Lapidi

Tutte balle dalla prima all’ultima; ecco cosa sono, e chiuso. Tutte quelle storie di fantasmi, ombre, spettri e spiriti, e tutto il resto, buone solo per donnette picchiate in testa. Bolle di sapone, dico io.
Altro che brivido, presagi e ammonimenti: inventate da parroci e da gente tocca nel cervello, sono, per mettere paura agli altri e fargli fare cose che altrimenti non si sognerebbero neanche. Mi gira il berrettino che basta che ci penso. Perché, accidenti, quella gente, non gli basta di scrivere balle sulla carta e di predicarle dal pulpito, no le va anche a scrivere sulle tombe, loro. Basta girarsi qui intorno: to’, to’ queste lapidi, con quell’aria così seria che hanno, cascano a pezzi, in briciole vanno, sotto il peso delle frottole che ci sono scritte su: “Qui giace il tale”, oppure “Sacro alla memoria”, eccetera eccetera, e pensare che sotto la metà almeno di quelle pietre, neanche una salma c’è più, e del loro ricordo nessuno si cura neanche così, altro che sacro! Balle, tutte balle, frottole e storie! Bello spettacolo porca miseria, dico io, il giorno del Giudizio, quando arriveranno tutti sudati nei loro sudari, tutti insieme, trascinandosi dietro le loro belle pietre tombali per dimostrare quanto che erano bravi e buoni, e qualcuno di loro non ce la farà, di sicuro, con quelle mani marce e scivolose che si ritrova a furia di stare sott’acqua, che non potrà neanche afferarla, la sua pietra.

[Bram T. Stoker, Dracula, Mondadori 2005]

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