Socialismo extraterrestre

All’inizio degli anni 40 dell’800, all’Università di Berlino e, per essere precisi nell’aula n. 6, il filosofo Schelling teneva le sue lezioni sulla filosofia della rivelazione. Ad ascoltarlo alcuni promettenti studenti: c’era Burckhardt, c’era Kierkegaard, c’erano anche Bakunin ed Engels. Tutti lì a prendere appunti e a ragionare.
Esiste una fotografia di Schelling, abbastanza famosa, scattata nel 1848. In questa fotografia ha più di 70 anni e indossa una giacca scura, o forse si tratta di un cappotto, abbottonato fino al collo, e quindi si vede solamente il volto, ed è un volto che mette paura. È severissimo, ha certi occhi che fulminano, sono gli occhi di uno che sa benissimo che sei un ignorante, un poveraccio che di filosofia non ha mai capito niente.
Se Schelling fulmina da una foto, figurarsi l’effetto che faceva dal vivo, dietro una cattedra. Se uno così, con quel cappotto, quegli occhi, e anche quei capelli, bianchi e lisci, abbastanza lunghi da coprire le orecchie, se uno così sosteneva la possibilità per il divino di manifestarsi nella storia e influenzare gli eventi, nessuno studente – a rigor di logica – avrebbe dovuto contraddirlo.
Solo che nella classe di Schelling non c’erano studenti normali: c’era Burckhardt, c’era Kierkegaard, c’erano anche Bakunin ed Engels. Nessuno di questi studenti prendeva paura facilmente. Poi anche loro, ad essere onesti, avevano facce da delinquenti. Per esempio Bakunin, nella celebre foto di Nadar, sembra uno squilibrato. E anche Burckhardt, con quel naso lì, dà l’impressione di un tipo poco raccomandabile. Lo si vede di profilo in una foto del 1892, dove il naso è un naso del 1892, comunque 50 anni prima, quand’era all’università con Kierkegaard, Bakunin ed Engels, il naso di Burckhardt doveva essere abbastanza simile.
Kierkegaard era forse più gentile nell’aspetto, aveva ciuffi ribelli più rassicuranti. Ecco, Kierkegaard, quello gentile, definiva le lezioni di Schelling delle stupidaggini intollerabili. Ed Engels, che nei suoi disegni si autodipingeva gracilino e con una peluria innocua in volto, prima aveva difeso Hegel da quelli che chiamava gli oltraggi di Schelling, e dopo, assieme a Marx, che intanto aveva completato le “Tesi su Feuerbach”, aveva osato riportare Hegel con i piedi per terra, cioè aveva capovolto il suo metodo dialettico: che, prima di tutto, doveva fondarsi sulla materia e non sullo spirito. In questa maniera, il metodo dialettico poteva essere sperimentato nel mondo reale, e il mondo reale poteva essere cambiato, e la voglia di cambiamento prendeva il posto del dovere di interpretarlo, che appunto era un dovere e quindi era bello sostituirlo con qualcosa che invece era un piacere.
Il 1848, l’anno in cui venne scattata la fotografia di Schelling, fu un anno di stravolgimenti. Per esempio a febbraio scoppiò la rivoluzione a Parigi, poi a marzo a Vienna, Budapest, Berlino, Venezia, Milano. Il 1848 fu anche l’anno della pubblicazione del Manifesto del partito comunista. Pare che il termine comunismo sia stato usato per la prima volta nel 1793 da un feticista dei piedi femminili, Restif de la Bretonne. Che lo aveva impiegato per indicare una tecnica di distribuzione dei beni che avrebbe sconfitto la miseria. Restif de la Bretonne era uno strambo, scrisse moltissimi libri (fra i quali un’autobiografia in otto volumi) e si occupò di tutto, dai piedi femminili ai viaggi interplanetari e alle società extraterrestri. E fra l’altro era giunto alla conclusione che i venusiani erano i più adatti a sviluppare la sua tecnica di distribuzione dei beni.
Engels era più interessato alla classe operaia terrestre. Non che la classe operaia venusiana meritasse di essere sfruttata, semplicemente bisognava cominciare dagli operai terrestri, aiutarli a trovare la ragione e, quindi, indirizzarli verso lo sviluppo tecnologico e, in definitiva, verso il cambiamento del mondo, il mondo della materia, naturalmente. Al mondo dello spirito avrebbero pensato le religioni, che promettevano grandi cose ma alla fine rinviavano tutto all’aldilà. Mentre il socialismo, ciò che realizzava lo realizzava nell’aldiqua, non solo in terra ma anche in cielo, nel cosmo.
Un articolo della “Voprosy Filosofii”, scritto quasi un secolo dopo la pubblicazione del Manifesto del partito comunista, dichiarava: Lo sputnik solca tutto il cielo, tutto lo spazio che circonda la terra, senza incontrare Dio. Dov’è egli dunque? Di mano in mano che i sondaggi penetreranno regioni sempre più remote dello spazio, ci si deve aspettare che Dio sia progressivamente eliminato dall’universo. Così sarà fornita una prova sperimentale diretta del non-esistenza di Dio.
Era un periodo strano quello, in Siberia venivano organizzate delle gite in aereo per i contadini che, in questo modo, avrebbero visto con i loro occhi che il cielo era vuoto, nel senso che non c’era nessun dio.
