Tra il lusco e il brusco

Noi studiamo un’opera colossale, l’opera di Kant per esempio, e col passare del tempo essa si riduce alle piccole pensate di un filosofo della Prussia orientale chiamato Kant, e quindi tra il lusco e il brusco della sua opera non rimane nient’altro che un mondo estremamente vago che suscita in noi, come qualsiasi altro, un senso di desolante inermità, così diceva, pensai, come capita con tutte le cose. Di ciò che voleva essere un mondo colossale è rimasto un ridicolo dettaglio, così diceva, pensai, come capita a tutte le cose. La cosiddetta grandezza è diventata alla fin fine a tal punto ridicola e meschina che non suscita in noi nient’altro che un meschino senso di pensa. A voler ben guardare anche Shakespeare si riduce per noi a un essere ridicolo, così diceva, pensai. Da tempo gli dèi ci appaiono soltanto come figure barbute dipinte sulle brocche di birra, così diceva, pensai. Ad ammirarli son rimasti gli stupidi, così diceva, pensai. Il cosiddetto uomo d’ingegno si consuma in un’opera che egli reputa epocale, eppure alla fine si è solo reso ridicolo, può chiamarsi Schopenhauer o Nietzsche, non ha alcuna importanza, può essere stato Kleist o Voltaire, ciò che abbiamo di fronte a noi è solo un pover’uomo, un essere pietoso che ha abusato della propria mente e operato in sé una reductio ad absurdum. Un povero essere travolto e superato dalla storia.
I grandi pensatori li abbiamo ingabbiati nelle nostre librerie, da dove essi, condannati al ridicolo per sempre, ci guardano con gli occhi sbarrati, così diceva, pensai. Notte e giorno io sento il lamento dei grandi pensatori che sono stati rinchiusi nelle nostre librerie, quei ridicoli grandi spiriti ormai ridotti come mummie sotto vetro, così diceva, pensai. è tutta gente che ha violato la natura, diceva, ma il delitto capitale lo hanno commesso contro lo spirito, è per questo che vengono puniti e da noi ficcati per sempre nelle nostre librerie.
Perché in queste librerie soffocano, la verità è questa. Le nostre biblioteche sono in un certo senso istituti di pena dove noi abbiamo rinchiuso i nostri grandi spiriti, naturalmente Kant in una cella singola e così Nietzsche, Schopenhauer, Pascal, Voltaire, Montaigne, i grandissimi nelle celle singole e gli altri nei cameroni, ma tutti per sempre e in eterno, mio caro, per tutti i tempi e all’infinito, la verità è questa. E guai se uno di questi uomini che hanno commesso un delitto capitale si dà alla fuga e scappa, subito viene per così dire impacchettato e reso ridicolo, la verità è questa.

[Thomas Bernard, Il soccombente, Adelphi 1985]

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