RT4524

Tristano si associa al mito. Il mito si associa ad un racconto. Un racconto si associa ad una storia scritta. Al mito viene attribuito un significato religioso o spirituale. Questo però non implica né che la narrazione sia vera, né che sia falsa.
Anche il “Tristano” di Nanni Balestrini non implica una narrazione né vera né falsa. Anzi diciamola meglio. In realtà non esiste una vera narrazione. Non c’è un filo logico. Non è l’ideatore del romanzo che scrive la storia. Per farla breve Balestrini ha scritto un romanzo che non ha scritto. No, non è un delirio e nemmeno un gioco di parole. Semmai il gioco lo si trova in Tristano stesso. Ed è un gioco un po’ numerico, un po’ letterario, un po’ artistico e soprattutto molto tecnologico.
Partiamo dall’inizio. Ovvero dai numeri e dall’arte combinatoria.
RT4524. è il numero del mio “Tristano”.
109.027.350.432.000 è il numero delle versioni virtuali di “Tristano”.
1966 anno in cui la prima variante viene pubblicata dalla Feltrinelli.
Ma non ancora è tutto chiaro.
Passiamo allora all’argomento successivo. Quello tecnologico. Balestrini stesso nella prefazione del libro dice: oggi […] le macchine Xerox sono in grado di stampare in modo rapido e continuo libri dissimili. Si è resa così possibile la pubblicazione di Tristano nella versione a suo tempo progettata: una tiratura di copie uniche numerate, contenente ciascuna una diversa combinazione del materiale verbale precostituito, elaborata dal computer secondo un programma verbale stabilito.
Si inizia dunque a fare un po’ di chiarezza. Balestrini da corpo ad un’idea letteraria che mette in crisi la tipografia di Gutemberg, che produce esemplari tutti identici tra loro, superando la riproduzione meccanica tramite l’elettronica digitale.
Grazie alla nuova tecnologia, ogni libro stampato è una variante singola. Ogni copia è unica. E la sua unicità è data dal caso e dall’imprevedibilità con la quale il computer spezzetta e riordina le varie frasi del libro, suddiviso in 10 capitoli di 30 lasse ciascuno.
Si ha dunque il ribaltamento totale di quel che è stata, detta in maniera semplice, la catena naturale della produzione del libro fino ad oggi. Ovvero: lo scrittore scrive un’opera che è unica. La da alla casa editrice e questo ne stampa e ne distribuisce migliaia di copie tutte identiche tra loro.
Nel caso di Balestrini invece accade quasi il contrario: da varie opere (manuali di fotografia, atlanti, romanzi rosa, giornali, guide turistiche) dunque da diversi scrittori, si creano attraverso il computer tante diverse versioni del romanzo. Una volta stampate, le copie distribuite sono dunque uniche.
Allora dopo tutto questo bel preambolo, non è che la curiosità a guidare all’acquisto. La curiosità di porre a raffronto almeno due versioni. La curiosità di andare a vedere come può esser fatto questo romanzo nella realtà. Di leggere e capire come si può dipanare una storia dettata dalla combinazione di un computer.
Allora si va in Feltrinelli e si compra. Si apre il libro a caso, per esempio a pagina 8 e si prende un rigo a caso : si guardò le mani. Una forma può essere trasferita in altro luogo acquistando nuovo significato o conservando contemporaneamente quello primitivo. Sotto le sue mani si sviluppano forme che considerate dal punto di vista tattico ci portano quasi al limite dell’intelligibile.
A questo punto vien da pensare, che le frasi tra loro apparentemente sconnesse, hanno una sorta di continuità logica. In effetti nell’esempio preso in considerazione si ha che nella prima frase c’è la parola “forma”. Nella seconda c’è “mani”. Nella terza ci son sia “forma” che “mani”. Ma è impossibile capire se è la macchina stessa ad operare alcuni legami, oppure se è il lettore che cerca disperatamente un nesso in frasi, che lette in maniera continua, non portano effettivamente a nulla. O per lo meno non si arriva alla corposità di un romanzo con personaggi e storie che si intrecciano logicamente. Anche il fantasmatico C, sempre presente nel romanzo, non ha corpo. Può essere un uomo o una donna. Può essere anche un luogo. Può essere ogni cosa. E rende il tutto ancor meno chiaro, ma forse più intrigante.
Allora si resta un attimo in Feltrinelli con il libro tra le mani. Si rimane un po’ perplessi. Ci si pensa un po’ su. Ma ci si dirige in cassa comunque e lo si acquista, anche solo per collezionismo.
Anche solo perché è pur sempre un’opera unica. Anche solo perché è un testo rivoluzionario. Perché è un’idea magnifica e allo stesso tempo terrificante, quella di far fare della letteratura ad un computer.
Ma quando si esce dalla Feltrinelli e ci si chiude in casa per continuare a leggere, si ha un sorriso in faccia che vien dettato da un semplice pensiero: son pur sempre meglio i romanzi di noi miseri umani.

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