Fauna

Piacerebbe anche a me spalancare le ante di un armadio e scoprire, custoditi in una minuscola wunderkammer, alcuni oggetti bizzarri e meravigliosi fra i quali, ad esempio, un cartoncino al quale è fissato, con uno spillo arrugginito, un pezzetto di pelle di animale. Piacerebbe anche a me avviare una spedizione alla ricerca dell’esemplare cui appartiene quel brandello e spingermi fino in capo al mondo per scoprire che si tratta di un brontosauro oppure di un milodonte, un bradipo gigante vissuto nel Pleistocene superiore.

Solo che, a differenza di Chatwin, so esattamente a quale specie appartiene il dahu e dove andarlo a cercare. Qui tutti sanno cos’è un dahu e tutti sono impegnati nella lotta per salvarlo dall’estinzione. Infatti il dahu, pur essendo il risultato perfetto di un incredibile processo evolutivo d’alta quota, è irrimediabilmente legato a quell’habitat proprio dalle caratteristiche fisiche sviluppate nel corso di migliaia di anni.

Il dahu ha le zampe dello stesso lato più corte delle altre. Questa particolarità, com’è facile intuire, lo rende perfetto per gli spostamenti lungo i ripidi pendii di montagna. Lungo i quali, però, è in grado di procedere in un solo verso. Avremo dunque un dahu destrogiro (che si sposta attorno alla montagna avanzando in senso orario) ed un dahu levogiro (che, al contrario, procede in senso antiorario).

Nonostante l’importanza zoologica della specie, la progressiva urbanizzazione del suo habitat e l’uso sempre più diffuso della sua carne nella cucina valdostana mettono in serio pericolo la sopravvivenza dei pochi esemplari rimasti. Per quanto sia difficile avvistarli, la loro cattura è operazione semplicissima. All’apertura della stagione venatoria cacciatori sempre più scaltri e sempre più numerosi risalgono le valli alla ricerca del raro quadrupede. Attendono, pazienti, per ore, giorni ed anche settimane. Poi, appena lo avvistano, servendosi di uno speciale strumento a fiato, emettono un suono che è la riproduzione perfetta del verso dell’animale. Il povero dahu, ignaro della finzione, ha il destino segnato: appena si volta, data la sua caratteristica anatomica, perde l’equilibrio e precipita sfracellandosi a valle.

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