoro, rendite e patrimoni.
Poi c’è tutta una parte dedicata agli investimenti, alla filiera agroalimentare, al made in Italy, all’innovazione che contamina la tradizione, all’open source, all’ambiente, alla sostenibilità. Ce n’è per tutti i gusti nel documento congressuale a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo. Il rischio idrogeologico, la questione meridionale, le energie rinnovabili, la giustizia per tutti, l’immigrazione e l’abolizione della Bossi-Fini.
Per tornare alla Turco-Napolitano?
E vi risparmio la canzone sulla pubblica istruzione che è la colonna vertebrale della nazione italiana. Perché non saprei nemmeno come spiegare a un PD rivoluzionato nella sua dignità che è inutile parlare di diminuzione del numero di studenti nelle aree meridionali e nei ceti più bassi, è ipocrita scrivere di contrasto alle esclusioni di classe, è criminale continuare con la solfa dei tagli alla cultura se quella cultura è stata uccisa dagli interessi, quelli sì di classe, di una borghesia mediocre e avidissima, costantemente occupata a difendere rendite di posizione. La ricerca non è un lusso? Andatelo a dire ai docenti universitari che sfruttano cinicamente e senza alcun rimorso il lavoro di studenti, dottorandi e ricercatori, andatelo a dire ai docenti ignoranti e vanagloriosi che usano i soldi pubblici per finanziare le attività dei loro studi privati, andatelo a dire ai docenti che chiedono sacrifici dopo aver scelto le strade della prostituzione (nel migliore dei casi) intellettuale, andatelo a dire ai docenti che accettano e propagandano il sistema delle pubblicazioni a pagamento, delle conferenze a pagamento, dei meeting a pagamento, dei master a pagamento, nei quali, non a caso, eccellono i Brunetta, le Fornero, i Monti, gli Ichino e i molti ideologi del PD. Vecchio, nuovo e intermedio. Il PD che immagina il nuovo PD, cioè il partito che è già cambiato e rivoluzionato. Un PD intelligente, aperto e democratico. Un partito etico. Che faccia della politica onesta.
E Gianni Cuperlo lo sa bene: basta crederci e il più è fatto.

[Mauro Orletti]

7 Comments

  1. Mario

    e c’hai ragione pure tu, cilicio ben stretto e occhi bassi, accettiamo la critica degli intellettuali.. forse quello che manca, quello che io trovo che è poco delineato (quasi impercettibile anche per chi le mozioni non le legge ma le “sente”) è il riferimento al conflitto intrinseco alla società, ad ogni società.. lo si vede in controluce solo guardando la mozione renzi, allora sì che il buon cuperlo sembra aver ben chiara la natura conflittuale di una società in cui non stiamo bene tutti allo stesso modo e se fai una cosa che fa star bene tutti, ammesso che una tale cosa esista, farai stare meglio chi non merita di stare meglio e non porterai mai alla pari chi oggi bene non ci sta. ma una tal cosa non esiste. esistono cose che fanno bene a pochi che già stanno abbastanza o molto bene e cose che fanno bene ai molti che soffrono. Ora tu mi dirai che vorresti sentirlo chiamare conflitto di classe, ma noi abbiamo una responsabilità. non dobbiamo scrivere begli articoli, dobbiamo cercare la strada su cui indirizzare le speranze di un popolo, una strada concreta. E quel conflitto oggi è difficile da declinare. Sarebbe bello sì tornare a parole rassicuranti, ma le parole sono cose e cose che richiedono cautela. lo so che ti sembra troppa, ma invece è poca ancora la strada che abbiamo fatto e tanta è la salita. E bisognerà spiegarlo ancora anche a te, anche mentre fischia il vento e infuria la bufera dei megafoni parolai, ancora bisogna sussurrare parole di riflessione. E bisognerà farle sentire anche a te, anche se le scarpe (e non solo le scarpe) ce le siamo rotte anche noi, eppure bisogna andare…

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