La terra brucia

Salvatemi, Vittoria. La saggezza burocratica mi fa impazzire, e la noia m’ubriaca. Se voi non m’aiutate, io creperò senza alcun piano. Chi vorrebbe che un operaio crepasse in un modo così disorganizzato? Certo non voi, Vittoria, o fidanzata che non andrà mai a marito. O sentimentalismo fottuto!
Ma ora veniamo al sodo. La vita militare m’è venuta a noia. La ferita m’impedisce di rimontare in sella, il che vuol dire che non sono più in grado di combattere. Fate uso della vostra influenza, Vittoria, e fate in modo che mi mandino in Italia. Sto imparando la lingua, e tra due mesi saprò parlarla. In Italia la terra brucia. Là le cose stanno maturando. Non ci vuole che un paio di fucilate. Una la sparerò io. Bisogna rimandare il re dai suoi antenati. Questo è assolutamente necessario. Laggiù il re è un buon vecchietto che vuole esser popolare, e che si fa fotografare con socialisti addomesticati per i settimanali di famiglia.

[Isaak Babel’, L’armata a cavallo, Einaudi 1977]

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