Un gran brutto lavoro

Io mi ricordo un sacco di gente in piazza. Un sacco di lavoratori. Uno, due, tre milioni, non lo so, non importa. Che importa? Avevano provato a mandare in soffitta l’art. 18 e tutta quella gente era scesa in piazza per difenderlo. Magari prima erano in pochi a saperlo. Poi dopo uno, due, tre milioni, lo sapevano anche più di tre milioni cos’era l’art. 18.

La parte del leone, quella volta lì, l’ha fatta Cofferati. Se si fosse votato il giorno dopo per le politiche e se un partito qualunque avesse deciso di candidare Cofferati chissà, magari avrebbe vinto le elezioni. Invece Cofferati l’hanno candidato per fare il sindaco di Bologna. E lui ha vinto. E quella è stata la fine di Cofferati.

Ma c’è voluto un po’.

Allora oggi il Senato, dopo quattro letture in parlamento e due anni di esame, approva un disegno di legge che se uno dovesse spiegare di che roba si tratta dovrebbe dire Niente, roba di diritto processuale.

Se dici così, mi pare, è difficile che convinci la gente a scendere in piazza. È come se fossi a letto, con una donna bellissima, nuda, un attimo prima di fare l’amore, lei si gira e ti dice, diritto processuale. Insomma, a quel punto non c’è niente da fare, è meglio che ti alzi e accendi la televisione.

Invece non è tanto una questione di diritto processuale. Perché è vero che il disegno di legge 1167-B modifica l’articolo 412 del codice di procedura civile. Ma è anche una questione diversa. È una questione che tu, per esempio, diciamo che devi assumere un lavoratore, gli metti sotto il naso un contratto che c’ha dentro una clausola, che si chiama clausola compromissoria che dice che, in caso di controversia, si ricorre all’arbitrato. In questo modo il lavoratore, diciamo che nasce una controversia, non so, una controversia su licenziamento illegittimo, oppure trasferimento d’azienda, cose così, il lavoratore non può mica dire “Ci vediamo in tribunale!” Per niente. Collegio arbitrale, ecco cosa. Che poi il collegio arbitrale, metti caso che il lavoratore aveva firmato un contratto che parlava di arbitrato secondo equità, decide un po’ a modo suo, secondo la sua concezione di equità, nel senso che emette un lodo arbitrale che però può anche prescindere dalle norme di legge (art. 18 compreso) e dagli istituti contrattuali.

Però aspetta, perché qui viene il bello. Questa clausola non è che la puoi mettere come ti pare. C’è bisogno di un articolo del contratto collettivo che dica che la puoi mettere su, quella clausola compromissoria. Ah be’, ma allora. Solo che, metti caso che non c’è accordo fra le parti, metti caso, allora, dopo un anno, l’accordo tra le parti lascia spazio a un decreto del ministro del Lavoro.

L’art. 18, l’avevano imparato in molti cos’era. Però lì era facile. Lo volevano eliminare. Allora Cofferati diceva al lavoratore: scendi in piazza e dì che non vuoi, che l’art. 18 non si tocca. Ecco. Adesso vagli a spiegare. Vagli a dire clausola compromissoria, arbitrato, contratto collettivo, articolo 412, equità, contenzioso, lodo arbitrale. Son furbi questi qui. Non come quelli di prima. Quelli dell’art. 18. Questi qui non vogliono rischiare più. Diritto processuale. E a quel punto non c’è niente da fare, è meglio che ti alzi e accendi la televisione.

Mauro Orletti

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