Quello e quell’altro

Quello quando si spiegava a parole non si capiva mai niente, però diceva tutto quel che aveva da dire col corpo, soprattutto con la faccia, cioè se uno si concentrava a osservare i muscoli della sua faccia, quelli che stanno attorno alle labbra e agli occhi, e sulla fronte, se osservava anche le mani, come si muovevano, e se metteva assieme le cose, allora si capiva tutto. Quell’altro invece, come si chiama, se non si spiegava a voce non ci si scommetteva niente a guardarlo. Per esempio una volta c’aveva una colite e era piegato in giù per il dolore ma nessuno l’aveva capito, poi s’era tirato su e s’era espresso a parole, e in pratica in due minuti aveva tirato fuori da solo la diagnosi, la prognosi e la terapia. Pazzesco, uno a vederlo piegato in quel modo diceva che stesse ridendo. Mentre quello che a parole non si spiegava bene dicono che s’è laureato guardando dritto negli occhi la commissione di laurea, senza dir niente era già lì che stringeva le mani con la corona d’alloro in testa. Pazzesco anche quello, pazzesco è il mondo quando si compensa.

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