La cosiddetta natura

Di nuovo al mondo non c’è nulla o pochissimo, l’importante è la posizione diversa e nuova in cui un artista si trova a considerare e a vedere le cose della cosiddetta natura e le opere che lo hanno preceduto e interessato.
Giorgio Morandi

Di nuovo al mondo non c’è nulla o pochissimo o una mostra al M.A.M.Bo. di Bologna o un quadro del 1929 che misura 55 x 57, che considera una natura morta di bottiglie, caraffa, lampada ad olio, piatti. L’alternanza di figure alte e scure con oggetti bassi e luminosi impone un ritmo concitato: le bottiglie grigie nel mezzo, i vasi bianchi sulla destra, i piatti in primo piano, tutta la scena al centro del tavolo.
L’alfiere, il re, la regina ed il pedone che muove. L’importante è la posizione diversa in cui il quadro del 1941 considera la brocchetta turchese, cioè il pedone che, per quanto avanzato, viene riassorbito dalla prospettiva e collocato sulla stessa linea (o quasi) degli altri tre oggetti, sulla sinistra. Leggermente scorciato dall’alto verso il basso, ruotato di qualche grado da destra verso sinistra: è così che il pittore Giorgio Morandi, nato a Bologna, vede le cose della cosiddetta natura.
L’inquadratura dell’olio del 1943 intitolato “natura morta” del bolognese Morandi Giorgio, è perfettamente centrale. Solo guardando l’ultima bottiglia sulla destra ci si accorge di essere ai bordi del tavolo. Un millimetro e si cade, si cade nel vuoto della lacca bianca che illumina lo sfondo sul quale si riflette la ceramica di un bricco del latte. Poi un vaso. Poi una tazza. Su tre piani differenti. Ancora più avanti due scatole. Una cilindrica, una rettangolare. Le uniche a proiettare lunghe ombre nere che s’avanzano fino al bordo del tavolo, fino alla bottiglia da cui si era partiti. E si ricomincia, dalle opere che lo hanno preceduto e interessato.
In una cosiddetta natura morta una scatola rosa, una bianca, di nuovo una rosa, poi una verde difendono una bottiglia bianca, un vaso blu ed altre due scatole, verde e marrone. Al centro, l’allineamento è perfetto, la scatola bianca, subito dietro la bottiglia bianca, subito dietro la scatola marrone. La prima linea non è compatta: due scatole come avamposti. Dietro non c’è nulla o pochissimo. Le retrovie sono ben ordinate, allineate, protette. Il piccolo fortino di Morandi è un’architettura difensiva del 1956.
La caraffa metallica dell’acqua non ha volume, nonostante se ne intuisca il materiale. È protetta da quattro scatole. È del 1961. È di Giorgio Morandi. Che è un pittore. Il pittore che ha dipinto la caraffa e le quattro scatole arretrandole sul fondo del tavolo, della stanza, del quadro. In una posizione diversa e nuova. Le bianche ai margini. Quelle colorate al centro. Tutto leggermente spostato verso destra. Fuori Bologna. Con ogni probabilità nella sua casa di Grizzana. A vedere le cose che lo hanno preceduto.
Infine gli acquerelli di Giorgio Morandi, artista nato e vissuto a Bologna, che nel 1957 dipinse pochissimo un acquerello in cui tutto è talmente rarefatto, tutto è talmente nulla… che le sagome possono indifferentemente appartenere agli oggetti la cui materia è dipinta in nero-blu oppure alle bottiglie bianche i cui contorni emergono dal nero-blu del fondo. Il fondo del cosiddetto mondo che lo ha interessato pochissimo, a Giorgio Morandi.

Mauro Orletti

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