Come una specie di sorriso

Quasi alla fine del 2008 Mauro ci ha scritto invitandoci a demolire i miti del passato perché quelli presenti sono inattaccabili; io questa cosa non l’ho capita, cioè non ho capito perché i miti odierni non si possono sputtanare.
Per pigrizia non ho chiesto chiarimenti ed ho assimilato l’input così come ho potuto, con molte perplessità e poche idee al riguardo.
Questa cosa dei miti fatti a pezzi dovrebbe finire su Mr Dedalus ma se poi è roba buona, allora ce la spostano su Godot che doveva essere Godò ma non so per quale motivo c’ho ritrovato una “t” in più.
Io questa roba chiamata Godot l’avrei chiamata iPoster che è più fico ma non l’hanno capito; Mauro mi ha detto che pure per lui era un nome fico ma non so se l’ha fatto per compiacermi.
Poi, siccome siamo dei nostalgici, abbiamo fatto un gioco in cui la democrazia esiste per davvero e da una votazione più o meno trasparente, è saltato fuori Godò. Il fatto che poi, quasi arbitrariamente, abbiano aggiunto questa cavolo di “t” mi fa pensare che anche nel nostro gioco c’è chi ha barato e in fondo era solo una falsa democrazia…

L’11 Gennaio del 2009 mi trovo ancora a chiedermi quale sia la linea di demarcazione tra passato e presente quando si tratta di miti.
Marta mi ha fatto delle domande ed io le ho raccontato cosa stessi facendo il pomeriggio dell’11 Gennaio 1999: ero in palestra che sudavo sulla ciclette, alla radio mandarono “Bocca di rosa” ed io pensai:
Strano, non è un brano molto radiofonico…
Il pezzo finì, come sempre, con lei che andava a braccetto col parroco mescolando sacro e profano.
Poi la spiegazione arrivò: lui se n’era andato, il pezzo radiofonico era una specie di tributo.
Marta ha ritenuto tutto questo curioso e bizzarro, tanto da farmi altre domande alle quali io non ho saputo rispondere; lei non sa molto di questa cosa qui; pensa che i Franz Ferdinand siano molto più fichi e devono pensarlo anche quelli di Rolling Stone che li ha messi in copertina, i Franz Ferdinand, proprio su quella del Gennaio 2009.
Ho letto tante cose in questi giorni e mi sono sforzato di capire cosa resti dopo la vita terrena se nel suo corso si è lasciato un segno tangibile. Con questa cosa nella testa, e con il dubbio su passato e presente, sono andato al Cinema Circus la sera dell’11 Gennaio 2009; un signore in camicia bianca e jeans ci ha raccontato, tra le altre, la “Buona Novella” ed una ragazza col violino elettrico ha reso onore agli arrangiamenti di matrice PFM.
Ad ogni verso che mi ha messo i brividi o mi ha inumidito gli occhi, ho cercato una risposta alle tante domande, quelle di Marta e quelle mie. Su Godò e Godot, sui miti da distruggere, sul passato ed il presente, sulla democrazia vera o presunta, sulle canzoni, su Emergency e la CGIL, sul violino elettrico ed il flauto traverso, su dominum ed hominem, su Genova e Springfiled e chi sa su cos’altro ancora.
Alle 23:56 dell’11 Gennaio 2009 giro la chiave e la macchina va in moto, i 4 minuti che mi separano dal nuovo giorno mi regalano l’unica certezza della serata: le mie domande non hanno trovato risposta ma mi hanno fatto pensare, emozionare, riflettere e commuovere. Tra passato, presente e poi il futuro mi resta, indelebile, un solco lungo il viso.
Come una specie di sorriso.

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