Umiltà

Poi Dio chiama Mosè e gli dice quali sono le cose che si possono fare e quelle che non si possono fare. Le cose che si devono fare sono i dieci comandamenti, quelle che non si devono fare sono i sette vizi capitali. Ora questi sette vizi capitali me li sono studiati. Sarebbero: superbia, ira, avarizia, gola, lussuria, invidia e accidia, cioè le cose più abominevoli del mondo. Il bello è che Dio ce li ha tutti e sette in pieno. La superbia: se c’è uno che è superbo è lui, l’essere perfettissimo potentissimo presentissimo. “Confronto a me,” dice, “Nembo Kid è un imbecille, BUdda lo piglio di tacco, chi è meglio di me si faccia avanti di sopra e di sotto”. Ci vuole un po’ d’umiltà. Il nome stesso: Dio. Se si fosse chiamato con un nome più umile, se avesse detto: sono Guido, non avrai altro Guido all’infuori di me; o non so: aiutati che Guido t’aiuta… piove che Guido la manda. Sui ponti dell’autostrada, ad esempio, la scritta: Guido c’è. Sarebbe più simpatico se fosse più umile.

[Monologo su Dio, Roberto Benigni, in Almanacco delle Prose il Semplice, Anno 1996 N. 4, Feltrinelli]

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