E’ un macaco senza storia

Il capitolo 10 del libro “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq s’intitola Julian e Aldous. In questo capitolo ci sono due fratelli, Bruno e Michel, che parlano di altri due fratelli, Julian e Aldous (Huxley) appunto. Parlano del libro di Aldous “Il mondo nuovo”, anno 1932.
Nel mondo nuovo di Aldous (i cattolici si tengano forte ed inizino a sgranare il rosario) viene descritta una società felice il cui modello è sostanzialmente basato su: controllo della procreazione, collasso dei rapporti di parentela, eliminazione della distinzione fra età. I sessantenni, fisicamente e spiritualmente, sono uguali ai ventenni. Quando l’invecchiamento non può essere contrastato ci si congeda tramite eutanasia. Tragedie e sentimenti estremi scompaiono. La libertà sessuale è assoluta, non esistono limiti al piacere.
Una provocazione? Bruno, più o meno alle nove di sera, dopo aver bevuto più o meno un bicchiere, dice più o meno di no. Dice che “Il mondo nuovo” non è la condanna (più o meno implicita) di un incubo totalitario, ma un paradiso al quale ambire. Dice anche che Aldous è un pessimo scrittore ma un incredibile interprete della realtà: è stato il primo, infatti, ad intuire quanto avrebbero contato per il futuro evoluzione scientifica e sviluppo tecnologico, il primo a comprendere che la biologia avrebbe raccolto il testimone della fisica.
Michel non è d’accordo. Aldous non è stato il primo. In “Ciò che oso pensare” Julian ha già elaborato le idee su controllo genetico e miglioramento della specie che poi, magicamente, sono finite ne “Il mondo nuovo”. Di più, Julian ha già espresso la tesi secondo la quale progresso scientifico e materialismo hanno distrutto le basi delle religioni tradizionali. E poiché nessuna società può fare a meno della religione, Julian ha provato ad elaborarne una tecno-compatibile. Per farlo è partito da dove le altre religioni hanno fallito, ossia dal desiderio. Il desiderio, infatti, è fonte di sofferenza. Allora, anziché incaponirsi nell’organizzazione del desiderio, lui ha provato ad annientarlo. Ma non ci è riuscito. E non è riuscito ad elaborare una nuova religione.
Non c’è riuscito nemmeno suo nonno, Thomas Henry Huxley, meglio noto come il “mastino di Darwin”, accanito difensore delle tesi evoluzionistiche. Raccontano le cronache che il 30 giugno 1860, durante una riunione dell’Associazione Britannica per il Progresso della Scienza dell’Università di Oxford il vescovo Samuel Wilberforce, meglio noto come “Sam il viscido”, ostinato denigratore di chiunque tentasse di dimostrare che una scimmia dello zoo fosse un suo antenato, chiese a Thomas Henry se riteneva di discendere da una scimmia per parte di madre o per parte di padre. E quello rispose In quanto a discendere da una scimmia, non mi vergognerei se fosse questa la mia origine. Ma mi vergognerei invece se fossi stato generato da chi prostituisce i doni della cultura e dell’eloquenza mettendoli al servizio del pregiudizio e della falsità.
Alle domande formulate da Rosa Alberoni nel libro “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin”, Thomas Henry non avrebbe risposto in questi termini, se non altro perché non risulta che la scrittrice abbia ricevuto il dono della cultura o dell’eloquenza. Non avrebbe risposto affatto. Ma siccome il mondo è bello perché vario, Mauro Mazza (direttore del TG2), il cardinal Renato Martino (presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace), Rocco Buttiglione (politico… nessuno crede alla storia che sia anche un filosofo) e Antonio Gaspari (giornalista, tra i firmatari del vergognoso documento “Il manifesto dei Cristianisti”) si sono dati appuntamento alla Pontificia Università Lateranense per fornire alcune risposte. La piccola assise, sembra evidente, è quanto di più lontano da un’associazione per il progresso della scienza. Il ruolo di “Sam il viscido”, comunque, è stato ben interpretato.
La parte del “mastino di Darwin”, al contrario, è rimasta vacante. Dopotutto, neppure un mastino avrebbe accettato di misurarsi con l’immagine libresca della signora Emma Darwin che tira la barba del marito per farlo rinsavire, che gli rimprovera quel suo razionalismo ateo, che fa i salti mortali al pianoforte per trasmettergli il senso del mistero, che educa i figli alla religione cristiana. Nemmeno un cane riterrebbe credibile la trovata letteraria di un Darwin che tiene segrete le sue teorie, che le annota – per amor del quieto vivere – in taccuini nascosti.
