Il paradosso della Tartaruga

C’è un cartello che sta sospeso sulle strade di Pescara. Una fascia lunga da lampione a lampione che porta su scritto: L’arte e la Tartaruga, omaggio a Plinio De Martiis.
C’è un pensiero allora che sta sospeso sulla mia testa. Una fascia lunga da orecchio ad orecchio che porta su scritto: “Ma chi cavolo è sto Plinio De Martiis? Ma soprattutto cosa c’entra l’arte con la tartaruga?”
Allora ‘sta fascia di pensiero che mi corre in testa, mi dice di andare a vedere di cosa si tratta. E allora senti che ti risenti, vengo a sapere che ‘sto Plinio De Martiis è morto tre anni fa. Così pare. Pare che sia Giuliese di nascita e che abbia sposato Maria Antonietta Pirandello (sì sì sì, proprio la nipote di quel Pirandello lì). E pare che la Pegoraro abbia voluto allestire una mostra in terra d’Abruzzo, proprio ora, per riuscire a spiegare quel che avveniva invece in via del Babuino a Roma dopo il ’54. C’era questa famosa galleria, La Tartaruga appunto, a pochi passi da piazza del Popolo, dove Turcato, Mafai, Leoncillo, Afro, Burri, Dorazio, Kounellis, Schifano e altri, pare che si siano messi in mostra da quelle parti, dagli anni cinquanta agli anni settanta.
Ed ora invece si mostrano qui, a Pescara, al Museo Vittoria Colonna fino al 20 di maggio.
Pare che a scoprir tutti questi talenti italiani sia stato proprio De Martiis e che sia stato lui in effetti, insieme con la Pirandello, a dar vita a La Tartaruga. Ma non è tutto qui.
Scopro infatti, al Vittoria Colonna, che questo Plinio è stato anche un gran fotografo, ma di quelli che beccano nel vivo di una conversazione magari un Ungaretti o un Duchamp, un Moravia o un Flaiano, tra un cocomero e un caffè o un quadro di Schifano sullo sfondo.
Di fianco alla sezione delle foto, inoltre, scopro una serie di cartelli, oggi acquisiti dal Museo Nazionale della Grafica, che non son altro che opere su carta realizzate da tutti quegli artisti che girovagavano in via del Babuino. Opere richieste dal De Martiis stesso, che per idea geniale, volle utilizzarle proprio come locandine delle mostre, nella vetrina della galleria.
La Pegoraro ha diviso la mostra in ben tre sezioni: le foto, i cartelli e le opere. Così mi spingo un po’ più in là nel museo, alla ricerca di Warhol, Burri, Fontana & company, appesi ai muri. Non c’è che dire, proprio una bella collezione. Un centinaio di opere circa, che mostrano l’importanza di una Tartaruga in via del Babuino.
Ma c’ho un pensiero che mi corre in testa. Sarà che è un giovedì pomeriggio, sarà che è maggio, sarà che forse la gente lavora. Ma in quelle stanze lì, al Vittoria Colonna, oltre ai quadri non c’è più niente. Non un’anima viva. Io e il custode.
Sarà… ma allora mi vien da chiedere al custode com’è andata la mostra. E lui, ancora incredulo, mi dice che di tutta quella pubblicità che han fatto, ci si può fare il brodo. Perché le visite son state davvero poche. Sarà che alla gente, della pop art, non gl’importa nulla. Sarà che magari queste cose andrebbero fatte in estate, così qualcuno da fuori ci viene.
Sarà forse che se non c’è il figurativo, lui dice, le cose sono difficili da capire.
Sarà… ma allora da tutti ‘sti discorsi mi vien da pensare che il De Martiis, anche oggi, sì anche oggi, avrebbe lasciato gli stazzi per andare verso Roma, a scoprir nuovi talenti.

Jessica Lagatta

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