Libre la tierra en paz segura

È strana la toponomastica cilena. Strade, piazze e monumenti sono contemporaneamente intitolati a Caupolicàn, il capo militare dei Mapuche che guidò la prima rivolta contro i conquistadores, Pedro de Valdivia, il feroce colonizzatore dei territori atacameñi e fondatore di Santiago del Cile, Bernardo O’Higgins, il primo capo di stato della Repubblica indipendente del Cile e grande artefice della vittoria sugli spagnoli a Chacabuco. Strana toponomastica. O forse, come dice il mio amico Mario, strana solo in apparenza.
La storia del Cile, almeno la storia della sua indipendenza, è simile a quella di altri stati del Sudamerica. E le contraddizioni, anche quelle toponomastiche, abbondano in tutti. E anche le contraddizioni, ecco, sono tali sono in apparenza, ché tutto si ricompone in modo logico, tutto si risolve nell’analisi, tutto si spiega nello sviluppo dei rapporti di produzione e distribuzione.
E insomma, dalla resistenza Mapuche alla Brigada Ramona Parra, dallo sbarco dei conquistadores al golpe militare del ‘73, da Alonso de Ercilla a Pablo Neruda, da Caupolicàn a Superman, tutto è lotta di classe.
Prendiamo Alonso de Ercilla, un nobile di alto lignaggio, come si dice in questi casi. Paggio del futuro re di Spagna Filippo II, ospite alla sua corte, fedele accompagnatore nei suoi viaggi. Però un giorno decide di partire per l’America, il re benedice il viaggio e lui si unisce alla spedizione di García Hurtado de Mendoza, terzo marchese di Cañete. Il terzo marchese di Cañete vuole sottomettere gli Araucani del Cile. Battaglie infinite: battaglia di Lagunillas, battaglia di Quiapo, battaglia di Millarapue. A tutte partecipa Alonso de Ercilla, che assiste a decapitazioni, sventramenti, torture e impalamenti. Assiste alla morte di Caupolicán.
Prendiamo Caupolicàn. Viene scelto come toqui dai Mapuche. Il toqui è un capo, una guida militare e non solo. Per dimostrare di essere all’altezza del compito Caupolicàn solleva un tronco d’albero e lo tiene sulle braccia per tre giorni e tre notti. Dopo si mette alla testa dei Mapuche e li guida contro gli spagnoli. Secondo Ercilla è lui a uccidere Pedro de Valdivia. Descrive l’episodio nel poema epico La Araucana.
Prendiamo Pedro de Valdivia. Ercilla non lo tratta mica bene. Il fatto è che il paggio del re simpatizza con i Mapuche, li ammira, ammira il loro coraggio, la loro forza e resistenza. E anche se resta fedele alla causa spagnola, anche se fa parte dell’esercito dei conquistadores, ai suoi occhi Pedro de Valdivia è uno spietato invasore. Caupolicàn, invece, una specie di Superman.

Caupolicán, gozoso en verle vivo
y en el estado y término presente,
con voz de vencedor y gesto altivo
le amenaza y pregunta juntamente;
Valdivia como mísero captivo
responde, y pide humilde y obediente
que no le dé la muerte y que le jura
dejar libre la tierra en paz segura.
Cuentan que estuvo de tomar movido
del contrito Valdivia aquel consejo;
mas un pariente suyo empedernido,
a quien él respetaba por ser viejo,
le dice: «¿Por dar crédito a un rendido
quieres perder tal tiempo y aparejo?»
Y apuntando a Valdivia en el celebro,
descarga un gran bastón de duro nebro.

E poi c’è Lautaro. Prendiamo Lautaro, anche lui capo Mapuche, anche lui impegnato nella guerra contro gli spagnoli, anche lui presente nella Battaglia di Tucapel, quella in cui viene catturato e ucciso Pedro de Valdivia.
Da giovane Lautaro viene catturato dagli spagnoli. Vive e si addestra con loro. Impara ad andare a cavallo, a usare comunicazioni in codice e tecniche di guerra. E dopo fugge, forma un esercito e si unisce agli uomini di Caupolicàn.
E a me questa storia fa venire in mente Superman, che si traveste da Clark Kent e impara a conoscere gli uomini, i loro vizi e i loro difetti. Fra l’altro c’è quel pezzo geniale di Kill Bill in cui David Carradine, che interpreta Bill, parla di Superman. Magari, dice Bill, non è un grandissimo fumetto e anche la grafica, dice sempre Bill, non è una grandissima grafica. Però la filosofia di Superman è unica. In tutti i fumetti torna la tematica del supereroe e del suo alter-ego. Batman è Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è Peter Parker. Allora, dice Bill, quando Bruce Wayne si sveglia, al mattino, è sempre Bruce Wayne. Se vuole diventare Batman deve mettere un costume. E anche Peter Parker, se vuol diventare l’Uomo Ragno, deve infilare una calzamaglia. Superman, invece, non diventa Superman. Quando si sveglia al mattino è già Superman, la tuta che indossa è il suo vestito. I panni di Clark Kent, invece, sono il suo travestimento. Clark Kent, dice Bill, è il modo in cui Superman ci vede. E com’è Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco.
E poi c’è un’altra cosa. Per quelli della mia generazione Superman avrà sempre il volto di Christopher Reeve.
Prendiamo Christopher Reeve. Nel 1987, oltre ad interpretare Superman IV, risponde all’appello di Ariel Dorfman che gli chiede di intervenire a favore dei 77 attori cileni che Augusto Pinochet ha fatto arrestare e condannare a morte. Reeve arriva a Santiago e guida una marcia di protesta. Adesso, non posso dirlo con certezza, però quella marcia, forse, sfila ai piedi del cerro Santa Lucìa, il luogo esatto della fondazione di Santiago, e quindi Superman si trova faccia a faccia con la statua di Pedro de Valdivia. E lì, non posso saperlo, però anche Superman penserà a certe contraddizioni. O magari no, magari pensa allo sviluppo dei rapporti di produzione e distribuzione. In un fumetto del 1945 Superman entra nella biblioteca pubblica e consulta una quantità di libri. Del resto per leggere 500 pagine impiega dieci secondi. Volete non studi anche la dottrina del materialismo storico? Non farlo sarebbe alquanto contraddittorio.

Mauro Orletti

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