Oggi, nelle vesti di noglobal – animalisti – pacifisti – scientisti -adoratori di Darwin, ci sono i soliti atei distruttori, che hanno uno scopo ossessivo: cancellare Cristo, distruggere la civiltà ebraico-cristiana, dopo averne succhiato il sangue e l’essenza. Sono i soliti distruttori che cercano di abbeverare la loro sete di dominio in nome del primato individuale. Questo è quello che pensa e (incautamente) dice la signora Alberoni nel suo libro. Risposta (non petita) alle domande: discendiamo davvero dalle scimmie? È ammissibile che il mondo sia soggetto al caso? la selezione naturale va applicata anche per sopprimere i più deboli, magari prima che nascano?
La disonestà intellettuale è tutta qui: si parte da Darwin e si arriva dritti dritti all’aborto, alla Legge 40, alle coppie di fatto, al testamento biologico, alle ricerche su cellule staminali adulte, al Comitato Nazionale di Bioetica… e Darwin ne esce sempre sconfitto.
Alle domande risponde Mauro Mazza affermando allegramente che nonostante il darwinismo e (più in generale) l’evoluzionismo godano di ampia fama, in tutti i continenti esistono scienziati di varie discipline che lo contestano. Il che dimostrerebbe che si tratta di una teoria che va oltre i confini della scienza e diventa ideologia (ma chissà quanto soffrirebbe Mazza scoprendo che in tutti i continenti ci sono sacerdoti di varie religioni non cristiane, il che – a rigor di logica – dovrebbe dimostrare che il cristianesimo va oltre i confini della religione e diventa ideologia).
Alle domande risponde il Cardinal Martino affermando (e scrivendo, nella prefazione del libro) che il Dio di Michelangelo è il Dio che cerca l’universo secondo verità e amore e vi colloca l’uomo in una posizione preminente, la barba di Darwin – al contrario – rappresenta l’ideologia darwinista che pone il mondo a caso e considera l’uomo solo un anello della filiera evolutiva. Il darwinismo è figlio di un marxismo che ha fatto il suo tempo.
Alle domande tenta di rispondere Rocco Buttiglione sostenendo impunemente che il darwinismo ha causato le degenerazioni da cui sono derivate le teorie razziali praticate dal Nazionalsocialismo, il classismo, l’eugenetica, il peggior colonialismo, la discriminazione biologica.
Se non sapessi chi è Rocco Buttiglione penserei che abbia letto anche lui (e frainteso) “Le particelle elementari”. Michel, infatti, al termine della discussione dice a Bruno che il cammino della biologia sarebbe stato assai più veloce se l’ideologia nazista non avesse contribuito in modo decisivo a screditare l’eugenetica. E Rocco ha fatto 2 + 2.
= 19
Quanta disonestà intellettuale occorre per partire da Darwin ed arrivare indifferentemente a Legge 40 o Nazionalsocialismo? Quanto cinismo occorre per sostenere che una donna che decide di abortire sta praticando una selezione naturale della specie (l’evoluzione darwiniana) assai simile al miglioramento della razza perseguito dalle pratiche naziste?
E pensare che il povero vecchio Charles aveva detto semplicemente che la riproduzione di animali della stessa specie stanziati nello stesso territorio danno luogo ad una generazione. In questa generazione le caratteristiche intrinseche si distribuiranno in modo più o meno casuale. Poi, una volta cresciuti, alcuni componenti della generazione svilupperanno le caratteristiche necessarie per sopravvivere. I loro figli avranno quindi le caratteristiche dei padri, mentre le caratteristiche più deboli o inutili andranno perse. E così via, fino a portare dei sostanziali cambiamenti nella popolazione. Cambiamenti che il povero vecchio Charles aveva semplicemente definito evoluzione.
Eppure, a leggere la Alberoni, a sentire Buttiglione, a leggere la finanziaria (esenzione dal pagamento dell’ICI degli immobili a uso commerciale di proprietà degli enti ecclesiastici, pagamento della prima tranche dei contributi statali alle scuole paritarie private, ecc…), viene il dubbio che qualcosa nella filiera evolutiva sia davvero andato storto.

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