Regine socialiste

Un trafiletto nelle pagine interne dei giornali di quest’estate “Nella sua consueta trasmissione tv-fiume quotidiana, «Alo Presidente», ha annunciato l’ennesima modifica alla Costituzione, la 34esima: Una legge speciale stabilirà l’unità politico-territoriale della città di Caracas, che si chiamerà la Cuna de Bolivar y Reina del Guaraira Repano (Culla di Bolivar e Regina del Mare fatto Terra)”. Preoccupati commenti della sinistra venezuelana, vicina a Chavez “La proposta è incoerente con i principi anti-imperialisti che implicano il superamento della monarchia come sistema politico. Per cui bisognerebbe chiamarla magari ’Figlia (e non regina) del Guaraira Repano”. Si attende dicembre quando si terrà il referendum sul pacchetto di riforme costituzionali, già approvato dal Parlamento, che prevede anche l’approvazione del numero illimitato di mandati presidenziali e la settimana lavorativa di 36 ore. Ma Chavez ha già assicurato che «annienteremo di nuovo l’opposizione anti-patria in questa nuova battaglia per l’instaurazione dello Stato socialista»” (da La Stampa.it). Capito?! La sinistra venezuelana (che sarebbe il Partito al potere ovvero la guida del popolo rivoluzionario) si preoccupa perché il nome “Regina” contrasta con i princìpi repubblicani, i quali invece, a quanto pare, non hanno nulla da temere dal referendum che darebbe ad una stessa persona la possibilità di restare al potere per sempre.
Ne avevo già lette altre, su questo Chavez, tipo che ha cambiato il fuso orario del suo Paese, che ha rigirato il cavallo che compare sulla bandiera nazionale, che prima guardava a destra e ora a sinistra, insomma roba da “dittatore dello stato libero di bananas”.
Uno là per là pensa a stranezze esotiche, come nella canzone di Conte, … Sudamerica Sudamerica, e i ballerini che aspettan su una gamba, il caldo l’umidità…
E poi alla fine, inevitabile, il “chissenefrega”, con tutto quello che succede qui, mettersi a pensare pure alle regine che passan per la testa dei dittatori sudamericani…
Ma se uno ci si mette a pensare, alle persone, alle facce, e provi a figurarti i compagni dei Partiti di sinistra del Venezuela e dell’Italia e i tuoi compagni che difendono Chavez, che mettono in guardia dal credere alla velenosa propaganda dei media occidentali foraggiati dagli USA, allora ti senti in dovere di approfondire. Perché se gli uni hanno ragione gli altri mentono spudoratamente, hai voglia a dire che la verità sta nel mezzo, che non è tutto nero o bianco. In sudamerica (e in Italia) è così, o si odia o si ama, o si incensa o si denigra. Spiegare, informare, comparare, fare le pulci e poi concludere alla fine che non c’è una Ragione e un Torto, è un lusso da anglosassoni, buono solo per perdere le elezioni.
E allora avanti con i motori di ricerca a districarsi tra le Notizie Vere di una parte e dell’altra. Viene fuori che Chavez non è un dittatore, perché è stato eletto, ha vinto più di una consultazione elettorale a furor di popolo e, rispettando le forme democratiche, ha fatto approvare una riforma delle Costituzione. Viene fuori che Chavez ha il sostegno del popolo povero del suo Paese, delle “masse” dei barrios (una sorta di favelas), che gli hanno dato oltre il 60% dei consensi e che lui, il “caudillo pop” (come lo hanno definito nel loro libro Rossana Miranda e Luca Mastrantonio) ha fatto per loro importantissime riforme, che hanno esteso l’istruzione e il sistema sanitario. Che lui, Hugo Rafael Chávez Frías, ha mandato al loro paese le grandi multinazionali del petrolio, ma non proprio con un calcio in culo, bensì con una moderata e graduale nazionalizzazione. E viene fuori che per questo ha subito, nel 2002, un tentativo di colpo di stato guidato dalla CIA e fu anche arrestato, ma riuscì a ribaltare la situazione grazie ad una portentosa mobilitazione popolare.
Ma viene fuori anche che lui, lo stesso Hugo Rafael Chávez Frías, già colonnello dell’esercito, nel 1992 fu protagonista di un colpo di stato da parte delle forze militari che tentò di rovesciare il legittimo presidente Carlos Andrés Pérez e fu arrestato e poi amnistiato a furor di popolo (naturalmente per i sostenitori di Chavez la cosa si legge nel senso che il primo eroico tentativo di rovesciare il regime ingiusto e corrotto delle oligarchie serve degli USA fallì, ma il popolo impedì che i rivoluzionari fossero eliminati). Viene fuori che, diventato presidente, ha sistemato tutta la sua famiglia in posti strategici (il padre è governatore di Barinas, un fratello è ministro dell’educazione, un altro è responsabile degli accordi tra Cuba e Venezuela, un altro è sindaco di Sabaneta, città natale della famiglia, un altro è segretario di stato a Barinas, un altro ancora è consigliere d’amministrazione di una banca privata che gestisce i fondi del governo) e pare che i Chavez si siano comprati una tenuta di migliaia di ettari, acquistati a prezzo irrisorio dai latifondisti che temevano di essere espropriati. Pare che le spese del Presidente a Palazzo Miraflores sarebbero aumentate del 1500% dal suo primo mandato (1000 dollari al giorno per preparare i pasti del Presidente, 250 mila dollari sono stati spesi per i vestiti e le scarpe, 40 mila per i suoi profumi. Per i viaggi vengono spesi 5 milioni di dollari l’anno, mentre per i ricevimenti a Palazzo 2 milioni di dollari. Fonte :“La Repubblica” del 10 giugno 2007 a pagina 19, dal titolo “Chavez, il potere è questione di famiglia”).
