Verso terra

“e partire senza mai pensare a un sicuro ritorno”
(Mogol-Battisti, Una vita viva, 1980)

Dice il mio amico Rodrigo di Triana[1] che tra il dire e il fare c’è di mezzo l’io. Ci siamo di mezzo noi. Lo dice con la mano alla fronte, annunciando la terra. Lo dice a testa alta. Forse perché stanco di tutti i suoi simili che sente così distanti. Tutti quegli zotici, quei contadini sempre chini a zappare la terra. Sempre pronti a farsi abusare mentre, stando chini, proteggono a testa bassa quel poco che hanno. Se li inculino pure! Purché lascino loro zappare il loro orticello! A testa bassa, senza pensare che c’è un altro mondo, possibile, da un’altra parte.
La terra è così: la devi curare, la devi pensare tutto il tempo. A testa bassa, tanti fatti e poche parole. Non c’è spazio per le chiacchiere; per i Pangloss, tutti lingue e distintivo. Abbassando la testa, si soccombe anche di fronte ai potenti di turno: purché ci lascino l’orticello! Rodrigo non ci sta e parte. Essendo islamico, per partire con Cristoforo (nomen omen) si deve pure convertire. Vuoi mettere la soddisfazione di girare a testa alta! E di annunciare una nuova terra (senza nemmeno sapere che è tale)! Si sente così diverso dai contadini: quelli sempre a testa bassa, a pensare alla terra, solo alla terra. Ci sono nati, con le mani nella terra, e ci rimarranno tutto il tempo. Invece Rodrigo no. Rodrigo vuole viaggiare a testa alta, non come i contadini che la testa alta non ce l’hanno mai.
Poi però Rodrigo si rende conto di essere stato solo una piccola rotellina di un ingranaggio. Quel sistema che promette molto e restituisce meno di niente. E che nemmeno lo ricompensa in denaro sonante per la terra annunciata, cosa che aveva promesso. Allora Rodrigo non sa se la testa alta ce l’aveva davvero. Allora apre gli occhi, lui che ha la vista buona.
Allora torna alla terra, la sua. Riprende la religione del padre e abbassa la testa. Abbassa la testa però solo verso ciò che gli è simile: di fatto, anche prima lo faceva, ma solo verso i potenti. Verso il sistema che lo trascina per mesi in mare. La testa alta, quella la usava solo verso i poveracci come lui. Arroganza, senso di superiorità. A Rodrigo fa male il collo come ai suoi amici contadini.
Alla fine si rende conto che erano uguali, lui e i contadini, anche se diversi erano i modi di sopportare i soprusi dei potenti. Adesso Rodrigo ritorna, alla terra. Sono contingenze: non ci poteva vivere da sempre, ma a ritornarci ci prova gusto. Ci prova gusto ad abbassare la testa di fronte a quelli che adesso riconosce come simili. Perché hanno qualcosa da insegnargli. Fosse anche come si coltiva un cetriolo. E hanno qualcosa da chiedergli. Fosse anche di che colore era il cielo d’America. Che comunque il viaggio lo ha arricchito. Rodrigo ora abbassa la testa quando ne vale la pena: magari su di un piatto di lenticchie, ed è felice.
Dice il mio amico Rodrigo di Triana che nessuno è essenziale. Quindi lo sono tutti. Che si parte tutti uguali e poi si vede dove si arriva, ognuno con le sue contingenze. Si arriva insieme a uno che è partito prima ed è andato un po’ più lento, oppure uno che è partito dopo ed è andato un po’ più veloce. Dipende.

[Claudio Cozza]

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Note
[1] Juan Rodriguez Bermejo, proveniente dal quartiere sivigliano di Triana, alle due di notte del 12 ottobre 1492 annuncia per primo, dalla coffa della Pinta, la vista del suolo americano (fonte Wikipedia).

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