Dal cielo sopra Berlino

Berlino, ci sono stato con Bonetti, era un po’ triste molto grande

Io a Berlino, invece, ci sono stato da solo.
Sono partito da Bologna, ma non sono andato in Porsche come Lucio e Bonetti.
Volo KLM, inspiegabilmente via Amsterdam.
Se dai un’occhiata all’Europa, capisci che non è tanto logico. Ci sono vettori che offrono rotte molto più dirette. Ma in fondo lo so, lo hanno fatto per risparmiare…

Lavoretto semplice semplice, mi hanno rassicurato. Eppure, c’è qualcosa che non mi convince nel pacchetto tutto compreso no alpitour. La destinazione finale è un paese del quale ho repentinamente dimenticato il nome, a duecento metri dal confine polacco. Ho ricevuto via mail una scansione della cartina che mi avrebbe guidato dall’aeroporto di Berlino a questo avamposto del blocco comunista.
La mia perplessità è nata nel constatare che la mappa in questione era su A4, in una scala tanto grossolana che sullo stesso foglio ci stava tutto il planisfero!
Pazienza, mi sono detto, in qualche modo si farà.
In realtà gli accordi iniziali prevedevano la presenza di un autista che mi avrebbe prelevato a Berlino e condotto sul luogo dove, da vera primadonna, avrei dovuto eseguire un rituale sconosciuto ai colleghi tedeschi.
Invece, confidando nelle mie doti di argonauta, mi hanno sottratto anche questo supporto logistico.

L’aeroporto di Berlino è come quello di Francoforte. A pensarci bene anche come quello di Monaco e Brema. C’è una sorta di family feeling ad accomunare le strutture. Anche se il sexy shop l’ho visto (e sono perfino entrato perché non ci potevo credere!) solo a Monaco.
Nello stesso posto ci sono anche gli orinatoi con la mosca dipinta sulla ceramica. Così, impegnati a centrare l’insetto, non si lorda in maniera indecente l’ambiente che, sarà pure un cesso, ma un minimo di decenza non guasta!

La macchina prenotata alla Hertz era lì ad attendermi. Potenza della carta di credito!
La tedescona al di là del bancone, dopo averla opportunamente strisciata, mi ha chiesto se avevo intenzione di sconfinare nei paesi dell’est. In questo caso sarebbe stata necessaria un’assicurazione accessoria.
Ma perché, ho pensato, che cazzo succede in quei posti? Che mangiassero i bambini lo sapevo già, ma cosa accadesse alle auto a noleggio lo ignoro tutt’ora, ad un anno esatto da quel viaggio.

Berliner Ring… il GRA, a confronto, è il giro dei viali di Bologna.
Non per il caos, il rigore teutonico lo si avverte anche in strada, ma dopo esser passato e ripassato tre o quattro volte nello stesso punto, ho iniziato a credere che avrei avuto qualche problema a puntare verso est!
Sono tornato all’aeroporto, dritto al desk della Hertz. Ed ho chiesto: devo andare qui, come ci arrivo??

In fondo era semplice: percorrere una buona metà del Berliner Ring a nord della città e poi sempre dritto verso la Polonia. Ma davvero sempre dritto.
Mi sono lasciato alle spalle il mondo occidentale conosciuto e, per la prima volta in vita mia, ho varcato l’ormai ideale cortina di ferro. L’industrializzazione, e con essa il capitalismo, non si è spinta così in là come stavo facendo io.
L’unico e solo segno di un vento di rinnovamento, uno sprazzo di modernità, era dato dalla presenza di numerose centrali eoliche che segnavano la campagna seminata a grano, intervallata a tratti da boschi verdi e umidi.

L’albergo era immerso nel verde, silenzioso e sinistro. Ed io ero l’unico ospite. Il silenzio notturno era inquietante e i rumori del bosco quasi terrificanti. Il confine con la Polonia era così vicino che, ogni volta che dall’albergo mi spostavo sul luogo di lavoro, sistematicamente ricevevo sul cellulare il messaggio di benvenuto dal gestore di telefonia mobile polacco. Ovviamente, nel tornare indietro, era la Deutsche Telecom a fare gli onori di casa.

Ho sbrigato il mio compito in pochi giorni e, deciso a non rimanere una notte in più in quell’albergo, sono ripartito alla volta di Berlino. Una volta nei pressi della città ho deciso di non buttarmi sul Berliner Ring, per non rischiare di perdermi nuovamente ed anche per dare un’occhiata alla città, una sorta di sightseeing, lo stesso che a Londra fai sugli autobus scoperti.
Venendo da est, il contrasto tra quelle due parti della città, est ed ovest, risultava ancora evidentissimo, nonostante i sedici anni trascorsi dalla caduta del Muro. Del resto, ventott’anni di “isolamento” non si cancellano in un soffio.
Probabilmente la parte della città che ho attraversato, prima di arrivare al Checkpoint, porterà per sempre i segni di un passato che non è stato sommerso dalle macerie del Muro.
La mattina dopo ero di nuovo in aeroporto. Check-in al desk KLM. Ritorno a Bologna, via Amsterdam naturalmente.
Guardavo quel po’ di Germania che il finestrino mi lasciava vedere mentre l’aereo prendeva quota. Ripensavo alle sensazioni provate il giorno prima nell’attraversare Berlino: l’Europa dell’est ed il mondo occidentale condensati in pochissimi chilometri di traffico lento e caotico. In mezzo, la ricostruzione del Checkpoint Charlie inaugurata nel 2000 è solo un’attrazione turistica. Ma il passato, strano a dirsi, è sempre presente.

[Alessandro Boldi]

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