Ad essere precisi il ragionamento del compagno Engels non presupponeva che il cielo fosse vuoto. Naturalmente non era possibile incontrare angeli, santi e madonne, ma non si poteva escludere di incontrare i venusiani di Restif de la Bretonne. Anzi, era lecito pensare che, qualunque essere vivente si fosse aggirato per il cosmo, doveva certamente trattarsi di un essere vivente che aveva trovato la ragione, e grazie alla ragione aveva raggiunto il massimo sviluppo tecnologico, e grazie al massimo sviluppo tecnologico aveva cambiato il mondo, il suo mondo, che era diventato, senza dubbio, socialista. Ecco, Engels non lo sapeva se gli extraterrestri esistevano oppure no. Però sapeva questo: se esistevano, e se erano nelle condizioni di raggiungere il nostro pianeta, allora, a prescindere dalla specie, appartenevano a una civiltà superiore, cioè socialista.
I cosmisti russi seguirono la strada tracciata dall’intuizione del compagno Engels, anche se svilupparono quasi subito una specie di ossessione escatologica per la scienza e l’onnipotenza umana. Ma chi c’era fra questi cosmisti? Per esempio c’era Nikolaj Fëdorovič Fëdorov, che in un certo senso è il padre del cosmismo, e che considerava la morte il male assoluto e la resurrezione il grande obiettivo del proletariato sovietico che, grazie alla scienza, avrebbe controllato i processi atmosferici e resuscitato i propri antenati, anche Lenin, volendo, che fra l’altro si conservava piuttosto bene nel suo mausoleo di Mosca, oppure Hegel o Schelling. Per esempio c’era Andrej Platonov, che calcolò – al grammo – la quantità di dinamite necessaria a far esplodere le montagne del Pemiz per aprire la strada ai venti caldi del Sud che avrebbero trasformato quella regione della tundra in un orto mediterraneo. Per esempio c’era Aleksandr Bogdanov, che all’inizio era considerato da Lenin il cervello numero uno del partito bolscevico, mentre alla fine era diventato il borghese numero uno del partito bolscevico, Aleksandr Bogdanov definiva Satana un dio del proletariato, un dio che, una volta compiuta la Rivoluzione, avrebbe aiutato il bolscevismo a sconfiggere la morte. Bogdanov scrisse anche romanzi fantascientifici come “La stella rossa”, in cui parlava della vittoria del comunismo su Marte. Per esempio c’era Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, il padre della cosmonautica, che elaborò un “Piano di Esplorazione Spaziale” in sedici punti e uno di questi punti prevedeva la costruzione di astronavi per la colonizzazione del sistema solare.
E a parte i cosmisti russi, la questione del socialismo extraterreste ha interessato anche altri paesi. Per esempio l’americano George Adamski era convinto che il Governo statunitense sapesse dell’esistenza degli alieni e che non lo rivelasse al popolo perché purtroppo gli alieni avevano scelto una forma di governo comunista.
Per esempio l’italo-argentino Juan Posadas, portiere della nazionale, trotzkista, era anche autore del saggio “I dischi volanti”, in cui – sempre per tornare all’intuizione del compagno Engels – parlava di extraterrestri dotati di una tecnologia talmente avanzata che poteva essersi sviluppata solo in una società comunista. Per esempio un altro italo-argentino Dante Minazzoli, scrisse un piccolo capolavoro, “Perché gli extraterrestri non prendono contatto pubblicamente?” nel quale spostava il problema degli ufo dal piano scientifico a quello sociale e perciò invitava gli scienziati a lasciar perdere gli ufo per occuparsi di altro e gli studiosi marxisti a riscrivere la storia dell’uomo tenendo presente che, fino a che sarebbe esistito il capitalismo, l’umanità non sarebbe emigrata verso le stelle e non sarebbe maturata né socialmente né spiritualmente e avrebbe dovuto sperare nell’arrivo degli extraterrestri, esportatori di socialismo. Da questo punto di vista la posizione di Minazzoli, ma anche quella di Posadas, non sarebbe piaciuta per niente al compagno Engels: sperare in un soccorso alieno significava non aver capito niente. Le leggi intrinseche del capitalismo lo avrebbero portato comunque all’autodistruzione e il passaggio al socialismo sarebbe stato inevitabile. Negare questo fatto voleva dire dubitare del socialismo, cedere allo spontaneismo e, alla fine, cadere nell’individualismo anarchico, nell’estremismo e perfino nel terrorismo. E certo Bakunin, l’autore di “Stato e anarchia”, nella celebre foto di Nadar sembra un terrorista squilibrato. Eppure il compagno Engels, che lo conosceva bene, infatti avevano seguito assieme le lezioni nell’aula n. 6 dell’Università di Berlino, lo rispettava. E lo rispettava perché lui, almeno, aveva capito Hegel. A differenza di tanti altri, fra cui Schelling, le cui stupidaggini erano intollerabili perfino a Søren Kierkegaard, quello gentile.

[Mauro Orletti]

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