Viene anche fuori che nel 2004 furono raccolte oltre 3 milioni e mezzo di firme per un Referendum revocatorio, cioè una consultazione per rimuovere il Presidente, (strumento previsto dalla stessa costituzione bolivariana voluta da Chavez, ispirata ai famosi principi leninisti per cui le cariche elettive sono revocabili in ogni momento). Il referendum fu vinto dai NO, con oltre 5 milioni, mentre l’opposizione ne raccolse circa 3 milioni e 800mila che erano comunque più dei voti con i quali lo stesso Chavez era stato eletto nel 2001 (n.b. in un Paese di oltre 26 milioni di abitanti!). Pare che lo stesso Chavez abbia tuonato contro coloro che osarono firmare per il referendum “Colui che firmerà contro Chávez, il suo nome sarà registrato per la storia, perché dovrà mettere il suo nome, cognome, la sua firma, numero di carta d’identità e impronta digitale” e che un suo Ministro abbia dichiarato “Un traditore non deve stare in un posto di fiducia. E questo stato ha una politica di corrispondenza con il Governo che si ritrova, dove non c’è spazio per i traditori. Quanti siano, chi ha firmato è fuori!”. Ora pare che io conosca personalmente uno di questi firmatari che vive in Italia e che sia stato effettivamente costretto ad emigrare. Questo ragazzo più giovane di me mi riferisce che la situazione nel suo Paese è gravissima, che c’è la dittatura e chi si oppone a Chavez non solo non potrà più lavorare ma oggi rischia anche di essere arrestato. Temono anche che tra poco verrà vietato l’espatrio (è segno distintivo dei Paesi Socialisti non poter uscire, mentre in quelli capitalisti non si può entrare).
Certo una testimonianza diretta è sempre una testimonianza diretta, mica si può ignorare. Anzi mi viene spontaneo un moto di solidarietà. Però si deve anche considerare che si tratta pur sempre di un esponente delle classi agiate che con Chavez stanno perdendo parte dei loro privilegi in favore delle masse di diseredati, che del “regime” costituiscono la base sociale. Lui, il mio amico, dice che non è vero, che i voti tra i poveri se li compra con le donazioni di generi alimentari oppure li estorce con la forza o fanno brogli elettorali. Ma vai a capire…
Insomma una cosa che mi aveva quasi distolto dall’intento, dal idea di poter arrivare prima o poi ad una chiarezza per lo meno sufficiente a scrivere che non avevo le idee chiare. Ma poi l’altro giorno un altro trafiletto “Hugo Chàvez: Europa “regina” del cinismo: (..) ancora oggi, ha detto Hugo Chávez, l’Europa “ha ben 6 monarchie ereditarie e dieci regimi politici che contemplano la possibilità della rielezione illimitata dei suoi presidenti. Magari in Europa si consultassero i popoli sui suoi sistemi politici ed economici , loro che hanno re e regine che nessuno elegge e che si perpetuano per il loro carattere erediatrio” ha detto il presidente venezuelano.
Leggo i commenti su un forum, leggo i giornali italiani, tutti giù a dare del cialtrone, a sghignazzare. Resto perplesso. Stavolta qualcosa ne so. Possibile che sia tutto lì, a battibeccare se è più democratica la Regina d’Inghilterra o il Regime di Caracas?
Come se un tentativo socialista o una dittatura personale fossero cose da prendere per il culo… Come se non si trattasse della vita di milioni di persone, di una scelta politica nel più alto senso della parola. Penso a come restiamo incapaci di esprimere un giudizio, anche da sinistra, su quello che nel mondo succede ed esce fuori dai nostri schemi di “Democrazie mature”. Come ci è difficile, ancora, pensare al cambiamento, ripensare anche ai nostri cambiamenti. A quando il socialismo era il regime di mezza europa ed era anche una prospettiva reale per molti di noi.
Penso a molte cose di cui sappiamo molto poco. Penso alla nuotata di Mao Tse Tung nel fiume giallo nel 1956, fatta per dimostrare alle “tigri di carta” dell’occidente quale fosse la tempra del Presidente; penso a come avrebbe fatto sghignazzare i commentatori nostrani. Penso alla Rivoluzione Culturale e a come ha fatto innamorare tanti “compagni” che a quell’epoca avevano la nostra età. Penso ai bagni di sangue e a come abbiamo deriso e idolatrato e poi rimosso tutto.

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