Lasciatemi andare alla casa del Padre

“Lasciatemi andare alla casa del Padre”. Così si esprimeva poco prima di morire papa Giovanni Paolo II.
Da allora di acqua ne è passata tanta sotto i ponti; da allora l’unica cosa evidente è la totale mancanza di volontà nell’affrontare seriamente alcune problematiche etiche sulle quali, soprattutto in televisione, si discute senza che nessuno sia capace di argomentare in modo tale da trovare un punto di accordo.
Mi riferisco alle problematiche che abbiamo vissuto attraverso i casi di Eluana e Welby.
Mi riferisco all’irremovibile posizione della Chiesa.
Mi riferisco alle persone che si riconoscono nelle lotte di Luca Coscioni.
Mi riferisco al nostro Parlamento, che ha tentato invano di legiferare sull’argomento solo successivamente alla sentenza che autorizzato di staccare la spina che teneva in vita Eluana.
Già, una spina. Quel piccolo oggetto plastificato che permette il passaggio di un flusso di elettroni in un macchinario complesso come quello che le consentiva, in un certo qual modo, di “vivere vegetale”. Gli stessi macchinari che tengono in vita molte altre persone. I macchinari che sono frutto della ricerca scientifica. Quella stessa Scienza che, secondo quanto ha affermato Benedetto XVI, non salverà l’uomo, ma che è così utile quando si tratta di prolungare all’infinito la vita dell’uomo vegetalis – l’uomo vegetalis, un passo dopo l’homo sapiens, un passo prima dell’homo neuromatrix. Perché magari senza ricerca non saremmo neanche in grado di comprendere come funziona l’elettricità. Perché magari il compito della Scienza potrebbe non essere quello di “salvare” l’uomo. E perché magari potrebbe essere importante consentire al singolo individuo di esprimere il proprio parere e di fare le proprie scelte.
Sì, voglio vivere artificiale-vegetale.
No, vivere attaccati ad una macchina non è vera vita.
Pillola rossa, pillola azzurra.
Quanti di voi sceglierebbero la pillola azzurra?
Quanti di voi vorrebbero vedere quanto è profonda la tana del Bianconiglio?
Uno Stato moderno non può non garantire la libera scelta al singolo individuo. Non è possibile che qualcuno scelga per l’individuo, non in un caso delicato come questo. Giovanni Paolo II ha fatto la sua scelta – e non ho sentito nessuna critica da parte dei cattolici più ortodossi sul perché egli non sia stato collegato ad alcuna macchina…
Ospite a “Porta a Porta”, l’arcivescovo Fisichella si pronunciava in merito a tale argomento ricorrendo, se non ricordo male, al “principio di proporzionalità”. Interessante, sì, ma non cambia la natura del problema, né lo risolve; trovo peraltro di cattivo gusto il tentativo di cambiare le regole del gioco, di trovare un compromesso che ha il sapore asfissiante della burocrazia.
Il problema è solo e soltanto uno: la scelta.
Perché nessuno, se non individualmente, può decidere cosa sia ‘vita’.

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