Una strana vocazione

In quel paese della provincia di Chieti, un giorno, era in novembre, è morto il parroco. È da tanto che diceva d’aver preso un colpo d’aria e si portava la mano dietro alla schiena: Sant’Antonio, aiutami tu! – urlava. Spaventava i bambini dal tanto dolore che metteva nelle parole. S’è invece scoperto che c’aveva così tante ossa del costato rotte che era già un miracolo che riuscisse a respirare. Dopo po’ è arrivato quello nuovo, era sordo, e un occhio lo teneva di vetro, ma era pure propositivo e uomo di esperienza. Mai visti tanti battesimi, cresime e comunioni nel poco tempo che ci è stato, alla gente è sembrato gareggiasse con qualcuno, forse con i frati dell’altra parrocchia. Dopo due giorni che non si è visto per dire messa si sono accorti che era rimasto incastrato dentro una vecchia botola. Aveva provato a scendere giù di testa ma lì ci è rimasto frecato. Per tirarlo fuori hanno faticato per ore i vigili del fuoco, che fra un segno della croce e una bestemmia si sono chiesti cosa ci fosse andato a cercare dentro quella botola abbandonata. Anche il suo sostituto, un sacerdote africano, kaputt, neanche il tempo di disfare le valigie; hanno poi detto che era allergico a qualcosa del buffet di benvenuto. Il sostituto del sostituto era prevenuto, parlava poco, Morirò subito anche io? – chiedeva con un po’ di vergogna. E invece è stato quello che ha resistito per più tempo. Ma sì, dopo è morto pure lui, una sera lo scaldabagno ha iniziato a funzionare male e non s’è più alzato dalla vasca. Così, per un po’ hanno messo il diacono a dire la messa, lui non voleva, Il tempo necessario per organizzarci, l’hanno rassicurato dall’alto. Diceva la messa con voce incerta, la predica l’ha sempre saltata, perché non sapeva cosa dire, si scusava, l’eucarestia non si sentiva all’altezza di darla, si scusava ancora, e guardava circospetto i parrocchiani. Una notte ha sentito uno strano rumore provenire dalla sagrestia, è andato a vedere, è scivolato per la scala a chiocciole battendo una volta di troppo la testa; non è ancora morto, però è come se lo fosse, considerato che si caga addosso senza controllo. Il vescovo s’è interessato della faccenda, ha scritto lettere, prometteva che sarebbe presto venuto a far visita in parrocchia, ma intanto inventava impegni, oggi no: riunione al vaticano, domani no: processione da presenziare. Quando gli è toccato andare alla processione in quel paese in provincia di Chieti si è circondato di chierichetti, avanti ha tenuto il maresciallo dei carabinieri, dietro il capo dei vigili urbani. Camminava piano e ha guardato per tutto il tempo alla statua della madonna, con molta devozione, o come se da un momento all’altro gli dovesse cadere addosso. È ripartito col sorriso, diceva Grazie, grazie! ma si vedeva eccome che aveva una gran fretta di andarsene. Ha dato al volo le benedizioni, dal finestrino della macchina, e fino all’ultimo ha distribuito caramelle che teneva nelle tasche; era festoso insomma, ma non poteva sapere che il suo autista aveva bevuto troppo. Al primo curvone a gomito appena fuori dal paese la macchina ha sbandato e gli ha fatto fare un salto di 25 metri di cavalcavia. L’hanno raccontata al Papa, le morti di quel paese della provincia di Chieti, fa finta che la cosa lo interessi, dice che ci sta meditando sopra, intanto per consolazione fa sapere che prega assai. Ha anche accennato qualcosina all’angelus, dicono un riferimento generico, che in pochi possono cogliere, in realtà poteva trattarsi di qualunque cosa. La verità è che si scoccia appena gliene parlano, sbatte la porta e manda tutti a fanculo se insistono. E fa bene: come lui, anche gli altri, sono tutti troppo vecchi, e quando ero sagrestano in quel paese in provincia di Chieti non li sopportavo che non li sopportavo. Tranne il diacono, poveraccio, lui, mi è dispiaciuto, quando è caduto.

[Francesco Marsibilio]

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