La satira… delle libertà

Sul carattere reazionario dello sfottò comico, delle caricature grottesche che portano a una risata fine a se stessa e ventrale, ha a più riprese parlato Dario Fo. Ad esempio in una famosa intervista a Daniele Luttazzi, trasmissione Satyricon, nell’aprile del 2001 – 10 anni fa esatti, auguri! – Fo ci ricorda come il teatro di satira sia sempre morale, comportando un certo “panico che hanno avuto sempre i potenti davanti ai problemi della satira. Perché la satira in molti casi ha determinato la presa di coscienza della gente, soprattutto delle classi inferiori. Ha fatto capire di avere il potere di ribaltare le situazioni, di avere il coraggio. […] Ma se non c’è la dimensione morale, se tu attraverso la satira non riesci a far capire il significato opposto delle banalità, dell’ovvio, dell’ipocrisia, soprattutto e della violenza che ogni potere esprime e porta addosso ai minori, ebbene il tuo ridere è vuoto, è proprio lo sghignazzo ventrale e non quello dello stomaco e dei polmoni”.
Come va dicendo in questi mesi Paolo Rossi, che proprio di Fo ha ripreso e aggiornato alcuni brani del Mistero Buffo, in questa satira dal vero e profondo significato morale sta una forte trasgressione. E oggi la cosa più trasgressiva che si può fare è essere lucidi”. Negli affondi satirici dei Paolo Rossi, così come dei Corrado Guzzanti e Antonio Albanese & co, piuttosto che negli adattamenti musical-satirici di Elio e le Storie Tese, ritroviamo forse l’ultima voce trasgressiva e quindi lucida nella melma vieppiù crescente del sistema capitalistico in crisi. Forse per la contingenza storica in cui, oppresse e affaticate, le masse necessitano di momenti di svago per riempire il loro (poco) tempo libero, il “mercato dello svago” è stato ampliato così tanto da permettere qualche margine di libertà ai suddetti comici.
Poi, però, il potere si rende conto della pericolosità di tali spazi liberi e provvede a richiuderli progressivamente, in molti modi. Poiché ci sembra che difendere questi spazi liberi-trasgressivi-lucidi possa essere una forma (ancorché minima) di lotta, riteniamo utile evidenziare alcune modalità con cui il sistema è passato al contrattacco.
1) Limitazione in valore assoluto dei contesti in cui gli autori comici più avanzati possano esprimere la complessità del loro pensiero. Complessità che, tra l’altro, è all’origine storica ed etimologica della satira in tempi antichi, in cui molti elementi – danza, musica e recitazione – venivano tenuti insieme nelle rappresentazioni. Principale caso attuale di autore satirico dall’enorme complessità e lucidità è Corrado Guzzanti. Nonostante il successo nelle stagioni 2009 e 2010 del suo Recital teatrale che ha ottenuto sempre pienoni, in pratica dalla fine del “Caso Scafroglia” nel 2002 si è visto solo al cinema con il film “Fascisti su Marte”, nella sit-com satellitare Boris e in pochi altri cammei, ad esempio a “Parla con me” con la Dandini o a “Che tempo che fa”.
2) La limitazione di tali spazi va di pari passo con l’ipertrofia di programmi frammentati (ad esempio Zelig), in cui gli sketch devono essere multipli e di diversi comici. La frammentazione agevola l’inserimento della pubblicità e allunga anche il brodo, perché nei vari cambi di comici o negli stacchetti musicali si guadagna tempo. Non che gli sketch siano del tutto reazionari, dipendendo ciò dal comico in questione. Ma è stata soppressa ogni forma di collegamento fra le scenette, quel tutto unitario e razionale delle parti che gli autori (ad esempio nel suddetto “Caso Scafroglia” o in “Non c’è problema” di Antonio Albanese del 2003) concepivano per portare avanti un discorso, dalla prima all’ultima puntata. Anche dei maestri del genere, come la Gialappa’s band, hanno perso tale spazio negli ultimi anni: finiti i vari “Mai dire…” con l’edizione 2008, dal 2009 si sono ritrovati solo a fare voce satirica a margine dei vari altri programmi berlusconiani come Grande Fratello o Amici.
3) Alcuni dei comici esclusi sono poi stati colpiti in altre forme, anche in relazione ad alcune loro specificità caratteriali. Ad esempio Sabina Guzzanti che prima, nel 2008, è stata brevemente indagata e poi graziata – donna avvertita… – per vilipendio al papa-ratzi in quanto capo di stato… piccolo, ma pur sempre stato! Poi, storia di questi giorni, insieme ad altri cosiddetti vip e artisti/comici come David Riondino o la sorella Caterina, finita nella truffa del Madoff-de-noantri, ossia la finanziaria EGP dai finti rendimenti elevatissimi. Oltre ad essere sbattuti in prima pagina come mostri, in molti casi è stato fatto passare un messaggio di avidità che, come ha dichiarato Caterina Guzzanti al Corsera o Sabina sul suo blog, non esisteva. La loro immagine pubblica ha comunque subito un bel colpo.
4) Ma l’appropriazione degli spazi propri della satira oggi non finisce con l’aumento proporzionale degli spazi che di satira non hanno nulla (Striscia la notizia, Colorado Cafè, Bagaglino, film vanziniani e via dicendo). Diventa a volte ancora più diretto! Se non fosse tragico, sarebbe paradossalmente proprio comico l’intervento del ministro Tremonti (purtroppo non il Guzzanti “Povca tvoia, povca puttana”) a Cernobbio il 2 aprile. Forse per non sentirsi inferiore al kapo e alle sue barzellette, ha infatti criticato certi politici locali che “hanno attuato la tecnica del più spendi più voti prendi, tipo Cetto Laqualunque”. Al di là della superficialità del ragionamento – nulla al confronto di tante altre boiate da lui dette – risulta clamorosa l’appropriazione e il ribaltamento del personaggio di Antonio Albanese. Usando l’immagine di Laqualunque come riferita soltanto a non meglio precisati amministratori locali, la carica satirica viene disinnescata, inducendo la massa a pensare che quello sia rappresentante di un modello deviato di amministrazione politica, ossia “quella che spende”. L’utilizzo delle risorse pubbliche a scopi prettamente privati della classe dominante è invece l’emblema di tutto il sistema di potere, oggi come ieri. Albanese, per contingenza o semplice affinità istintiva, ha deciso di rappresentarlo nel politico bandito del Sud Italia Così come Dario Fo e Paolo Rossi ci parlano del potente feudale o Sabina Guzzanti di personaggi più in alto nella scala del potere contemporaneo (Berlusconi e Ratzinger).
Insomma, con che libertà Tremonti si appropria del personaggio Laqualunque? Essendo il secondo ministro con il reddito (quello conosciuto…) più alto, con la libertà del denaro!

Walter Franklin

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