Fuori dall’approssimazione

Che cosa significa amare la propria terra? Imparare qualche cosa della terra dove si è nati. Quando si dice: qui sono morti i sette fratelli Cervi, fucilati a Reggio Emilia, o i dieci giovani di Luzzara, fucilati a Reggiolo, si esce da ogni rischio retorico, dall’approssimazione, che sta diventando il male moderno.
Un numero preciso di persone, un luogo preciso (contro l’imprecisione crescente del nostro tempo), dei movimenti della bocca, delle mani, dei passi non molto diversi dai tuoi, il dialetto comune o limitrofo, la bicicletta, gli umori, quindi un fare possibile che si contrappone a un non fare, al fare poco, di cui si crea l’alibi collocandoci in una geografia morale troppo ampia e mistica, che è poi la stessa cosa.

[Cesare Zavattini, Opere. Lettere. Una cento, mille, lettere, Bompiani 2005]

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