Meglio che posso

In Belgio? Cosa ci vai a fare in Belgio? A Bruges? Gand? Stiamo scherzando? Non c’è niente lassù. Una settimana? Bastano un paio di giorni per annoiarsi come si deve.

Con le storie secondarie, i personaggi sconosciuti o dimenticati, le città invisibili, le periferie, i margini, i dettagli… non ci si annoia mai.

Il quartogenito di Giovanni II detto il Buono, allora re di Francia, si chiamava Filippo II, quel Filippo II che, nella battaglia di Poitiers, meritò l’aggiunta di un soprannome: l’Ardito. Gli succedette Giovanni Senza Paura. Che ebbe come erede Filippo III, il Buono, Granduca d’Occidente.

Il Granduca d’Occidente aveva un granducato degno di un Granduca d’Occidente. Per amministrare il granducato Filippo il Buono si dotò di una corte itinerante. Folta e assai numerosa. C’era anche Jan van Eyck nella corte. Valet de chambre e, all’occorrenza, emissario politico, agente segreto, pittore (secondo Vasari l’inventore della pittura ad olio… l’uomo che rivelò ad Antonello da Messina il segreto di una ricetta che se mischiavi olio di lino schiarito con certe resine ottenevi una pittura luminossisima che dopo potevi anche bagnarla, fregarla, a limite potevi anche calpestarla, non faceva un piego).

Jan van Eyck faceva un po’ di tutto e tutto insieme: rappresentava, mediava, ambasciava, scenografava, decorava, disegnava abiti di corte, dipingeva scudi, elaborava stendardi, allestiva banchetti, dipingeva (meglio che poteva… stando al motto presente in molte sue opere, als ich kan). Nel 1428 il Granduca lo spedì fuori dal granducato, in Portogallo, alla corte di Giovanni I per trattare le condizioni del suo matrimonio con l’infanta Isabella. Jan doveva anche ritrarre la futura sposa che Filippo III il Buono, il Granduca, non aveva mai visto. Filippo III il Buono la vide. Apprezzò. Sposò.

Fu dopo quella missione che lo 007 fiammingo passò ad occuparsi del Polittico dell’Agnello, per la Chiesa di San Bavone.

“Pictor Hubertus e Eyck major quo nemo repertus incepit pondusque Johannes arte secundus (frater) perfecit Judoci Vijd prece fretus VersU seXta MaI Vos CoLLoCat aCta tUerI”.

È la quartina che compare sulla cornice esterna del Polittico di Gand. “Il pittore Uberto van Eyck, del quale non si è mai trovato pittore più grande, cominciò questo lavoro e (suo fratello) Giovanni, secondo nell’arte, lo ha portato a termine, secondo la preghiera di Jodocus Vijd. Questi versi vi invitano a contemplare l’opera che fu realizzata il 6 maggio 1432.”

Perché Jan aveva un fratello. Hubert. Hubert van Eyck. Almeno così dicono certi storiografi. E dicono che visse a Gand e che fece il pittore. In tre documenti d’archivio della città di Gand – riguardo pagamenti e diritti su lavori di nessuna importanza – compare il nome Lubrecht, poi quello di Ubrecht, poi ancora quello di Huberechte. Poi c’è anche un quarto documento. Questo qui parla dell’imposta sull’eredità pagata dagli eredi di un tale Lubrecht van Heycke, morto il 18 settembre 1426.

Se di Hubert si tratta, dal 19 settembre 1426 riposa nella cripta che è sotto la cappella del polittico. Un cronachista del 1568 la descrive grossomodo così: una lastra di pietra con la figura di uno scheletro su ci è poggiata una lamina di rame che porta inciso, in fiammingo, l’epitaffio. Esiste solo una copia. L’originale infatti è stato distrutto dai calvinisti nel 1578.

Un po’ poco, in effetti, su Hubert.

E la quartina sulla cornice… stranamente, dipinta a olio. Mentre i pannelli sono dipinti al giallo d’uovo… Però Jan, come detto, era al corrente di una ricetta segreta.

Allora alcuni la considerano apocrifa, la quartina, e sicuramente dipinta dopo il 1600. Altri originale: una specie di invito all’inaugurazione dell’opera, e ciò non avrebbe senso se non fosse contemporanea al quadro. La grafia, poi, corrisponde a quella in voga nel `400.

In pochi però si sono chiesti per quale motivo Filippo III, il Buono, il Granduca del Granducato d’Occidente alla ricerca di un pittore all’altezza della grandezza del Granducato, scelse Jan, “arte secundus”, il pittore che dipingeva meglio che poteva, e non Hubert “maior quo nemo repertus”. Mah, forse Huberto, o Lubrecht, o Ubrecht, o Huberechte era totalmente sprovvisto di capacità diplomatiche, o forse non amava viaggiare, magari la discrezione non era il suo forte… un grosso problema per uno 007.

Di Hubert, esisterebbe anche un ritratto, ossia la figura in primo piano nella tavola dei Giudici Integri, il pannello inferiore sinistro del polittico, cioè quello trafugato nel 1934 e poi sostituito da una copia eseguita nel 1941.

I personaggi sconosciuti, dimenticati… ciò che è solo un dettaglio.

Chi fu l’artista chiamato ad eseguire la copia della tavola? Come si sentì vedendola di fianco ai pannelli originali? Cosa pensò quando si accorse che la luce si era spenta, che il cielo si era ingrigito? Dipinse ancora? Lui… che forse, se avesse mischiato olio di lino schiarito con certe resine che solo Antonello da Messina…

Mauro Orletti

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