Comodamente distratti

Abitare il desertoA trent’anni di distanza dalle Traversate del deserto condotte, nel 1986, da Gianni Celati alla ricerca della «piccola oasi» (e testimoniate dal libro pubblicato dalle edizioni ravennati Essegi), abbiamo chiesto ad alcuni giovani autori di esprimere il loro punto di vista sull’abitare il deserto. Lo hanno fatto senza pregiudizi e senza pretendere di affermare una sola verità, rifiutando con lucida semplicità, la denuncia urlata e l’invadenza degli effetti speciali.
È l’incontro fra il deserto della mente e il deserto visibile, il dentro e il fuori, che accomuna poeti, scrittori e fotografi nell’intento di rivelare la loro visione del mondo e scoprire, alla fine, che il luogo della mente è tutt’uno col luogo che ci ospita, arricchito di nuovi significati.
«Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi… Dipende da come leggiamo quel luogo,… se siamo allegri o malinconici, euforici o disforici, giovani o vecchi, se ci sentiamo bene o se abbiamo il mal di pancia. Dipende da chi siamo nel momento in cui arriviamo in quel luogo», ci insegna Antonio Tabucchi in una delle sue ultime opere, Viaggi e altri viaggi (Feltrinelli 2010).
Il degrado diventa il punto di partenza per una riconciliazione col mondo circostante attraverso uno sguardo rinnovato e costruttivo, esente da intenti consolatori o di facile denuncia. Uno sguardo che riconosce forme e spazi dove trovare nuovi spunti per correggere e migliorare l’esistente e orientare le scelte future. Non si cura
il presente tornando al passato. Possiamo arginare il deserto conoscendo il suo volto, senza girare lo sguardo dall’altra parte sperando che qualcuno provveda.
«Mi fermai affascinato da quanto vi era di bello in questa assenza di bellezza, incantato dalle speranze in mezzo a tanta disperazione», così scriveva Robert Walser, raffinato poeta-camminatore che sapeva osservare le cose dalla giusta distanza con consapevole candore (Una cena elegante, Quodlibet 2003).
Addentriamoci dunque nel deserto, guidati da questi giovani autori che non propongono soluzioni, ma domande sulle quali noi, comodamente distratti, potremmo almeno riflettere. Nonostante tutto, c’è ancora tanta bellezza da preservare.

[Giovanni Zaffagnini, dalla prefazione a Abitare il deserto – Antologia di scritture indicative, Osservatorio fotografico 2016]

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