Amedeo o come sbarazzarsene

Nella tragicommedia di Ionesco, Amedeo e sua moglie Maddalena sono i protagonisti di una crisi coniugale. I due coniugi nascondono in casa il corpo di un uomo morto che pare sia stato l’amante di lei, ucciso per mano del marito tradito. Fino a qui niente di strano, ma apprendiamo che al cadavere che produce funghi e muffe crescono le unghie, la barba e un tanto al giorno anche il corpo si espande fino a sottrarre completamente ai due lo spazio vitale. E’ in questo momento che i coniugi decidono di sbarazzarsene. Nello stesso momento la polizia irrompe nella loro casa, ma magicamente la salma avviluppa Amedeo “e si libra in aria con la barba fluente come uno stendardo, portandolo con sé”.
La commedia, che sembrava banale, si trasforma e diventa lo strumento con cui Ionesco muove la sua critica al mondo della borghesia, in particolare francese, che ha avuto nei suoi confronti notevole ostilità. Eppure non solo la borghesia lo critica, gli stessi Sartre e Brecht si scagliavano contro il disimpegno delle sue opere in un momento della Storia attraversato da grandi avvenimenti di lotte e miglioramenti. Forse, però, anche un momento in cui gli artisti e gli intellettuali, si mettono al servizio della burocrazia e a volte dei totalirismi.
Ionesco definisce i suoi personaggi “senza verità”, piccoli uomini pieni di falsità, di ipocrisie.
Perché non piaceva agli intellettuali? Veramente perché, come lo accusava Sartre, rifiutava di schierarsi? Oppure perché la borghesia che criticava e derideva era la stessa che parlava di rinnovamento e di rivoluzione creando falsi miti di progresso? Eppure Ionesco ha denunciato per primo il totalitarismo di ogni colore, il rinoceronte che eccita gli animi e fa cessare all’uomo di pensare con la propria testa.
Forse è proprio questo il problema: gli uomini di Ionesco non sono affatto grandi eroi, non sono uomini da cui prendere esempio, non sono “perfetti”; sono piccoli uomini, nella loro pochezza domestica, nel loro angusto e gretto grigiore, sono come noi, sono lo specchio di tutti noi. Ciò che non piace e forse ci spaventa anche è che dovremmo ammettere che dentro di noi siamo pieni di “rinocerontite”, di malattie che conducono all’estremismo e al fanatismo, che siamo dei parolai inconcludenti; dovremmo ammettere che siamo estremamente carichi di ipocrisie, ma che abbiamo smesso di curarcene, che non ci importa più di tanto di quello che c’è fuori che l’unica cosa che conta davvero per noi è la nostra piccola casa, anche se essa nasconde (a volte ci nasconde, come) cadaveri putrefatti.
E allora ecco, diamo spazio al non sense, alla commedia dell’assurdo, in questa assurda commedia che è la nostra vita, restituendo concretezza ai sogni, al delirante, al folle, per ritornare ad essere degli uomini e delle donne, né piccoli, né grandi, semplicemente degli uomini e delle donne. Questa, io spero, sarà la mia prossima rivoluzione.

[Eugène Ionesco, Amedeo o come sbarazzarsene, in Teatro completo vol. I, Einaudi 1993]

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