Bolscevico purosangue

– Zabutyj – io dico a Spirka – figlio del tal dei tali e così via, io ti cedo la parola come ad oratore designato: quello che passa non è forse lo stato maggiore degli altri?
– Può anche darsi che sia lo stato maggiore – dice Spirka – ma il male è che noi siam due e loro otto…
– Soffia forte, Spirka – gli dico – io voglio andare a tirargli le falde… Moriamo per un fico secco e la rivoluzione mondiale!
E spronammo. Loro erano otto sciabole. Due le scavalcammo a colpi di carabina. Il terzo, Spirka lo manda in un batter d’occhio allo stato maggiore del diavolo, per verificazione di documenti. Ed io miro all’asso di cuori. Ragazzi, un asso di cuori scarlatto, con catena ed orologio d’oro. Io lo serro contro un recinto, un recinto di meli e ciliegi. Il cavallo del mio asso di cuori è grasso come una figlia di mercante e s’impunta. Il signor generale lascia andare le briglie, mi mira con la Mauser e mi fa un forellino nel piede.
Bene, penso, sarai mio e andrai a gambe in aria!
Io serro sotto e gli pianto due cartucce nel cavallino. Mi rincresceva per lo stallone. Era uno stallone bolscevico, un bel bolscevico puro sangue. Fiammante come una moneta: coda a palla di fucile, gamba a corda di violino. Avevo pensato di portarlo vivo a Lenin, ma purtroppo non mi riuscì.

[Isaak Babel’, L’armata a cavallo, Einaudi 1977]

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