Il tulipano nero

Certo, va anche detto che Parigi non è la Francia e che l’11° arrondissement non Parigi. O forse lo è più di ogni altro quartiere, nella sua essenza contraddittoria. Non lo so, ma ne sono quasi certo. E finalmente posso scrivere un pezzo senza ansie di coerenza. Giù, a ruota libera. Una carte blanche anche per me, s’il vous plait.
La carte blanche, che magnifica idea! Dare carta bianca ad uno scrittore… ma ci pensate? Una follia! C’è un locale, a Parigi, si chiama l’Ogre à plumes, che dà carta bianca agli scrittori. Loro vanno, organizzano piccoli eventi, invitano altri scrittori, più o meno conosciuti, leggono, discutono, riflettono, fanno poesia. Ah! fare poesia. Ah! fare della poesia a ruota libera!
Carlo Bordini è stato invitato dall’Ogre à plumes. Carta bianca, naturalmente… per fare della poesia. Ah! fare della poesia. Avrei voluto essere lì. Mi sono dovuto accontentare del suo breve resoconto riportato su L’Unità del 24 aprile. “La città in mano agli scrittori. In Francia si può”. È questo il titolo dell’articolo di Carlo Bordini comparso su L’Unità.
Oggi è il 29 aprile, il nuovo sindaco di Roma è Alemanno ed io non faccio che pensare a quel titolo, la città in mano agli scrittori… tutta la città? Fosse solo l’11° arrondissement sarebbe comunque un miracolo. Del resto, se c’è un quartiere in cui il miracolo può avvenire, questo quartiere è proprio l’11° arrondissement. La presa della Bastiglia, la difesa della Republique, l’unità nazionale e poi il quartiere del legno (il faubourg Saint-Antoine, 46.000 operai sul finire dell’800), il quartiere del ferro (in place Lèon Blum, che già il nome…), quello della ferraglia, il quartiere dei bordelli tra Place de la Bastille e Saint-Paul, il quartiere delle case popolari (Rue des Immeubles Industriels). Quartiere di operai e di immigrati, dunque. Perfino oggi, nonostante la ricca borghesia abbia invaso loft costosissimi e finanziato locali alla moda, negozi di abbigliamento di lusso e ristoranti giapponesi, resistono angoli fedeli alla vocazione del quartiere. Rue de la Roquette, ad esempio, è il polo d’attrazione della nuova immigrazione turca, vietnamita o thailandese. L’intera Bastoche è meta serale dei ragazzi della banlieu. Frequentazioni assai poco gradite alla fauna chic che tenta di rimpiazzare gli storici abitanti del quartiere.
I soldi per la cultura in Francia ci sono, dice Bordini, ma vengono dati soprattutto a organizzazioni ufficiali che creano una cultura ufficiale. Quella che piace molto alla fauna chic, aggiungo io. La cultura fuori circuito si rifugia nelle vie più discrete, in luoghi come l’Ogre à plumes, fuori dal cono d’ombra della Bastiglia. E la prigione, o meglio, il suo nome – che è tutto ciò che ne è rimasto – assolve alla perfezione il ruolo di monumento alla contraddizione. Quando nel 1789 venne presa d’assalto era praticamente vuota. Ospitava solo 7 prigionieri. Luigi XVI aveva già da tempo deciso di demolirla perché d’intralcio allo sviluppo della città. Il popolo scaricava la sua rabbia contro un simbolo vuoto. Nemmeno quei 7 prigionieri vennero liberati: la prigionia li aveva resi folli e fu necessario richiuderli altrove. A scuola ci insegnano che la rivoluzione francese coincide con la presa della Bastiglia. Ebbene, il 14 luglio 1789 Luigi XVI annotò sul suo diario: “Oggi, niente”.
Che smacco!
Insomma, un quartiere rivoluzionario o no? Dipende. Come i boulevard di Hausmann vennero progettati per impedire l’innalzamento di barricate nei vicoli della vecchia Parigi, così l’interramento del canale Saint-Martin – nell’11° arrondissement – servì a creare una via di rapido attraversamento per le truppe in caso di rivolta. Il timore di sollevazioni è durato a lungo. Certo, il Maggio del 68 scelse il Quartiere Latino (motivo per cui il pavé tanto caro ai ribelli venne frettolosamente coperto da uno spesso strato d’asfalto… ed è interessante notare come l’urbanistica assuma continuamente una funzione di controllo sociale), ma quasi tutte le successive manifestazioni sindacali e politiche hanno continuato a seguire lo stesso percorso: Bastille-Republique. Qui venne festeggiata la vittoria di François Mitterrand, qui marciarono gli studenti durante la protesta del 1986, qui hanno rivendicato i propri diritti le nuove generazioni di immigrati magreibini, e qui nel 2006 si sono concentrati i cortei di protesta contro i contratti di primo impiego.
Un quartiere in mano a chi, dunque?
In mano al popolo? In mano alla ricca borghesia? In mano ai turisti? In mano agli scrittori (fosse solo per due giorni)? Questo non lo so. Ma so a chi avrei dato la mia preferenza. So a chi è in mano Roma oggi. Ma non so se l’altro meritava una preferenza. So di poter scrivere: “Oggi, niente”. Ma non so se qualcuno progetta la (ri)presa del Campidoglio. So che una città può finire in mano agli scrittori solo se qualcuno ha il coraggio di scriverlo. So che in molti faranno di tutto per impedirlo. Inaugureranno boulevard, interreranno canali, asfalteranno pavé. Ma la poesia a ruota libera va troppo veloce anche per loro. Ed è già passata al 12° arrondissement.

Mauro Orletti

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