L’estinzione dei dinosauri

La briscola è un gioco strano. Puoi anche esser bravo e memorizzare le carte uscite e tenere a mente i punti dell’avversario però poi, se le carte non vengono, puoi esser bravo finché ti pare non c’è verso. Perdi.
C’è delle persone, io non lo so come fanno, son tutt’uno con le carte. E lì non è questione d’esser bravi. È questione che il più forte se le chiama, le carte. Si chiama le briscole se ha bisogno di briscole, i carichi se ha bisogno di carichi, i lisci se ha bisogno di lisci. E le bestemmie lubrificano il gioco, fanno scorrere gli assi e i tre, fanno slittare i lisci. Quando il gioco s’inceppa… una passata di madonne e cristi e via, tornano a uscire briscole, carichi e semi.

Mentre la guardia di finanza prepara l’operazione che porterà all’arresto di Ottaviano Del Turco e di altre nove persone, mi trovo al Bottaccione a giocare una briscola a quattro con Federico, Arghir e Don Santo.
Don Santo è una di quelle persone che non è questione d’esser bravi, le carte lui le chiama, a costo di tirar giù l’intero calendario. E le carte arrivano, lubrificate al punto giusto. Don Santo è un prete eugubino che a settant’anni suonati ancora dice messa. Mentre gioca a briscola sotto la tettoia dell’osteria Bottaccione scola due brocchette di quello bianco, quello buono. Il medico gli ha detto di mangiare in bianco sicché lui adesso, a pranzo, accompagna tutto con il bianco. E mentre scola le due brocchette di quello bianco Don Santo racconta delle scorribande giovanili, durante la guerra, quando s’andava a rubar le coperte, le tende da campo e la carne in scatole degli americani. Si rubava tutto quel che si poteva rubare e poi vendere. Quando non erano gli americani erano i tedeschi. Si rubava a tutti. Un’associazione per delinquere in nome di Dio. Don Santo rubava per dar da mangiare alla povera gente.

E chissà, magari l’associazione per delinquere contestata dall’Autorità Giudiziaria a Del Turco, Masciarelli, Donenici, Conga, Boschetti, Quarta, Cesarone, Boschetti, Mazzocca, Bucciarelli, Di Stanislao, non è altro che un tentativo di emulazione delle gesta di Don Santo.

Nel 1980, quando la democrazia cristiana in Italia fa il bello ed il cattivo tempo e Ottaviano Del Turco affianca Luciano Lama in qualità di segretario aggiunto della CGIL, la gola del Bottaccione sale agli onori della cronaca. Quell’anno, sul n° 4488 della rivista Science viene pubblicato un articolo di Luis W. Alvarez (premio nobel per la fisica nel 1968), Walter Alvarez, Frank Asaro e Helen V. Michel. L’articolo è il risultato dello studio di Walter Alvarez sulle successioni stratigrafiche della Gola del Bottaccione e in particolare sullo strato di argilla che segna il cosiddetto limite K-T, cioè il passaggio – che risale a 65 milioni di anni fa – tra Cretacico e Terziario. Il fatto interessante è che, nella transizione dal primo al secondo, flora e fauna cambiano radicalmente. Più della metà dei generi scompaiono, invertebrati e vertebrati spariscono, non c’è più traccia di ammoniti, rudiste, belemniti, ittiosauri, plesiosauri e dinosauri. Un’estinzione comunque selettiva: alcune forme di vita sembrano del tutto indifferenti agli eventi legati al limite K-T. I serpenti, ad esempio, se la cavano alla grande.

Anche la briscola è selettiva. Al Bottaccione faccio coppia con Federico, il figlio di Aldo e Donna Rosa, proprietari dell’osteria. La Rosa va famosa per il suo friccò, l’oca arrosto al finocchio, i tagliolini con fughi e tartufi. Certi ricordano Donna Rosa anche per la voce. Anni fa reclamizzava in radio l’amaro del Bottaccione. La pubblicità non era granché, dice Don Santo, ma l’amaro è sempre stato eccezionale.

Comunque, Federico a carte è proprio bravo. Il fatto è che giocare con Don Santo non è questione d’esser bravi. Don Santo chiama le briscole a forza di bestemmie e vince come e quando vuole.

Vedremo poi chi vincerà questa nuova partita. Se la Guardia di Finanza, la magistratura, gli innocentisti, i colpevolisti, Ottaviano Del Turco. Il presidente della regione Abruzzo, discepolo di Bettino Craxi, lascia il sindacato nel ‘92 con l’obiettivo di ridare un po’ di linfa al garofano. Tangentopoli, il limite K-T della dignità politica italiana, ha provocato la scomparsa dei dinosauri socialisti. Compaiono forme di vita invertebrata mai viste prima. Anche la flora politica cambia radicalmente. Il Terziario di Ottaviano inizia due anni dopo, nel ‘94, quando viene eletto alla Camera (udite udite!) nel collegio elettorale di San Lazzaro di Savena (sic!) con lo SDI. Nella legislatura successiva viene eletto al Senato nel collegio elettorale di Grosseto (ari-sic!) con l’Ulivo. Nel secondo governo Amato è ministro delle Finanze. Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo. Alle elezioni regionali del 2005 è eletto presidente della Regione Abruzzo (con l’Unione). Dal 2007 è membro del Comitato nazionale per il Partito Democratico… un specie di Jurassic Park.

Nello strato di argilla prelevato da Alvarez al Bottaccione viene rilevata una quantità incredibile di iridio, niente a che vedere con il contenuto medio di questo metallo nella crosta terrestre. La conclusione dello scienziato è: l’anomala concentrazione di iridio è dovuta, probabilmente, ad un grande apporto di materiale extraterrestre proveniente dal sistema solare. In poche parole, un asteroide. Da qui all’estinzione dei dinosauri il passo è breve. L’impatto dell’asteroide con la terra avrebbe causato, oltre a sconvolgimenti locali, l’emissione di una tale quantità di polveri da oscurare il sole per un periodo di tempo sufficiente a causare cambiamenti climatici, drastica diminuzione della fotosintesi, conseguenti crisi biologiche, sismi catastrofici e spaventose onde di maremoto.

La storia della terra conta almeno quattro grandi estinzioni. Sembrano fenomeni ciclici, come le grandi inchieste, gli scandali politici, gli arresti, le dichiarazioni di un’intera classe dirigente che fa quadrato attorno all’inquisito di turno e sostiene che è venuto il momento di varare una riforma della giustizia, la riforma della giustizia, i patteggiamenti, le immunità, le caste, i libri sulle caste che vendono milioni di copie.
Restano le persone come Don Santo, che son sempre più rare, sempre più stanche, sempre più isolate. A briscola continuano a vincere, con facilità. Ma lì non è questione d’esser bravi. È questione di saper chiamare le carte. Mettere insieme sette/otto capi d’accusa (e fra questi associazione per delinquere, riciclaggio, concussione, corruzione, truffa aggravata, falso, abuso d’ufficio) e ricevere immediatamente la solidarietà di tutto il mondo politico – a prescindere da colpevolezza, innocenza o eventuale patteggiamento – lì invece è questione d’esser bravi. Le grandi estinzioni son sempre selettive. Puoi essere grande e grosso e sparire comunque dalla faccia della terra o essere un protozoo marino e proliferare indisturbato dal giurassico ai giorni nostri.

Mauro Orletti

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