Quel che è stato è statua

- Dio salvi il Re! - annunziò il ricevitore capo delle Poste con la fermezza dei militi ignoti. Ma qui fermò il becco di botto, poiché John Mac Cormack proprio in quell'istante gli straforava la gabbia con cinque pallottole dum-dum bestialmente e anatomicamente distribuite.
[Raymond Queneau, Troppo buoni con le donne, Einaudi 1984
]

Athlone è una cittadina irlandese priva di particolare interesse. Una località anonima come anonime sono tutte le località di passaggio. Venendo da Dublino, Athlone è l’ultimo tentativo di urbanizzazione ed incivilimento prima di Galway. È grigia, Athlone. Certe case sono dipinte con colori vivaci, certe strade assomigliano alle strade fotografate nelle cartoline, ma essenzialmente è grigia. Grigia come grigie sono certe nostre fabbriche. Grigia come la pietra con cui è stata realizzata la statua di Padraig Henry Pearse, piovuta dal cielo nel bel mezzo di un incrocio stradale, ad un metro appena dalla pensilina dell’autobus, linea 12, circolare periferica di Athlone.
Siamo abituati a pensare la statua di un eroe nazionale al centro di una piazza, nel bel mezzo di un parco pubblico, di fronte ad una chiesa, al ripario di una nicchia. La statua di Padraig Henry Pearse è piovuta dal cielo in mezzo ad un incrocio senza semafori.
Non si può fare a meno di guardarla compiaciuti, di leggere ciò che sta scritto sul basamento: We declare the right of the people of Ireland to the ownership of Ireland, and to the unfettered control of Irish destinies, to be sovereign and indefeasible. Ecco qua, un pezzo della Dichiarazione d’Indipendenza irlandese scritta da Padraig Henry Pearse per la Irish Republican Brotherhood, proclamata da Padraig Henry Pearse sulle scale del General Post Office di Dublino nel 1916, trascritta sulla base della statua di Padraig Henry Pearse piovuta dal cielo in mezzo ad un incrocio senza semafori della grigia cittadina di Athlone.
Padraig Henry Pearse è rappresentato in piedi, coperto da un pastrano che gli arriva al ginocchio. Indossa un cappello con visiera. Attorno alla vita porta una cintura di cuoio con un fodero. La mano destra, leggermente avanzata rispetto al fianco, stringe una pistola. Il fatto strano è che l’uomo ha una posa rilassata ed uno sguardo indifferente. Non c’è nessuna enfasi, la sua espressione non ha niente di drammatico. Tutto ciò contrasta nettamente con il fatto che impugna la pistola. Si trattasse di un soldato stecchito dal fuoco del nemico nessuno ci si farebbe caso, ma questo è un uomo che passeggia tranquillamente lungo una strada del centro, il lunedì mattina, pistola in pugno. Se almeno fosse una statua di bronzo… sai com’è, il bronzo drammatizza subito, accresce la tensione. Molte statue vengono realizzate con il bronzo ricavato dalla fusione di qualche cannone di qualche battaglia di qualche guerra e perciò queste statue trasmettono un senso di opprimente gravità. La statua di Padraig Henry Pearse è di pietra grigia, della stessa pietra delle case intorno, dello stesso grigio di certe nostre fabbriche. È per via di questa pietra grigia che Pearse ha un aspetto così popolare e così fuori dal tempo.
Fosse di bronzo, quella statua lì, nessuno la degnerebbe di uno sguardo. Si trovasse al centro di una piazza o dentro un parco cittadino o ancora davanti ad una chiesa verrebbe ignorata bellamente. Invece l’hanno messa al centro di un incrocio senza semafori e l’hanno fatta grigia come grigie sono certe nostre fabbriche.
La statua di Daniel O’Connell, ad Ennis, si trova al centro della piazza principale, sulla sommità di una colonna gigantesca che per vederla fino in cima devi inarcare la schiena. A quella statua lì è toccata la stessa sorte dell’uomo che rappresenta: ignorata da tutti. Eppure O’Connell, che era un avvocato, costrinse gli Inglesi a mandar giù la storia dell’Atto di Emancipazione, cioè il diritto dei cattolici di essere eletti e di accedere alle pubbliche funzioni. Eppure O’Connell, che era un deputato, durante i comizi faceva il tutto esaurito e la folla lo acclamava tipo una rock star. Eppure… Poi, un giorno, finito. Lui annulla un comizio a Clontarf temendo scontri con le forze britanniche e la gente lo abbandona, se lo dimentica seduta stante, quelli che gli erano più vicini gli voltano le spalle per fondare il movimento nazionalista Young Ireland. E lui resta lì, sulla sommità di una colonna gigantesca che per vederla fino in cima devi inarcare la schiena.
Eppure O’Connell si è anche meritato una strada a Dublino, ed un ponte, ed una statua. Una strada che è la più larga di Dublino, un ponte che è il più largo di Dublino, ed una statua, che è la più monumentale fra le statue collocate nel terrapieno della strada più larga di Dublino. Comunque, da quel giorno lì, finito. Lui in cima alla colonna, gli Irlandesi con la schiena dritta. Tant’è che a Dublino prima gli hanno dedicato una strada, un ponte ed una statua, poi gli hanno piazzato proprio di fianco William Smith O’Brien, capo del Young Ireland, infine, estremo affronto, hanno tirato su una colonna di 40 metri – ben più alta di quella eretta ad Ennis – su cui hanno fatto salire… Nelson! L’ammiraglio inglese! Quello di Trafalgar!
Non solo. Data la natura del monumento, anche Nelson correva il rischio di essere dimenticato. In suo soccorso venne, incredibilmente, l’IRA. L’8 marzo 1966, per festeggiare i cinquant’anni dall’insurrezione di Pasqua, fece saltare in aria la statua. A dimostrazione dell’impareggiabile capacità nel maneggiare l’esplosivo, quelli dell’IRA riuscirono nell’impresa senza rompere neppure un vetro degli edifici circostanti. Quando poi si trattò di demolire la parte di colonna ancora in piedi ed il basamento, l’esercito inglese mandò in frantumi le finestre di tutto il vicinato.
Sicché Nelson, ancor oggi, fa sbellicare gli Irlandesi… che non dimenticano la colonna di 40 metri, anche se non è più al suo posto. O’Connell è lì, in cima, senza un irlandese che abbia voglia di stirarsi la schiena. Padraig Henry Pearse, invece, passeggia tranquillamente lungo una strada del centro, il lunedì mattina, pistola in pugno. Poi entra nel General Post Office di O’Connell Street (proprio così, O’Connell Street) e dà il via all’insurrezione di Pasqua. Assieme a 1000 uomini degli Irish Volunteers resiste sette giorni agli attacchi dell’artiglieria inglese. Prima di arrendersi ed essere fucilato, a soli 35 anni, fa in tempo a proclamare la Repubblica Irlandese e a leggere la Dichiarazione d’Indipendenza: We declare the right of the people of Ireland to the ownership of Ireland, and to the unfettered control of Irish destinies, to be sovereign and indefeasible.

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