Libertà

Il mito è l’incanto che lasciamo agire su noi stessi
R. Calasso

Libertà, uguaglianza, fraternità…
Certo che le parole ti portano via. Ti danno forma ai pensieri, agli istinti, a tutto quello che sei e non sei. Certe volte penso che in fondo in fondo, la nostra parte più profonda è acqua. Incomprimibile eppure senza forma. E giorno dopo giorno, da quando nasciamo e quell’acqua esplode come una sorgente in pianto salato e urla e merda liquida nata dal liquido amniotico, ebbene tutta quella vita è troppa. Piano piano costruiamo un vaso fatto di “non si deve fare”, di” vorrei ma non posso”, di “questo è ingiusto”. E la terra di quel vaso è fatta di tante parole. Insomma per questo penso che sia giusto studiare, per avere un po’ più di argilla per fare quel vaso, per dare un po’ più di spazio a ciò che siamo realmente. Poi il bello è che quell’argilla ce la dividiamo, la dividiamo con tutti gli altri che quella parola la usano e ne sono costruiti tanto quanto noi.
Parole mitiche. Penso che ce ne siano tante. Pezzi d’argilla così grande che ci tiri fuori milioni e milioni di pezzi di vaso. Prendetene tre, libertà, uguaglianza, fraternità, i tre miti della modernità occidentale. A me fanno girare la testa, a me fanno accapponare la pelle. Chissà forse perché son cresciuto leggendo ” I miserabili” e poi mi han fatto leggere la nostra costituzione e poi mi son rimaste frasi, frammenti ancora più grandi, tipo: “gli uomini nascono e muoiono liberi ed uguali nei diritti”. Con queste parole ci son cresciuto, sono diventate una parte di quello che sono ma non sono, dato che mi delimitano, appunto esse sono il vaso e non l’acqua, anche se alla fine io sono sia il vaso che l’acqua. Anche se poi il vaso diventa enorme al punto di non poterlo mai riempire, infinito eppure fragilissimo: credo sia quello il nichilismo e credo sia perché in fondo sono un nichilista che mi affido a queste parole così potenti, nel cui significato non credo mai fino in fondo. Parole mitiche, che con la loro forza ti spingono ad una forma di pensiero piuttosto che ad un’altra, a immaginare il mondo in un modo piuttosto che in un altro. Queste parole hanno portato interi popoli a intraprendere guerre, rivoluzioni, a cercare teste da tagliare dato che c’è bisogno di sangue per i sacrifici più importanti. Pensate a queste tre parole, che vogliamo usare come base per il nostro modo di vita, a con che forza si sono fatte strada nei secoli, fino ad arrivare ad oggi come pietre portanti degli stati occidentali. Allora vi sembrerà più facile capire lo scontro di civiltà, altri popoli che sono sotto l’incanto di altre parole che con le nostre hanno poco da dividere. E pensate con quale facilità nascono queste parole mitiche, pensate solo ad una delle ultime nate, quella globalizzazione che ci fa credere più reale, più importante la rete, il web che non i milioni di contadini sparsi per il mondo. E questo non perché la rete non sia importate ma per cercare di mostrarvi come una sola parola riesca a distorcere le percezioni del vero, dell’altro, del mondo .
Per questo poi il dolore è enorme quando quelle parole sono usate come armi non convenzionali. Uguaglianza, detto da chi si ritiene non uguale e superiore e impone di trovare il diverso e inferiore e bruciarlo ed estirparlo perché è diverso. Fratellanza, già “foglia appena nata” eppure mai divenuta adulta. E chi grida libertà, ma il cui primo comportamento è limitare la libertà di ciascuno per il proprio tornaconto. È questa ipocrisia ciò che mi dà il voltastomaco, vedere come chi ha altri miti, come il successo, il denaro, la volontà di potere e dominio si appropri di ciò che mi fa essere, di un pezzo di me stesso e lo usi solo per la capacità di queste parole di attrarre il consenso. È come se coloro che riescono a dominare il mondo fossero riusciti ad ingabbiare delle sirene, si fossero appropriati di una forza arcaica e potentissima e stessero guidando su di un canto vuoto il destino dell’umanità.

Marco Primavera

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