Parole di piombo

E’ dall’agosto scorso che cerco pretesti per scrivere dell’Orma rossa di Cesare Battisti. Ogni volta che ho messo mano alla tastiera con l’idea di una stroncatura il pollice da verso tornava ad essere recto e poi al contrario la volta successiva, con oscillazioni di un paio di mesi di periodo (più propriamente si dovrebbe parlare di una frequenza di 2 decimi di milionesimo di Hertz). Due motivi mi costringono ora a fermare l’oscillazione e tirare le somme della riflessione. Il primo è l’arresto dell’autore in questi giorni. Basterebbe come pretesto, ma su Mr. Dedalus non si è mai parlato di qualcosa di fresco interesse mediatico. Ci inibisce un po’: sarà lo snobismo, sarà la pigrizia. Il secondo motivo è molto più privato e autoreferenziale, e quindi perfetto per questo spazio aperto.
Raccolgo libri sugli anni di piombo da anni, da quando ancora non c’era la sezione controcultura nei cataloghi delle librerie antiquarie. Ho cominciato con gli acquisti a sottoscrizione nei banchetti delle feste dell’Unità e continuato fino a qualche acquisto ‘importante’, cercando però di tenermi lontano dal virus del collezionismo. I libri, a dirla tutta, sono stati solo l’ultimo passo di un percorso. Sono nato in pieno sequestro Moro, un lunedì del 1978. Il giorno prima Paolo VI all’Angelus chiedeva la liberazione ‘senza se e senza ma’, come va di moda dire adesso. Tra i pochi ricordi televisivi che ho c’è Raffaella Carrà che piange (o finge di farlo) in diretta il 23 dicembre del 1984, la diretta dei funerali di Berlinguer vista da solo di pomeriggio, e un’edizione straordinarie del TG1 per l’omicidio Tarantelli nel … E’ paradossale che il mio percorso politico sia stato fortemente deciso dalla scelte di quei direttori della rai1 demoscristianamente lottizzata degli anni ’80. Poi si cresce e in una città di provincia con un sindaco Missino si può finire a 15 anni in collettivi extraparlamentari a organizzare la presentazione del Progetto Memoria di Curcio & soci. Le dimensioni dei volumi mi hanno sempre sconsigliato la lettura. Fortuna che in quegli anni c’erano le repliche della Notte della Repubblica di Sergio Zavoli ad alfabetizzarmi. Però il racconto non bastava, sentivo che c’era una patina di riflessione critica che, per quanto apprezzabile, mi faceva perdere l’interesse antropologico e di giovanile estremismo: perchè c’era gente che a 20 anni aveva scelto di darsi alla lotta armata anziché cercare un posto fisso? Non credo che tutti l’abbiano fatto solo dopo aver letto De Andrade. Alla lotta armata riconoscevo un’ingenuità di cui forse avevo bisogno e che mi veniva rimproverata da quelli più ortodossi. Per me la politica era, e in forma diversa è tuttora, qualcosa che deve mettere in condizione le persone di sognare. E, ad essere sinceri, le analisi di 30 anni fa sul Sistema Internazionale delle Multinazionali non mi sembrano così deliranti come le si fa passare, anche se all’epoca venivano proposte e firmate con una stella asimmetrica. Non travalico il confine tra Politically Scorrect e apologia di qualcosa che non ho alcuna intenzione di difendere o riabilitare. Il mio percorso è (non solo per il supporto di conoscenza) letterario, solo che al posto dei Pirati di Salgari avevo Toni Negri e Mario Moretti. Insomma l’estate scorsa finisco per comprare l’Orma rossa a prezzo di realizzo in Strada Maggiore. La storia, la scrittura e il fine del libro non sono a questo punto più importanti. Mi piace pensare che sia stato scritto davvero da quel protagonista figlio di Hamsun, che si lascia vivere addosso e che vende pagine per cibo. La cosa importante è che l’Orma rossa, dopo un’ispezione preliminare che sconsigliava la prosecuzione finisce nello zaino per la Sardegna. Ora, sarà stato l’orizzonte di mare scogli e cielo che contornava il libro nel suo essere letto, sarà stato che alternavo l’impugnatura dell’Einaudi tascabile a pratiche eno-gastronomiche di rigore epicureo, sarà che se potessi ripartirei ora da Piombino… insomma sarà che anche se il libro in fondo mi è sembrato un inascoltato pretesto di scrittura qualcosa qui a Cesare Battisti va riconosciuto. Qualcosa qui significa anche qualcosa in questi tempi, in cui il paladino dell’amnistia è Cossiga, in cui il confine tra ricerca noir e magistratura è raccontato da Lucarelli, in cui Scalzone farebbe meglio ad essere più discreto e certa sinistra merita con urgenza interpreti migliori di Casarin… ecco mi sembra ingeneroso e frettoloso il gaudio per la cattura di Battisti. Chè in fondo, uno che a 20 anni segue un sogno, che per campare a Parigi apre una lavanderia a gettoni, che scrive per procurarsi il cibo e finisce che la Gallimard gli pubblica tutto, avrebbe diritto a poter replicare al suo DeAndre(ade)ano Giudice: “30 anni di interessi sui sogni quanto li valuti?”
Per fortuna il dito più lungo della mia mano non è l’indice. Per fortuna i sogni si pagano sempre e il senso del Tragico incombe e nobilita ancora le nostre vite.

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