Operazione San Gennaro

5: A’ MANO

All’inizio ho pensato alla dichiarazione di Maradona dopo il gol di mano rifilato all’Inghilterra ai quarti di finale del mondiale 1986. “E’ un evento particolare non determinato da mano e da volontà dell’uomo”. Poi ho scoperto che la frase fa parte del comunicato diffuso dalla diocesi di Napoli (secondo alcune agenzie scritto di proprio pungo dall’arcivescovo Crescenzio Sepe) dopo che il governo ha fatto sapere di aver preso in considerazione la possibilità di cancellare o spostare la data delle feste dei santi patroni.

A voler essere precisi il governo ha messo a punto un mirabolante piano di rilancio dell’economia nazionale che potrebbe intervenire, fra l’altro, sulle festività non concordatarie e prevedere addirittura l’abolizione del 1° maggio, del 25 aprile e del 2 giugno.

Per recuperare tre giorni di lavoro, spiegano. E le festività religiose? Sarebbe bello intervenire anche su quelle, dicono, ma le festività concordatarie non possono essere toccate.

Quanto agli eventi particolari e non determinati da mano e da volontà dell’uomo che, pur essendo determinati da volontà divina, non rientrano nei concordati, c’è il caso che vengano assorbiti dalla domenica o spostati al lunedì. Ed ecco l’apprensione della diocesi partenopea: “nessuna manovra politica e finanziaria, pur rispettabile, potrà mutare la storia e coartare in qualche modo la volontà del nostro santo patrono”.

18: O’ SANGHE

È giusto, non si può chiedere a san Gennaro di liquefare il suo sangue a richiesta. Non fa miracoli. La cerimonia dev’essere celebrata il 19 settembre, e poi il 16 dicembre e poi ancora la prima domenica di maggio. Punto.

Magari, non fosse per l’antica rivalità, si potrebbe chiedere una mano a San Ciro. San Gennaro potrebbe occuparsi della liquefazione del sangue mentre San Ciro potrebbe inventarsi un sistema per far coincidere, a piacimento, i giorni infrasettimanali con il sabato e la domenica. A quel punto bisognerebbe trovare un compromesso per permettere agli italiani di andare al cinema, pagare le bollette, ritirare la pensione, seguire gli anticipi, far la spesa, timbrare il cartellino, andare a messa, preparare il pranzo in famiglia e via dicendo. Una soluzione, comunque, la si trova sempre, basta decidere a che santo votarsi.

La questione si fa più complicata per i lavoratori. Per loro non ci sono santi. E questa manovra lo dimostra chiaramente. Una manovra lacrime e sangue, per usare la deplorevole frase riciclata in questi giorni da quasi tutti i giornali. Una frase fatta che appena la leggi ti passa la voglia di andare avanti. Un po’ perché sai benissimo quello che verrà dopo (e sai anche che non ti piacerà), un po’ perché al di là dei singoli punti della manovra, l’analisi politico-economica che l’accompagna sarà una cosa già sentita, totalmente inutile e scopiazzata a destra e a manca.

Dall’aumento dell’aliquota irpef all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, dai contributi di presunta solidarietà al fatidico articolo 8 della manovra (che prevederebbe la possibilità di stipulare contratti in deroga allo Statuto dei lavoratori anche nella parte relativa ai licenziamenti, eccezion fatta per quelli “discriminatori o di lavoratrici in concomitanza del matrimonio”) tutto indica chiaramente la provenienza unica sia delle lacrime che del sangue.

Se mettiamo in fila articolo 8, collegato lavoro (che sa ormai di stantìo) e accordo firmato il 28 giugno da confindustria e confederali (anche quello in odor di decomposizione), non ci sarà alcun dubbio al riguardo.

Era già possibile negoziare in azienda (anche in deroga ai contratti collettivi) alcune materie come orari oppure organizzazione del lavoro, adesso l’articolo 8 fa rientrare in quelle materie anche i licenziamenti… purché, beninteso, l’intervento sia finalizzato alla “maggiore occupazione, alla qualità dei contratti, all’emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività”.

Se un’azienda decide di mettere mano alle conseguenze dell’illegittimo licenziamento, se in questa azienda è appena nato un sindacato compiacente, se la decisione comune è quella di seguire la direzione già tracciata dal collegato lavoro, potrebbe venir fuori (ancora una volta) un accordo in base al quale il lavoratore vittima di un illegittimo licenziamento è costretto ad attivare un collegio arbitrale (anziché ricorrere al giudice del lavoro).

79: ‘O MARIUOLO

Certo, bisognerà passare dalle rappresentanza sindacale presenti nell’impresa, ma – grazie all’articolo 8 – non sarà più necessario alcun referendum interno. Inoltre la stessa Susanna Camusso, che ha firmato l’accordo del 28 giugno, si dice preoccupata dal possibile proliferare di “accordi pirata” firmati da “sindacati di comodo”. Credo sospetti anche lei di Sacconi.

Diavolo d’un ministro: che abbia accampato la scusa della crisi per infilare nella manovra l’ennesimo trabocchetto? che voglia approfittare di un percorso parlamentare blindato (c’è la crisi! occorre unità, stabilità, sacrificio, senso di responsabilità istituzionale…) per liquefare le resistenze di un’opposizione fragile quanto una reliquia?

Nell’attesa di un evento particolare non determinato da mano e da volontà dell’uomo si consiglia di provare con un terno secco sulla ruota di Napoli.

[Mauro Orletti]

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