Casa del popolo

A casa di mio nonno c’è una foto bellissima. È la foto di Massenzatico, il paese dov’è nato mio nonno. Massenzatico è una frazione di Reggio Emilia.
Dire frazione è geograficamente esatto ma concettualmente sbagliato. Una frazione, ad esser franchi, non ti viene una foto del genere, con le grandi costruzioni in primo piano, la scritta MASSENZATICO come fosse l’Ok Corral, la strada in terra battuta.
Questa foto che c’ha mio nonno in tinello risale ai primi del ‘900. Questa foto mi ha fatto venire voglia di andare a Massenzatico a vedere com’è oggi, cos’è rimasto, com’è diventata.
Io non lo chiamerei un viaggio della memoria o una riscoperta delle radici. Perché queste definizioni si tirano appresso un carico di morale e nostalgia. Mentre io vado a Massenzatico senza alcuna intenzione didattica o recriminazione generazionale.
Arrivo a mezzogiorno e un quarto di domenica. C’è il sole. Ci sono almeno ventisei gradi. C’è un matrimonio. Ci sono gli sposi sulle scale della chiesa e gli invitati che buttano il riso. A meno di trecento metri c’è un parcheggio. Di fronte: la Cantina Sociale. Scendo dalla macchina e mi dirigo verso la chiesa. C’è un bar vicino alla chiesa: una soluzione per il pranzo. Per raggiungerlo percorro a ritroso via Beethoven, che è poi la strada della foto. Passo davanti ad una strana costruzione, una specie di centro sociale cittadino che c’ha su una targa che su c’è scritto: “Uniti siamo tutto, divisi siamo niente” C. Prampolini.
A qualche metro, sullo stesso lato della via, il Teatro Artigiano. Poco più avanti: centro ludico, centro per anziani, centro sportivo. La mia idea di frazione fa acqua da tutte le parti.
Al bar ordino una birra ed una pizza. Mangio all’aperto. Sposi e parenti sono fuggiti. Rimangono il riso e tre vecchietti. Uno di questi mi sorride. Gli sorrido. Si avvicina. Vuol sedersi? Si siede. Non è di queste parti, dice. No, rispondo, vengo da Bologna. È venuto per il matrimonio? A dire il vero no, sono venuto per vedere dove viveva mio nonno. È di Massenzatico? Sì. Come si chiama suo nonno? Walter. E di cognome? Leoni. Leoni… parente della Cucca?
La Cucca è la sorella di mio nonno. Si chiama Noemi ma tutti la chiamano Cucca. E vive ancora qui. Sola. Ha 82 anni. Magari dopo vado a trovarla. Sa dove abita?
Certo che lo sa. Mi accompagna. Passiamo nuovamente di fronte alla targa. Mi fermo. La guardo. Lui capisce. Perché Prampolini era di qui, dice. Prampolini… di Massenzatico. Ma pensa.
Lo conosce? mi domanda Sa di chi si tratta? Io so che era tra i fondatori del Partito dei Lavoratori Italiani, poi fra gli esponenti del Partito Socialista Italiano. Però non sapevo fosse nato qui.
Lei è giovane mi dice il vecchio. Io sono del 18. Mio padre Prampolini lo conosceva. E suo padre, cioè mio nonno, si ricordava di quando hanno tirato su la casa del popolo. Che era proprio lì, dove c’è il Teatro Artigiano. Qui a Massenzatico, nel 1893, hanno costruito la prima Casa del Popolo italiana, lo sa?
Questo non lo so… e non so perché il vecchietto, al quale non ho nemmeno chiesto come si chiama, parla così tanto e così volentieri di Massenzatico mentre mio nonno, quando gli chiedo della foto, sempre risposte vaghe.
Poi arriviamo di fronte ad una casa arancione. Gli scuri son tutti chiusi. È là mi dice. Chi? La Cucca! Abita lì. Allora busso, dico. Sì, bussi, ma non al citofono. Al citofono non risponde a nessuno. Dice che c’è della brutta gente in giro. Che è meglio non aprire a nessuno. Deve fare il giro, andare sul retro e bussare alla finestra.
Della brutta gente?!? a Massenzatico?!?
Zia Noemi, cioè la Cucca, mi accoglie con gioia… anche se sono passati vent’anni dall’ultima volta che mi ha visto. Mi fa entrare in casa. Dal retro. Attraverso una porta in ferro, lungo un piccolo corridoio, passando per una sorta di sgabuzzino nel quale cammino piegato per non sbattere la testa. Sediamo in un piccolo soggiorno, accanto alla cucina. C’è un telefono di quelli con la rotella a molla sul davanti e nemmeno l’ombra di un televisore. Tutte le altre porte sono chiuse. Sono chiusi anche gli scuri delle finestre. Le domando perché, pur abitando in tre piani di casa, resta confinata in due stanzette, con le luci accese e le finestre chiuse.
Perché c’è della brutta gente in giro, ripete.
Ma zia, le dico ridendo, sei a Massenzatico… una specie di paradiso in terra. Vieni fuori, andiamo! c’è il sole, fa caldo, si sta bene, c’è un’aria deliziosa. Non si fida ma, visto che glielo chiedo per favore, mi accontenta. Nel cortile, ingobbita dagli anni ma sorridente, la Cucca solleva il bastone in direzione della campagna. Lo vedi quel casolare laggiù, in mezzo ai campi? Io e tuo nonno siamo nati lì. È lì che viveva tutta la nostra famiglia.
Allora prima di imboccare la strada per Bologna prendo per i campi. Voglio vedere da vicino la casa in cui è nato ed ha vissuto mio nonno. Da vicino è abbandonata. Secondo la zia non ci abita più nessuno dal 1963. Il tetto è in parte crollato. Porte e persiane sono scardinate. Cresce erba fin sui davanzali. Il porticato laterale si è pericolosamente incurvato verso l’interno assumendo una curiosa pendenza. Sul portone d’ingresso c’è una scritta a vernice bianca. Dice di votare per la Democrazia Cristiana.
Forse ha ragione la Cucca… anche a Massenzatico c’è della brutta gente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...