In vitro veritas

Alcuni giorni fa sono stato dal medico. Sin qui nulla di strano; un po’ di sana ipocondria fa parte dell’italiano medio a base di mafia, spaghetti e mandolino. Il medico in questione, però, è un po’ sui generis per il seguente motivo: o è un cialtrone, o è un illuminato.
Nel mezzo nulla, neanche più la virtù.
Senza troppi giri di parole, replicando il trattamento da me avuto, vi racconto che il dottore in questione è abbastanza certo che non supererò i cinquant’anni, perché, ascoltate bene, a quarantotto anni (né uno n più, né uno in meno) mi verrà il cancro al colon. E ciao. Il tutto, ovviamente, se non mi curerò!
Meno male…
La visita singolare e, a tratti, divertente alla quale mi sono sottoposto, ha tutta via risvegliato in me un pensiero che si era andato formando già da tempo sulle lobby dell’industria farmaceutica. Il motivo è lampante leggendo le prime righe (poche) che Wikipedia dedica all’argomento:
L’industria farmaceutica è il settore economico che riunisce le attività di ricerca, di fabbricazione e di commercializzazione dei farmaci per la medicina umana o veterinaria. È una delle attività industriali più redditizie e importanti economicamente al mondo.” Al mondo, capite?
L’idea me l’ero fatta alcuni anni fa guardando GP di Formula1. Lo so, le due cose sembrano alquanto disgiunte, medicine&motori non suona altrettanto bene come donne&motori. Però forse potrebbe suonare bene al pari di tabacco&motori alla luce dell’insegna che, più genericamente, recita soldi&motori. E qualche conto, inizia già a tornare.
Per essere più chiari, il circuì della F1 ha intrapreso da anni il periglioso cammino disseminato di trappole per gli sponsor tabaccai (come vengono definiti questi mecenati dei 10 cilindri a V) che vedono le monoposto private del loro nome in un numero sempre maggiore di GP a causa della lotta senza frontiere intrapresa contro il fumo. Ecco allora saltare fuori un uomo in camice bianco che dice: Se i tabaccai escono dal giro, l’industria farmaceutica è pronta a sponsorizzare la F1!!!
Wow, fantastico.
Vi immaginate la Ferrari con la scritta “Imodium” sull’alettone o la McLaren con su scritto “Preparazione H”???
Al di là della facile ironia (esistono medicinali dai nomi accattivanti più di quelli di alcune sigarette) il dato fondamentale è che, in quanto a quattrini, l’industria farmaceutica non ha niente da invidiare a quella del tabacco. L’una opera (in teoria) a fin di bene, l’altra (quasi sicuramente) a fin di male. Ma torniamo al cialtrone illuminato…
Sempre nel corso della visita, il dottore ha sparato a zero contro la razza dei medici e le ditte farmaceutiche che ci rifilano prodotti in grado di fare più danni che altro all’organismo umano già abbastanza provato dagli attacchi quotidiani dell’industria degli idrocarburi. Questa affermazione ha risvegliato in me il pensiero di cui ho accennato, che poi è più una domanda, e che grosso modo si esplicita così: all’industria farmaceutica conviene più mettere a punto un vaccino definitivo per l’HIV o rifilare degli anti-virali ad un numero compreso tra 35 ed i 45 milioni di infettati sparsi per il mondo per una ventina d’anni?
Oppure, facendo un passo indietro di circa un secolo, sarebbe economicamente vantaggioso debellare il diabete o vendere dell’insulina (dal 1923) per tutta la vita ad ogni singolo diabetico che esista sulla terra?
Probabilmente questi ragionamenti offendono o peggio feriscono quei ricercatori che fanno della loro attività una vera e propria missione dedicandosi anima e corpo alla sperimentazione pura per il raggiungimento di un risultato che rappresenti il materializzarsi di un ideale. Purtroppo, volendo fare l’avvocato del diavolo, business is business anche quando si tratta della salute delle persone. Per cui non siamo semplici clienti dell’industria farmaceutica ma anche lo strumento per accrescere a dismisura il suo profitto.
Un po’ come essere manovrati a mo’ di marionette e spremuti fin tanto che c’è qualcosa da spremere. Poi via ed avanti un altro, o meglio avanti un’altra.
Malattia, ovviamente, oppure epidemia.
Strano che poi con la SARS la faccenda sia durata così poco; strategia di marketing errata sembrerebbe… Oppure proprio la SARS è la prova che il mio ragionamento è assolutamente sballato e che lo shock di sentirmi dire che, potenzialmente, potrei crepare tra vent’anni mi ha turbato e spinto a scrivere delle idiozie.
Pensate che non finirei di pagare neanche il mutuo… Questo, però, mi darebbe un pizzico di soddisfazione…
Insomma, che vi piaccia o no, che ci crediate o no, anche questa volta ve l’ho raccontata così come mi è venuta. Per parafrasare il Maestrone, ignoratela come avete ignorato le altre e poi (se ha ragione il cialtrone illuminato) saran le ultime, ormai.

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