Il resto mancia

Buenos Aires ha due aeroporti, uno per i voli internazionali detto Ezeiza, anche se il vero nome sarebbe Pistarini, l’altro per i voli nazionali, confidenzialmente chiamato Aeroparque, il nome ufficiale sarebbe Newbery.
Sulla mia guida Routard è scritto di diffidare dei taxi pirata, nel senso che succede quello che, per esempio, è abbastanza tipico in Italia. “In passato sono stati segnalati numerosi gravi problemi”.
Gravi come? Allora io, quando arrivo al Pistarini, diffido dei taxi pirata e mi affido al Taxi Ezeiza, che mi sembra la compagnia ufficiale dell’aeroporto. 210 pesos, qualcosa come 40 euro, per il trasferimento da un aeroporto all’altro.
Solo che dopo, nonostante i 40 euro pagati in anticipo nell’ufficio, lì, al Pistarini, o all’Ezeiza che dir si voglia, quando sono sull’auto mi assalgono dubbi atroci.
Il ragazzo che mi scorta dal terminal fino al taxi, tanto per dire, mi chiede esplicitamente una mancia. Due minuti di marcia, le valigie me le porto da solo, e mi chiede una mancia.
Anche il tassista poi è un tipo strano. È nervoso, si mangia le unghie, guida con una mano sola, guarda ripetutamente il cellulare. Mi prende un timore: magari quell’altro lì, il ragazzo della mancia, mi ha indicato l’auto di un complice. Prima ha controllato se avevo contante, poi mi ha infilato in una bella trappola.
Oddio ma su che auto sono salito? E ce l’aveva la scritta taxi? Mi pare, forse, non mi ricordo. Ogni volta che sorpassiamo una macchina cerco di capire, dal riflesso sui vetri o sulla fiancata, se viaggio a bordo di un mezzo con la scritta TAXI.
Macché, c’è solo una sigla che dice L.A.N. E che cavolo sarebbe questa L.A.N.?
Niente, andata, nessun dubbio, sono stato fregato. Addio.
Il tassista mi chiede a che ora ho il volo e con quale compagnia viaggio. Glielo dico.
– Aerolineas?! Non credo proprio. Amigo, hanno cancellato tutti i voli.
– Tutti i voli?
– Tutti i voli.
– Ma come sarebbe. Perché?
– Hanno finito i soldi, amigo. No mas dinero. Non hanno più soldi per far volare gli aerei.
È solo una scusa, ti ho capito sai! Adesso mi dirai che è inutile andare all’aeroporto, che mi porti in un posto che sai tu, eh?, mi punti contro una pistola e mi rapini. Ti ho capito sai. Un posto che magari c’è anche altra gente, anche il ragazzo di prima, così, se provo a dire che non ho soldi, quello mi ride in faccia.
Anche i cartelli, nemmeno uno che dica Newbery, aeroporto, Aeroparque, voli nazionali o qualunque altra cosa che mi faccia capire dove stiamo andando.
Il tassista continua a mordicchiarsi le unghie, estrae dalla tasca il cellulare, accelera un po’.
– Da dove vieni? Mi chiede all’improvviso.
E io:
– Da Palermo, Italia.
Palermo, amigo, hai presente? Gente incazzosa, gente pericolosa, stai attento, non farmi incazzare ah.
– Italia? Berlusconi, ohi ohi, esta rubando todo, putas, Italia, no mas dinero, como Aerolineas.
No mas dinero, forse per questo non mi ha rapinato. Gli ho fatto pena. Chissà.
Arrivati all’Aeroparque lascio una lauta mancia. Per lo scampato pericolo, almeno credo.

[Mauro Orletti]

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