Ma la Pravda non lo pubblica

“Ciascuno deve avere il diritto, senza timori, di pensare autonomamente e di esprimere la propria opinione riguardo a ciò che conosce, quello che è il suo pensiero e la sua esperienza, e non solamente di esprimere, con lievi distinzioni, l’opinione che gli è stata inculcata”.

L’ha detto Rostropovič detto Slava che in russo significa gloria che in Russia è nato il 27 marzo del ’27, in Azerbaijan a voler essere precisi, quando l’Azerbaijan era ancora parte dell’Unione Sovietica, quando c’era ancora l’Unione Sovietica che poi è sparita.
Carriera folgorante. A quattro anni già studia pianoforte, a dieci aggiunge il violoncello, a 15 si esibisce nel suo primo concerto, a 16 entra al Conservatorio di Mosca dove studia anche composizione e direzione d’orchestra. Deve farlo per benino perché fra i suoi insegnanti ci sono nomi che incutono un certo rispetto, Dmitri Shostakovich, per dirne uno, Sergei Prokofiev, per dirne un altro, Vissarion Sebalin, a voler esagerare. Shostakovic diventerà per Slava il simbolo delle nefandezze del regime sovietico tanto che poi, per gran parte della sua carriera, sarà impegnato a far conoscere a tutti il genio musicale del maestro. E Prokofiev, lui gli dedicherà la Sinfonia Concertante ed anche una sonata, ed anche un concertino, proprio a lui, a Mstislav Leopoldovič Rostropovič detto Slava.
A vent’anni vince il Concorso musicale di Praga e Budapest, poi anche a ventidue, poi di nuovo a ventitre. Sempre a ventitre vince il Premio Stalin, la massima onorificenza dell’Unione Sovietica. Stalin in persona lo sceglie per la delegazione di artisti che dovranno dimostrare l’eccellenza della scuola musicale sovietica al Maggio Musicale Fiorentino.
A 25 anni, insomma, è già una specie di mito della musica. Viaggia ovunque nel suo paese, tiene concerti in Siberia, sui camion o negli hangar degli aeroporti. Nel ’56 varca i confini nazionali e comincia una fortunatissima tournée in tutto il mondo. Sembra tutto perfetto. Troppo perfetto. E arrivano i problemi. Perché Slava è molto diverso dagli altri musicisti russi. Spesso dimentica di obbedire alle direttive del governo, frequenta circoli da esso malvisti, difende e ospita nella sua dacia l’amico scrittore Aleksandr Solzenicyn (premio Nobel del 1970), recapita personalmente il manoscritto di “Agosto 1914” al Ministero della Cultura, scrive una lettera aperta in cui rivendica libertà di pensiero e di espressione (ma la Pravda non la pubblica), accorda sostegno a quanti manifestano la propria insofferenza nei confronti del regime.
Nel 1974 Rostropovič cade in disgrazia. Viene bandito da tutti i suoi incarichi pubblici e nel ’78 gli viene anche revocata la cittadinanza Sovietica.
Da allora vive in esilio a Parigi.
Poi succede una cosa. Succedono due cose. Succedono tre cose. Succede che cade l’Unione Sovietica. Succede che cade il muro di Berlino. Succede anche che il 10 novembre del 1989, mentre è a Parigi, Slava guarda alla televisione quello che sta succedendo a Berlino, la gente che si arrampica sul muro, la scimmia del terzo Reich che balla la polka, e allora la mattina dopo è anche lui a Berlino che cammina lungo il muro per cercare un “buon posto” dove suonare. Mstislav Leopoldovič Rostropovič detto Slava non gli importa di suonare per la gente, gli importa di ringraziare Dio, quanteveriddìo, per quello che è successo. Allora si piazza in un buon posto col suo Duport Stradivarius e suona certe suite di Bach, ma tutte in tonalità maggiore perché è felice. Solo, a un certo momento, gli viene alla mente quello che è stato Check Point Charlie, pensa al numero di morti ammazzati, alle volte in cui ha suonato di là dal muro, ai concerti di qua dal muro, e allora suona in tonalità minore, perché è triste e infatti quando poi finisce sta piangendo, il vecchio Slava.
Due anni dopo il concerto improvvisato a Berlino, con lo stesso entusiasmo civile, si precipita a Mosca, entrando senza visto nel paese, per appoggiare Boris Eltsin nell’opposizione al tentativo di colpo di stato contro Gorbaciov, quello che l’anno prima gli aveva restituito la cittadinanza russa e tutte le onorificenze delle quali era stato privato. Ed è una significativa coincidenza che Rostropovich, morto lo scorso 27 aprile 2007, venga sepolto nel cimitero di Novadevici, a Mosca, lo stesso dove è stato inumato qualche giorno fa Eltsin. Un “buon posto” dove suonare.

[Mauro Orletti]

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