Marco e Mirko, il diavolo e la signora De Magistris

Marco e Mirko, come ho già detto una volta (dopo non lo dirò più) sono due fratelli gemelli, uguali in tutto e per tutto. Ma è facile distinguerli, perché Marco porta sempre con sé il suo martello dal manico bianco e Mirko il suo martello dal manico nero. I loro genitori, invece, si distinguono perché il padre, signor Arturo, ha un negozio di elettrodomestici mentre al contrario la madre, signora Emenda, ha un negozio di cappellini per signora. Chiaro?
Marco e Mirko sono soli in casa e stanno facendo il compito. “Tema, – dice il compito, – parlate del diavolo”.
Dopo aver scritto “Svolgimento”, i due fratelli si consultano:
– E adesso, che cosa diciamo del diavolo?
– Diciamo che è scemo, – suggerisce Mirko.
– Io ci sto, a approva Marco. – Però bisogna dire perché.
– Il diavolo è scemo, – dice Mirko, – perché fa le pentole ma non i coperchi.
Mentre scrivono questa importante proposizione, senza trascurare di mettere l’accento sulla parola “perché”, arriva un rumorino dalla parte della cucina. Si sente come uno che picchia col martello su un pezzo di latta: Toc, toc, tic. Vanno in ricognizione: è il diavolo che sta facendo un lavoretto.
– Ora vi faccio vedere io, – dice il diavolo. – Ho fatto quella pentola lì e adesso le faccio il suo coperchio. Così la finite di scrivere stupidaggini.
[…]

[Gianni Rodari, Novelle fatte a macchina, Einaudi 1973]

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