Non fiori ma opere di bene

Quest’anno mi piacerebbe dire che le mimose ce le possiamo risparmiare, mi piacerebbe non barattare il mio essere donna con un fiore, per quanto bello e simbolico.
Quest’anno, e per tutti gli anni a venire, auspicherei che si concedesse alle donne una certa fiducia, che fosse loro riconosciuta la responsabilità che, comunque la pensi Ferrara o chi per lui, esse hanno e avranno sempre.
In un’intervista al «Corriere della sera» dell’8 maggio 1981 il filosofo Norberto Bobbio, di recente citato da Giuliano Ferrara nell’ambito del dibattito sulla moratoria contro l’aborto, parlando della legge 194 sull’interruzione di gravidanza affermava l’esistenza del diritto di nascita e quanto esso avesse rilevanza nel dibattito sulla legittimità o meno dell’aborto.
Il noto filosofo continuava nel corso dell’intervista ad esporre la sua posizione nei confronti dell’aborto: in particolare sottolineava come su questo argomento ci fossero tre diritti in contrapposizione tra loro, in maniera tale che necessariamente l’affermazione dell’uno comportasse la violazione degli altri. Primo fra tutti il diritto “della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole”, secondo “il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere super popolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite”, infine ultimo, ma chiaramente non tale per l’intervistato, “il diritto fondamentale del concepito, … il diritto di nascita” [Norberto Bobbio:ecco perché sono contro l’aborto, intervista di Giulio Nascimbeni ].
In nome di quest’ultimo diritto, secondo Norberto Bobbio, si dovrebbe rinunciare alla difesa e all’affermazione degli altri due, perlomeno utilizzando lo strumento dell’interruzione volontaria della gravidanza. Ciò premesso, l’aborto sarebbe giustificabile esclusivamente in quanto “extrema ratio” dello Stato impegnato nel tentativo di regolamentare una pratica che sembrerebbe altrimenti esercitata illegalmente e quindi incontrollata. Nondimeno però, la liceità che la legge garantirebbe sarebbe lontana dal comportare una automatica legittimità morale. Parola di Bobbio.
Cosa aggiungere a cotanto pensiero? Forse che al contrario è piacevole, facile, direi un diversivo consigliabile a tutti quello di sdraiarsi su un lettino ospedaliero, divaricare le gambe e farsi raschiare l’utero? No, decisamente l’aborto è l’ ”extrema ratio” anche per le femministe e per le donne tutte…
Giuliano Ferrara, la cui posizione nei confronti dell’interruzione volontaria di gravidanza è stata di recente affermata con energia nell’ambito di una proposta di moratoria contro l’aborto, afferma che bisognerebbe investire sull’assistenza alle donne in maternità, aiutare e sostenere coloro che si trovano ad affrontare una gravidanza indesiderata, magari soltanto perché insostenibile dai più svariati punti di vista. Come dare torto a Giuliano Ferrara? Non chiedono forse le donne per prime assistenza, tutela e agevolazioni maggiori ?
Ma l’illuminato moralizzatore Giuliano Ferrara si è spinto molto più in là, fino ad equiparare l’interruzione volontaria di gravidanza con la pena di morte e da qui a proporre una similare moratoria come quella approvata di recente dall’Onu. “Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486” [da Gli editoriali di Giuliano Ferrara, “Il Foglio”, 20/12/2007].
Bene, se la presunta salute della donna, se la sua salvezza e il suo diritto di non avere figli che non vuole non sono sufficienti allora contesto direttamente il tanto sbandierato diritto di nascita. Come può qualcosa che non esiste ancora avere dei diritti se non in linea di principio, in quanto possibile vita? Si ha il diritto di vivere dignitosamente e di non morire, ma non credo si possa parlare di diritto di nascere, perché l’esistenza di ciascuno di noi dipende, in ultima istanza, dalla scelta di una donna. Quello che bisogna ricercare è che questa decisione sia il più possibile libera, serena, consapevole perché questo sarebbe garanzia di una scelta equilibrata, in maniera da non condannare madri e figli a vite infelici.
Nessuno può scegliere, nel bene e nel male, quando e se nascere; un uomo ed una donna, e ribadisco UNA DONNA, scelgono di dare origine ad una vita, non deve essere un caso o qualcosa da vivere come una condanna o come il volere ineluttabile di Dio.
Informazione, educazione, conoscenza potrebbero evitare scelte dilanianti, anche se legittime, in particolare si eviterebbe finalmente che donne già provate da situazioni difficili siano anche colpevolizzate dal giudizio di paladini improvvisati. Forniamo alle giovani donne gli strumenti per evitare di dover affrontare esperienze terribili e traumatiche, senza ipocrisie e sensi di colpa.
Lasciate che le donne vivano la gravidanza come una decisione che riguarda solo la loro vita e quella di chi esse vogliano coinvolgere; allo Stato non deve interessare altro se non il benessere dei suoi cittadini…viventi però.
Per quest’anno, dunque, non fiori ma opere di bene.

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