Errata NON corrige

Fa piacere scoprire che nel pantheon (come usa dire oggigiorno) della redazione di Mr. Dedalus campeggi spesso Fabrizio De André. Poi però capita di leggere che “il 6 aprile del 1975 (…) alla guida degli infedeli c’è Paolo VI, l’estremismo di destra e di sinistra ha messo le mani sull’industria del piombo, al cinema spopolano i film di Franco e Ciccio, De André canta La domenica delle salme”. Adesso, sebbene dotato di intelligenza e lucidità superiori alla norma (bassa com’è, questa norma…) il Faber difficilmente avrebbe potuto prevedere il crollo dell’economia pianificata nel 1975. Anno in cui, come ci ricordano gli Offlaga Disco Pax, “il socialismo era come l’universo: in espansione”. O magari tale previsione il Faber l’aveva anche fatta, però tenendola nel cassetto fino al 1990, anno di pubblicazione dell’album “Le Nuvole”. Poi capita anche di leggere che “Slava guarda alla televisione quello che sta succedendo a Berlino, la gente che si arrampica sul muro, la scimmia del terzo Reich che balla la polka”. Invece è la scimmia del QUARTO Reich… quello che non c’è ancora stato e ci sarà o forse – meglio – è ciò che viviamo oggi mascherato da democrazia evoluta (“il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava democrazia, con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni”).
Ma insomma: è tanto difficile questa domenica delle salme? Perché la si fraintende? Diceva Hegel che il “noto, proprio in quanto noto, non è conosciuto”. E noi ci siamo un po’ troppo immersi, in questo noto. Ci basta poco: cliccare su google, digitare “La domenica delle salme” (senza dimenticare le virgolette, però) ed escono fuori, soltanto per rimanere alle prime posizioni, molti e interessanti siti/blog/forum sulla canzone. E anche il videoclip di Salvatores, l’unico – dicono – in cui compaia il Faber stesso. Ci sono spunti molto interessanti per capire la canzone, anche se a tale scopo è irrinunciabile la (quasi auto) biografia di Cesare Romana: www.bielle.org
Ma questo è ciò che è già noto. Cosa ci manca per conoscere, quindi sapere e – magari – prendere coscienza? Mancano gli strumenti e, a quel punto, non basta mica così poco… ci si deve affaticare un bel po’ per ricollegare fra loro i tanti riferimenti della canzone, vista la normalizzazione culturale in cui siamo immersi, che è poi il tema della canzone. E più in generale, servono strumenti per districarsi meglio fra tutte le possibili contrapposizioni e tutti i possibili distinguo, fra regimi e dissidenti, fra “Rostropovic detto Slava” e Stalin, fra Stalin e i surrealisti, fra i surrealisti e Brecht. E per apprezzare meglio il Faber che non ha mai fatto il moralista (figurati, da ragazzo buttava giù le porte delle chiese di montagna per andarci a scopare e poi il “papi” pagava profumatamente il prete per mettere a tacere la cosa). Proprio lui che alla fine ha un senso morale che gli altri si sognano. Che può ridicolizzare il bombarolo ma, su di lui, costruirci una presa di coscienza che la moglie del bombarolo (non) si sogna perché ha deciso di integrarsi al massimo nel sistema. E quindi collegare Socrate che – dicendo di sapere di non sapere – sa che si sbaglia perché non si sa. Quindi la moglie del bombarolo non sa, non è cosciente. Ma, in senso contingente, è cosciente ed ha maturato una coscienza diversa da quella del marito. Due coscienze diverse, di classe (si diceva una volta) perché due e antagoniste sono le classi. E quindi collegare Brassens (che non abbiamo nemmeno citato)…
E allora? Si deve correggere chi sbaglia a posizionare storicamente La domenica…? Chi non distingue fra terzo e quarto reich? Oppure gli anglosassoni che – manco a dirlo – Hegel non lo sanno/possono nemmeno tradurre (“The known, because it is known, is the unknown”… che non significa proprio niente, che sostituisce la dialettica dinamica con un’antinomia statica e, appunto, priva di significato)? Come riportato su La contraddizione, Brecht diceva:
Il mondo non viene spiegato già con lo spiegarlo?
No
La maggior parte delle spiegazioni costituiscono delle giustificazioni.
Dominio popolare significa dominio degli argomenti.
Il pensiero è qualcosa che viene dopo delle difficoltà e precede l’azione.

(Bertolt Brecht, Me-ti. Libro delle svolte)
Senza avere “dominio degli argomenti”, si finisce per subire le “giustificazioni” dominanti, nuotare nel noto rinunciando a conoscere. E magari non capire una canzone. Invece, con il dominio degli argomenti, con gli strumenti, si possono COMPRENDERE gli errori e, senza affaticarsi a sbianchettarli, costruirci sopra qualcosa.

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