Sulla sponda destra del fiume Neva

Io non discuto. Lo Stato sovietico non è il posto migliore al mondo. E laggiù c’erano tante cose spaventose. Tuttavia c’erano anche cose che non dimenticheremo mai.
Sgozzatemi, squartatemi pure, ma i nostri fiammiferi erano meglio di quelli americani.

Sergej Dovlatov, La marcia dei solitari, Sellerio 2006

In questo caso bisogna stare attenti, bisogna evitare di far confusione, di prendere lucciole per lanterne. Se uno, per dire, vedesse spuntare da un giorno all’altro una specie di missile di quattrocento metri a San Pietroburgo, sulla sponda destra del fiume Neva, davanti alla Cattedrale di Smolny, allora potrebbe anche pensare ad un monumento all’intraprendenza aerospaziale russa e all’epopea di Juri Gagarin e non sospetterebbe neppure lontanamente che potrebbe trattarsi di un fiammifero di quattrocento metri, monumento all’intraprendenza imprenditoriale russa e all’epopea di Aleksej Miller e della sua Gazprom.

Sicché bisogna rimanere lucidi. Saper distinguere. Se uno, per dire, sentisse parlare di un’azienda il cui presidente legge i suoi giornali, guarda una delle sue tre televisioni, ascolta le sue radio, telefona attraverso la sua rete, guida un’auto con la sua assicurazione, ritira un po’ di contante dalla sua banca, si rilassa in uno dei suoi cinema, si diverte allo stadio guardando le prodezze della sua squadra di calcio e infine torna a casa, la casa che hanno costruito le sue imprese edili, e lì cena assieme al suo amico Putin, quasi sicuramente penserebbe ad un’azienda italiana. Quasi certamente non gli verrebbe in mente Gazprom, ossia il primo produttore ed esportatore di gas al mondo, ossia il colosso che, oltre a produrre ed esportare gas, fa informazione con Izvestiya e Itogi, trasmette con Ntv, Tnt e Ntv plus, comunica con Gazcom, assicura con Gazprommedstrakh e Sogaz, finanzia con Gazprombank, gioca con Zenit San Pietroburgo.

Bisogna stare attenti. Perché Miller non è Gagarin, lo Zenit non è il Milan e Gazprom non è la Fininvest. Qui non si tratta banalmente di comprare un giudice. Si tratta di comprare tutte le aziende che non sono in grado di pagare i debiti per le forniture di gas, si tratta di comprare e gestire case, spacci, ospedali, e – se c’è bisogno – anche scuole e alberghi per i propri dipendenti, si tratta di comprare quel che il Cremlino dice di comprare, magari una televisione indipendente troppo indipendente o una radio libera troppo libera, si tratta di comprare il silenzio dell’Europa minacciando di lasciare tutti al gelo, con l’inverno alle porte, si tratta di costruire una specie di fiammifero di quattrocento metri a San Pietroburgo, sulla sponda destra del fiume Neva, davanti alla Cattedrale di Smolny.

Bisogna mettere dei paletti. Fare dei distinguo. Perché è vero, come ha scritto Claudio, che ci sono vari attori. Un potere, che prende le decisioni. Un esecutore materiale, che fornisce all’astrattezza del potere una modalità di concretizzazione. Ed è anche vero che spesso l’alternativa distruzione/integrazione di ambienti urbani (il piano regolatore di San Pietroburgo vieta la costruzione di edifici di altezza superiore a 42 metri) rischia di risolversi nella scelta irriverente di chi prende le decisioni celebrando il proprio potere o quello degli amici: Vladimir Putin tace e acconsente, Dmitrij Medvedev (che di Gazprom è stato amministratore delegato) acconsente e tace.

Però poi c’è anche chi rimane attento, lucido, mette i paletti, fa i distinguo. C’è l’Unesco che include il centro di san Pietroburgo nel suo elenco di «patrimoni dell’umanità». C’è l’Unesco che dice chiaramente che il grattacielo è una minaccia a questo status. C’è il ministro federale della cultura Aleksandr Avdeev che dice chiaramente che il nulla osta dato al progetto dalla governatrice della città (la putiniana Valentina Matveenko) è una vergogna. C’è la città, o meglio i cittadini, cioè i pietroburghesi, che dicono chiaramente che non vogliono una specie di fiammifero di quattrocento metri a San Pietroburgo, sulla sponda destra del fiume Neva, davanti alla Cattedrale di Smolny.

E poi c’è una tv locale che trasmette le immagini della manifestazione popolare contro il progetto Gazprom mentre il Primo canale di stato manda in onda un servizio che anche lui stronca il fiammifero nel momento esatto in cui la Ntv, la voce del padrone, elenca i mille benefici che un’opera d’arte di 400 metri porterà alla città. Attenzione, bisogna stare attenti… non un missile, non un fiammifero, non un grattacielo… un’opera d’arte.

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