Lo faranno gli altri

dal carcere 7.10.1944

Caro amico,
spero ti ricorderai quando eravamo a scuola insieme e quando eravamo in montagna. Ora ci siamo rivisti in infermeria, prigionieri tutti e due. Quando ho saputo del tuo cambio sono rimasto molto contento: così almeno tu sei salvo e potrai così vendicarmi. Il mio destino è stato questo: mi hanno denunciato al Tribunale più schifoso che esista: ti narro un po’ il processo. Mi portarono via dalle carceri legato come un delinquente, sbattendomi sul banco degli accusati. I giudici sono tutti assassini e delinquenti: non mi hanno nemmeno fatto parlare. Chiesero la mia condanna a morte col sorriso sulle labbra ed hanno pronunciato la mia condanna ridendo sguaiatamente come se avessero assistito ad una rappresentazione comica.
Spero che noi saremo le ultime vittime di questi assassini: ma voi che restate dovete vendicarci duramente. Muoio contento di aver servito la causa fino all’ultimo. Vuol dire che quello che non faccio più io, lo faranno gli altri.
Ti ho scritto queste parole 10 ore prima di essere fucilato. Io sono tranquillo e contento come quando eravamo insieme nei partigiani.
Addio.

Giovanni

[Giovanni Mecca Ferroglia, 18 anni, elettricista. Catturato il 12 agosto 1944. Processato il 7 ottobre 1944 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in Torino. Fucilato l’8 ottobre 1944 da plotone di militi della G.N.R.]

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